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"Movimento di opinione per la Città un ponte tra la gente, la voce del cittadino tra i cittadini"



Il movimento di opinione "il ponte" si prefigge di raccogliere le opinioni del cittadino, filtrandole ed elaborandole per capire cos'è importante e più utile per la gente.

Dando spazio a tutte le proposte mantenendo sempre la persona e le persone al primo posto.

Si intendono sviluppare i collegamenti con le associazioni di volontariato, con le istituzioni, con le associazioni di categoria, e dei media per elaborare nel miglior modo ciò che viene esposto dal cittadino. Non limitandoci alla critica in quanto tale, ma impegnandoci a costituire e a a tradurre in realtà le idee.

Al movimento di opinione "il ponte" puo' associarsi chiunque desideri lavorare per migliorare la nostra città: renderla più vivibile e sana; ogni persona indipendentemente dalla colorazione politica e dall'iscrizione a un partito, purchè il suo pensiero sia guidato da sani principi.
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Archivio Categoria NEWS LOCALI

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra..( Gaber ) Nordafricani all’assalto della femmina europea?

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Vi era una canzoe di Giorgio gaber che diceva: Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po’ di destra ma portarle tutte sporche e un po’ slacciate è da scemi più che di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po’ di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po’ di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l’ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.
Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po’ degli anni ’20, un po’ romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
L’ideologia, l’ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c’è
se c’è chissà dov’è, se c’é chissà dov’é.
Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po’ a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po’ più di destra
ma un figone resta sempre un’attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…
Ma cos’è la destra cos’è la sinistra…

Lunga la canzone ?
Ma serviva per leggere e per meditare sull’ultimo articolo o riflessione del nostra F. Fontana

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Nordafricani all’assalto della femmina europea?

Questa è una notizia secondo me di rilevanza epocale, ma passata un po’ sotto silenzio, chissà perchè…: molte decine, forse centinaia, di nordafricani, ben organizzati in gruppo, nella notte di Capodanno si sono permessi di molestare fin quasi alla violenza fisica e sessuale, oltre che psicologica, le donne tedesche che stavano festeggiando l’arrivo del 2016.
Bè, qualcuno potrà dire: la violenza, specie a sfondo sessista, non è mai giustificata, ma queste signore tedesche non avevano di meglio da fare che festeggiare il 2016 in Africa? Qua ci casca l’asino (e lo scandalo): l’episodio non è accaduto nel continente nero, ma nel bel mezzo dell’Europa e della Germania, a Colonia!
Io sono sempre stato dell’idea che il mondo è la casa di tutti, mi piace definirmi un “internazionalista” (tanto che tifo Inter…), ma pure una casa comune ha le sue regole; anche se la stanza dei miei genitori è “in casa mia”, quando ci entro non posso avere lo stesso comportamento giocoso e magari disordinato che ho nella mia stanza o in quella di mio fratello. Idem per la vita in un altro Stato: la Terra è di tutti, okay, ma quando io vado in una “stanza” (ovvero in uno Stato) che non ha visto nascere o crescere me e la mia famiglia, io DEVO adeguarmi alle sue leggi, alle sue usanze e alla sua cultura! E devo impararle e RISPETTARLE. E’ semplicemente un elementare principio di rispetto per la LEGALITA’ l’OSPITALITA’. La legalità vale sia quando mi tutela sia quando mi vincola. L’ospitalità vale sia quando viene data sia quando viene ricevuta.
L’episodio di Colonia invece è stata una chiara dimostrazione di come ci sia gente che con la legalità e l’ospitalità ci si pulisce, scusate l’espressione, il deretano: tutto è dovuto, io sono padrone del mondo! No… questo è l’esatto contrario di quello che io considero il vero “internazionalismo”; proprio perchè la Terra è di tutti ciascuno deve comportarsi in modo rispettoso e consono dovunque si trovi; nel SUO Stato, certo; ma a maggior ragione IN UN ALTRO Stato che lo accoglie. Gli atteggiamenti da smargiassi non sono di chi si sente cittadino del mondo ma di chi si sente “clandestino”, nel senso più deteriore del termine, e tale rimane nel suo animo anche quando gli vengono aperte le porte e gli vengono garantite le migliori accoglienze.
Lo stereotipo “nordafricani all’assalto della femmina europea” io lo rifiuto per il semplice motivo che non giustifico mai le generalizzazioni; insomma, io non credo affatto all’equazione, da tanti cavalcata anche a scopi elettoralistici: Arabo = Stupratore.
Però… però allora chiederei a chi oggi tace o quasi di fronte alla violenza sessista di Colonia, cioè a tanti “politicamente corretti” e moralisti a senso unico: “Okay, non si può generalizzare e criminalizzare un’intera etnia per la delinquenza di 100 deficienti; ma voi allora perchè, per decenni, avete contrabbandato per esempio lo stereotipo dell’americano (yankee) assassino, come se tutti gli americani avessero massacrato i vietnamiti o i neri nelle piantagioni di cotone?”
Evidentemente la verità è “sana” quando sta dalla mia parte, ma è meglio nasconderla (o manipolarla) quando sta dalla parte opposta; hai visto mai che non sia malata e contagiosa…!
Purtroppo la realtà è questa: viviamo in una società dominata dall’ideologismo, per cui ci si attacca a tutto pur di portare acqua al proprio mulino. Quando Berlusconi faceva festini a casa sua con le ragazze era un porco, perchè inviso alla sinistra. Quando i festini, e che festini!, li fanno i nordafricani invece bisogna comprenderli, educarli, capirli, perchè sono meno invisi alla sinistra! Robe da matti!!!
E qua ci casca per la seconda volta l’asino, e ci casca proprio sulla testa della “mia” sinistra, che per l’ostinazione (in partenza lodevole) di non accanirsi contro le minoranze difendono culture e “civiltà” che di sinistra non hanno proprio nulla: pur rifiutando le generalizzazioni, non possiamo certo negare che la cultura arabo-musulmana mortifichi la donna, i diritti civili, la libertà, in molte (non in tutte) delle sue manifestazioni. Per tanti arabi davvero splendidi, liberali, aperti e moderni, ce ne sono tanti invischiati in retroculture di stampo medievale, molto di più rispetto ai più retrogradi occidentali: è un dato di fatto. Eppure i nostri “politcamente corretti” sinistrorsi preferiscono condannare le festine di un avversario politico piuttosto che il velo imposto (per non parlar d’altro…) alle donne islamiche, le violenze in famiglia, l’autorità sconfinata dei maschi musulmani, le botte alle figlie “ribelli” (notare: mai ai “figli”), etc…
E la stessa prassi viene applicata, incredibilmente, nei confronti di un’altra cultura tra le più distanti dal progressismo di sinistra, quella dei Rom: senso dell’autorità al massimo livello, valore della ricchezza, maschilismo assoluto, auctoritas che non si discute, minori sfruttati e gettati sulle strade, senso della legalità sotto i tacchi, spregio per il lavoro! Cosa c’è di più lontano dal progressismo della sinistra? Eppure… sappiamo tutti chi è sempre pronto a difendere ogni atto compiuto dai Rom (non da tutti ovviamente, parlo di quelli, parecchi purtroppo, che si comportano come sappiamo).
Avere ai vertici dello Stato persone la cui morale è sempre più a doppio binario non mi fa sentire bene e nemmeno tranquillo!
Ma non per questo rinuncerò IO a definirmi di sinistra, infatti penso che la vera sinistra, aperta, dialogante, cristallina, liberale, moderna, giusta ed equa sia quella che sta nella MIA testa, non nei LORO comportamenti.
Caso mai che se ne vadano loro, appunto! Infatti qualcuno ha già fatto fagotto… 

DIFENDERE IL MUSEO DELLA BONIFICA PER DIFENDERE LA NOSTRA IDENTITA’

DIFENDERE IL MUSEO DELLA BONIFICA PER DIFENDERE LA NOSTRA IDENTITA’

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Riporto qui in integrale la lettera che il Dr. Dino Casagrande, ex Direttore del Museo della Bonifica aveva inviato al Gazzettino e che è stata pubblicata il giorno 19 dicembre, anche se non integralmente per ragioni di spazio, relativa ad un commento sul confronto tra i costi di due importanti istituzioni culturali sandonatesi: teatro e museo.

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Ho evidenziato in giallo le parti non inserite nel giornale, ma che a me paiono fondamentali e utili a capire il problema, in quanto è bene precisare la funzione del museo rispetto a quella del teatro, altrimenti è poi difficile far paragoni.

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Visto, come abbiamo appreso di recente che c’è anche il tesoretto del rimborso IVA della società patrimonio forse di un importo considerevole, pensiamo che dovrà essere utilizzato in modo oculato, soprattutto per far fronte a spese quali ad esempio la manutenzione del patrimonio (e tra queste ci sarebbe anche il museo che attende un intervento da anni). Si dovranno verificare bene i conti perché ci sono fatture in sospeso e quindi è difficile dire se siano soldi certi e disponibili oppure no, e mi pare che ci siano in corso accertamenti.
L’Annamaria Babbo ha espresso dei forti dubbi, Menazza invece sembra sicuro che pagate due fatture rimanga qualcosa, …ma se rimane qualcosa si dovrà vedere bene dove spenderli.
In ogni caso, se non si vorranno spendere almeno in piccola parte, anche per la manutenzione del museo spesso considerato, e lo abbiamo visto nei comportamenti amministrativi, più una spesa che un servizio importante per la cultura e la gente, vorremmo che si spendessero almeno per le reali e urgenti necessità della popolazione….non ultime le telecamere…per le quali noi de “ Il Ponte “ ci battiamo da tempo.

Sempre più sentiamo persone che parlano e discutano di questo argomento, collegato alla cultura , al centro, al turismo, alla vita della città , alla storia di San Donà e sempre più crediamo che il problema sia sentito.

In quanto alla difesa della fonte della nostra memoria e cioè il museo, crediamo che moltissime persone siano d’accordo per salvarlo e valorizzarlo anche se costa. Ci sono persone che non si esprimono ma che amano il museo, che hanno donato al museo ricordi di famiglia, ricordi dei loro cari, rinunciando a possedere un bene personale ma pensando che tutto questo dovesse far parte del patrimonio collettivo perché importante memoria della nostra gente e del nostro territorio. Quante sono state le donazioni in tutti questi anni dal 1974 quando si sono iniziati a raccogliere gli oggetti fino ad oggi, in 41anni? Tantissime. Vanno conservate.
Riteniamo infatti che conservare le memorie dei nostri predecessori sia un dovere dell’amministrazione, perché il museo è nato con il sacrificio di tante persone, da chi ha rinunciato ad una piccola cosa perché diventi proprietà di tutti a chi ha lavorato sodo per mettere insieme uno ad uno questi ricordi che alla fine sono diventate importanti testimonianze della città e del suo territorio, della sua storia, delle sue vicende umane!
Ecco perché crediamo che su questi punti vada fatta una attenta riflessione e riteniamo che il nascente comitato per il museo, di cui si accenna nella lettera che segue, faccia bene ad operare per la difesa della nostra identità, salvaguardando le collezioni del museo nel luogo in cui attualmente si trova.
Ecco a voi la lettera integrale
Chi vuole considerazioni le può fare su FB o sulla pagina con la mail de “Il Ponte”

Gentilissimo Direttore,
il recente articolo apparso sulla sua testata il giorno 6 scorso e relativo ai costi di strutture culturali della Città di San Dona’ di Piave (Teatro e Museo) rende necessario intervenire per alcune puntualizzazioni.
Parlo non solamente in qualità di ex direttore del museo ma anche in qualità di componente di un comitato di cittadini che si sta costituendo e colgo l’occasione per evidenziarlo (in calce fornisco i riferimenti per aderirvi). L’accostamento fatto dall’Amministrazione nel suo comunicato, tra due strutture che hanno funzioni e missioni completamente diverse e costi diversi (e su quelli indicati nell’articolo sollevo notevoli perplessità), è fuorviante. La prima (il teatro), è una istituzione culturale dedicata allo spettacolo nelle varie discipline in cui esso si può esplicare: rappresentazioni drammatiche, musica, ballo, varietà, intrattenimento, finalizzate al divertimento e a svolgere una funzione di comunicazione.
La seconda, ha una missione che è completamente diversa e che è quella (e mi richiamo alla vasta definizione dell’ICOM, International Council of Museums): “Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.” Mission completamente diverse.
Mettere sullo stesso piano due strutture culturali così differenti è voler fornire all’opinione pubblica una visione distorta. Bene, detto questo, il comitato costituendo, allo scopo di difendere il museo lì dov’è, lì dove è stato creato con enormi sacrifici, lì nella sua attuale, ideale collocazione logistica, vuole dedicare attenzione alla salvaguardia delle memorie del nostro passato, ai grandi problemi ambientali vissuti del nostro territorio, allo studio dei primi insediamenti antropici, alle vicende belliche, a tutta la storia vissuta dalle popolazioni e ai fondamenti delle loro origini che sono contenute in quella istituzione. Tutto questo dà a quell’istituto una valenza ed un’importanza che non si può certo misurare in modo così semplicistico: una differenza di costi. I dati ai quali si è fatto riferimento, inoltre rappresentano pienamente una situazione di trascuratezza della quale l’amministrazione dovrà in qualche modo rendere conto.
I costi riportati nelle affermazioni qualunquiste dell’amministrazione sono tutti da verificare, ma in ogni caso sarebbero comunque accettabili per una struttura che deve svolgere una missione altamente complessa quale è quella del museo che, oltre all’attività di conservazione e scientifica, deve porre in essere una serie di attività che attirino i visitatori nella struttura, deve poter svolgere una attività promozionale in modo da intercettarli dalle aree turistiche a noi vicine per incrementarne il numero, mettersi in rete con altri musei per creare un polo di attrazione che riesca a valorizzare i suoi importanti contenuti.
Ebbene, in questi ultimi due anni si è assistito, invece, ad una sorta di abbandono, mancanza di contenuti, mancanza di quegli interventi strutturali che erano necessari, mancanza di promozione, licenziamento di due bravi operatori (laureati in conservazione beni culturali) che avrebbero potuto costituire con la direzione una équipe poderosa ed autorevole, mancanza di un calendario di attività che fornisse ulteriori elementi per potenziare rilanciare un istituto culturale di primaria importanza non solo per la città, ma per l’intero territorio, come il museo della Bonifica. Inoltre, in tempi di crisi, di ristrettezza di risorse, di difficoltà finanziarie, si dovrebbe far ricorso (se si desidera fare buona amministrazione) anche al volontariato. Persone se ne sono rese disponibili ma sono state allontanate, ovviamente tutto questo ha avuto anche una ripercussione anche sui costi della struttura. Sì è fatto di tutto…ma in senso opposto a quello in cui si sarebbe dovuto operare.
L’atteggiamento colpevole dell’amministrazione comunale dovrà essere stigmatizzato e non mancherà occasione per farlo, e con il costituendo comitato lo faremo certamente: i cittadini devono riprendersi il proprio ruolo contro comportamenti di abbandono, contro le richieste inascoltate, in definitiva contro l’arroganza di potere purtroppo oggi presente in molte espressioni dell’autorità politica e amministrativa.
Dino Casagrande

Per aderire Email: avverte@gmail.com
O sulla mail del sito web (+ FB) : http://www.ilponte.ws/portale/?page_id=28

Desidero ricordare che in questo sito ai links

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1776

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1783

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1787

Avevamo già pubblicato un lungo testo del dott. Casagrande che illustrava le ragioni per le quali il museo doveva rimanere lì dove si trova.

Le polemiche sul Natale hanno un senso? Considerazioni d F. Fontana

Oggi abbiamo un qualcosa che non è un racconto e forse nemmeno delle considerazioni. Possiamo dire che sono dei ragionamenti su un argomento che è al centro del Natale 2015
Gesù-bambino-natale

Buon Natale (a tutti)

Il giorno di Natale del 1981 muore una delle figure più delicate e controverse del mio romanzo “La percezione delle Pleiadi”: la giovane bandita Maria. E in quel Natale non erano ancora nati i tristi dibattiti che agitano oggi le nostre festività e che mi danno quindi spunto per queste riflessioni.
Io, non credente, sbigottisco a seguire sul giornale i “dibattiti” intorno alle celebrazioni o meno delle feste natalizie in scuole, asili, etc… E mi sto purtroppo dando molte risposte sul perchè il nostro Paese sia ridotto nelle condizioni in cui versa: il motivo è che siamo un popolo geniale, generoso, ma dalla mentalità così “bizantina” (nel senso di contorta, oltre che votata alla dispersione e alla complicazione) da riuscire a discutere su tutto e sul contrario di tutto. Cosa questa che per me, amante del dialogo, non è mai un buon segno: c’è grande saggezza nel detto “il troppo storpia (o stroppia, a seconda del vernacolo)”.
E poi, diciamo la verità, su tale tema non si sta dialogando: per me si sta vaneggiando, e si sta scivolando verso una “guerra verbale” assolutamente imbecille (come tutte le guerre).
Per me il Natale è una festa che sarebbe ipocrita non definire anche laica. Il presepe e l’albero creano atmosfera, e la creano a prescindere dal fatto che uno abbia la fede o meno. Infatti a me, che la fede non ce l’ho, piacciono comunque, soprattutto il presepe, quindi non vedo motivo di considerare queste tradizioni una propaganda ideologica cattolica contro altre religioni.
Togliere ai bambini, che nella scuola e nell’asilo passano metà della loro giornata, la possibilità di condividere un presepe o un albero è per me di un’idiozia assoluta. Farlo poi per “rispettare” le altre fedi è ancora più miope, non fosse altro che per una cosa: se noi mandiamo a scuola un ragazzino cattolico in Arabia o in Sri Lanka, forse che lì per rispetto del suddetto ragazzino rinunciano alle loro celebrazioni? Manco per sogno! E fanno bene, aggiungo io!
E poi, altra ipocrisia grande come una casa: adesso va tanto di moda, soprattutto fra funzionari falso-sinistroidi e buonisti laico-chic, mettere in discussione le nostre celebrazioni religiose perchè da una decina o ventina d’anni esistono in Italia corpose minoranze musulmane, induiste, buddiste etc… che vanno “rispettate”; ma la ben più numerosa minoranza (forse “maggioranza”…) di atei, e agnostici che da sempre esiste nel nostro Paese, a nessuno di questi Soloni è mai venuto in mente di “rispettarla”?
Eh sì, perchè a me, Francesco Fontana, ateo, non dà nessun fastidio nè il crocifisso, nè la celebrazione delle feste religiose nè la Messa sulla Tv di Stato, etc…. Ma ad altri atei invece potrebbe dare fastidio che si faccia il presepe a scuola o l’albero in ufficio o che la Tv pagata con il canone dei cittadini dia voce costante al Vaticano (c’è perfino “Rai Vaticano”…).
Lo ripeto: a me tutto ciò non dà alcun fastidio, sia ben chiaro! Ma ad altri atei potrebbe darne! E perchè gli atei non sono mai stati “tutelati” o “rispettati” come oggi vengono invece “tutelati” e “rispettati” quelli col velo e col turbante? Queste “beghe confessionali” danno una falsa immagine dell’Italia come di un luogo dove esisterebbero solo due componenti: i cattolici e quelli di altre fedi. Non è così! Ci sono i cattolici, quelli di altre fedi e i non credenti, dei quali a nessuno gliene frega una mazza, forse perchè sono troppo discreti e “superiori” a certi dibattiti fondati sul Nulla, e quindi non fanno alcuna cagnara più di quanta ne stia facendo io adesso, ovvero pochissima.
Voglio passare sopra molto rapidamente alle miserande polemiche dei soliti arruffapopolo di ogni tendenza subito pronti a saltare sul cavallo del litigio per guadagnare lo zerovirgola di voti in più: oggi leggo che si danno a vicenda del “nazista”, dello “scemo”, che da bocche improbabilmente angeliche escono amene canzoni celestiali e che da braccia improbabilmente sante vengono cullate statuine di Gesùgiuseppemmarria, il tutto ovviamente davanti a platee dei potenziali elettori, quelli dello zerovirgola in più… Ma, venendo a gente più seria, non posso tacere la mia totale lontananza dalla mentalità che, con le sue parole, un Vescovo di Santa Romana Chiesa ha dimostrato di avere.
Questo porporato, a sorpresa, ha detto che non è eresia rinunciare ad alcune tradizioni religiose carttoliche in nome della pace e del dialogo con le altre fedi (come sempre quelli che la fede non ce l’hanno non esistono! Va bè, lasciamo perdere…). Detta in soldoni: secondo questo Vescovo non ci sarebbe nulla di male a rinunciare a presepe e albero per rispetto dei musulmani etc… (poi, secondo italica costumanza, il presule ha smorzato la sua invettiva, esattamente come tanti politici nostrani che prima lanciano il sasso, poi dicono che era il giornalista ad aver capito male…)
Io trovo quanto meno bizzarra un’affermazione del genere da parte di un prelato: o ha sbagliato mestiere o il virus del buonismo è arrivato anche in Vaticano (che in effetti sembra contagiato anche da ben altri virus mondani…).
Per come la vedo io, ateo, dovrebbe essere la condivisione e non la rinuncia a cementare il dialogo e la pace. Non è rinunciando a fare il presepe che ci si affratella con un musulmano; è proponendo il presepe anche a lui e lasciando che lui proponga le sue feste anche a noi che ci si affratella! Poi ognuno è libero di appassionarsi o meno al presepe o al ramadam, sia chiaro, ma non è negando le nostre tradizioni che ci avviciniamo a loro, così come loro non si avvicineranno mai a noi negando le proprie. Infatti io vedo che gli africani si affratellano col Papa accogliendolo con i loro (tra l’altro bellissimi) balli tribali e pagani, non negandoli.
Io penso che la cultura della condivisione e della proposta dia più frutti rispetto a quella della rinuncia e della selezione; a mio parere possono essere più fratelli un cristiano e un musulmano (e anche un ateo…!) che parlano assieme davanti a un presepe o a un albero che gli stessi soggetti che parlano assieme davanti al nulla; anche perchè davanti al nulla si finisce prima o poi per ignorarsi, se non addirittura per combattersi. Forse ciò non è venuto in mente a quel prelato così liberale…
Buon Natale (religioso e laico) a tutti!!!
E se, laicamente o religiosamente, volete fare un regalo a qualcuno, ricordatevi che in libreria è possibile acquistare oppure ordinare il mio romanzo, quello che già alcuni mesi addietro mi ha fatto avvicinare a questo bel gruppo del dott. Madeyski; il titolo è “La percezione delle Pleiadi”, l’editore è Albatros.
Francesco Fontana

OGGETTO: sicurezza in città ! Le nostre domande senzza risposta ?

Vi ricordate che noi de ” Il Ponte” assieme a San Donà più sicura aveva posto al Sindaco alcune domande sulal nostra sicurezza. Era il febbraio del 2015. Nessuna risposta

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Dopo due mesi abbiamo girato le nostre domande al Consigliere Fingolo dell’opposzione in Consiglio Comunale.
In aprile Fingolo ha fatto una interrogazione riportando le domande che avevamo posto al Sindaco.
Ora dopo 5 mesi il Vicesindaco Trevisiol ha risposto alal interrogazione.
Il Vicesndaco si scusa del ritardo perchè dice ” ho cercato di prepare una risposta esaustiva e dopcumentata ”

Bene leggerete ora tutta la domanda (ovvero le domande) poste dal consigliere Fingolo e le risposte del Vicesindaco
Giudicherete voi se ha risposto o ha girato attorno alle domande. Alla fine a noi rimango i soliti dubbi
39 Telecamere ma quante funzionano ?
Nille occhi sulla Città è attivo ? Funziona ma come ?
Quali siti pubblici sono videosorvegliati ?. Il Vicesindaco cita il Municpio, Vari istituti scolastici, la stazione ferroviaria e quella automobilistica ( voleva dire la stazione ATVO) . Tutto qua? E i furti nella bibbioteca ? E nella scuole ? ecc…

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Si chiede se è stato chiesto al Prefetto che la guardie giurate possano fermare e identificare in attesa delle Forze dell’Ordine persone sospette ? Nessuna rispopsta

Leggete tutta la risposta e dite voi se la risposta è esaustiva e documentata
A parte la risposta non chiesta al Progetto ” Controllo del Vicinato, che ha sventato sempre i soliti 30 casi che in via potenziale avrebbero potuto diventare reati.
Ma questi 30 segnlazioni che hanno sventato i possibili reati sono sempre i soliti 30 che Trevisiol cita ogni settimana. Non si arriva mai a 31 casi ?
E che documentazione abbiamo che erano casi che potevano diventare reati ?

A voi domende e risposte
Giudicate voi !

Interrogazione presentata dal Consigliere Enrico Fingolo
Del Gruppo Consiliare Lista Civica Noi per San Donà di Piave nella seduta del Consiglio Comunale del 20/04/2015 rivolta all’Assessore Luigi Trevisiol
OGGETTO: sicurezza in città
Sono sempre maggiori le segnalazioni di cittadini di San Donà di Piave relative alla sicurezza della città. Sicurezza intesa in senso generale. dai furti ai pericoli per la salute come le discariche abusive, dai mendicanti molesti al degrado di alcuni luoghi anche in centro città, dagli scippi alla violenza di ogni genere.
si chiede a questa Amministrazione cosa ha intenzione di fare per risolvere. o quantomeno, limitare questi fenomeni.
Più dettagliatamente si chiede:
1) Quante telecamere sono presenti nella città di San Donà di Piave e nelle frazioni?
2) Quante telecamere sono funzionanti?
3) Quanti siti pubblici (scuole. biblioteca. ospedali. Municipio. sede della Polizia Municipale) sono dotati di telecamere funzionanti?
4) E’ attivo il Protocollo “Mille Occhi sulla Città”?
5) E stata richiesta al Prefetto la possibilità che le Guardie Giurate possano fermare e identificare in attesa delle Forze dell’Ordine persone sospette, visto che il Prefetto aveva dato la sua disponibilità?
6) L’ex vice Sindaco Oliviero Leo si era espresso favorevolmente alla richiesta di un Consiglio Comunale Straordinario sulla Sicurezza. E’ tuttora volontà di questa Amministrazione discuterne pubblicamente con la cittadinanza in presenza di tutte le forze politiche e dei rappresentanti delle Forze dell’Ordine?
RISPOSTA INTERROGAZIONE ENRICO FINGOLO
Buonasera consigliere e grazie per l’interrogazione che mi da la possibilita di chiarire l’impegno di questa amministrazione per la sicurezza. Mi scuso per il tempo che ha dovuto attendere ma ho cercato di preparare una risposta da una parte esaustiva e documentata e dall’altra rispettosa dei limiti della discrezione che la delicatezza dell’argomento richiede.
A San Donà sono presenti 39 telecamere. Tre sole nelle frazioni, e dovranno essere aumentate. Sono sorvegliati. tra l’altro, il Municipio, vari istituti scolastici, le stazioni ferroviaria e automobilistica. Molte telecamere, però. sono di vecchia concezione. Entro fine anno sarà completata la verifica di tutta la strumentazione in essere per valutare
eventuali sostituzioni e aumenti. hanno consentito di risolvere, negli
ultimi anni, oltre 30 casi di incidenti stradali che presentavano connotati dubbi.
Tra i più gravi il caso di una persona che è risultata investita sulle strisce. e ferita molto gravemente. In quel caso c’erano alcuni testimoni. probabilmente in buona fede. che avevano asserito che la persona avesse attraversato sulle strisce in bicicletta. La telecamera ha permesso di accertare che non era così. e la persona, molto anziana, aveva attraversato sì sulle strisce, ma con la bicicletta a mano. Grazie all’analisi delle telecamere è stato possibile per la persona investita, che aveva riportato gravissime ferite, di conseguire un risarcimento. Questo solo a titolo d’esempio sull’utilizzo di questi mezzi.
Le telecamere. inoltre, sono negli ultimi mesi molto utili per reprimere il conferimento abusivo di rifiuti. In più occasioni sono state comminate. sanzioni nell’ordine dei 500 euro ciascuna per conferimenti abusivi.
Inoltre da quando è stata pubblicizzata la presenza di telecamere nascoste, il fenomeno ha registrato un leggero calo. Hanno permesso. inoltre. di accertare solo nell’ultimo anno il sussistere di due casi di ordine pubblico, su cui poi l’amministrazione è intervenuta, e che hanno avuto anche ampio risalto sulle pagine dei giornali. Per quanto riguarda azioni di Polizia Giudiziaria, le telecamere sono state d’aiuto in alcuni casi importanti. Ovviamente non posso calcolare quante situazioni abbiano sventato, ovvero prevenuto, per la loro presenza. Le telecamere del Comune di San Donà di Piave sono tarate per conservare il filmato dai 3 ai 5 giorni, come da legge. In talune occasioni non sono state utili proprio perché la segnalazione è giunta dopo questo limite.
Il protocollo -Mille occhi sulla città- è attivo. Ricordo che sì tratta dell’intesa triennale sottoscritta in Prefettura tra le forze dell’ordine e società di vigilanza privata: gli occhi delle guardie giurate in servizio diventano allerta pubblica, in contatto diretto con la Questura o la centrale operativa dei carabinieri. inviando immediatamente segnalazioni. Sottolineo che la proficua collaborazione con le Forze dell’Ordine e la Prefettura si è dipanata anche su altri ambiti. Ne cito uno per tutti: la soluzione del problema di sicurezza in Piazza IV Novembre. che aveva indotto un commerciante a assumere una guardia. Ebbene, su nostra richiesta, la Prefettura ci ha concesso una pattuglia in più che è intervenuta su quello e altri ambiti, risolvendo il problema. come testimoniato pubblicamente, sulla stampa, dallo stesso esercente.
Aggiungerei però un servizio specifico del Comune di San Donà di Piave:: il Controllo del Vicinato, programma di auto-organizzazione tra vicini per controllare le aree intorno alla propria abitazione, già promosso dall’amministrazione comunale con una serie di incontri pubblici. Ebbene, in pochi mesi sono stati raggiunti i 1600 aderenti e sono stati almeno una trentina i casi sventati che, almeno in via potenziale, avrebbero potuto tradursi in reati. Ne approfitto per ricordare che, in occasione della Fiera del Rosario. un gazebo gestito dai referenti del Controllo del Vicinato illustrerà ai cittadini scopi, obiettivi e risultati del programma. E cito una nota di merito che ci dà soddisfazione: l’Associazione Nazionale Controllo del Vicinato ha nominato come referente per il Basso Veneto un sandonatese. Walter Codognotto, infaticabile coordinatore del gruppo di Isiata, tra i primi ad essersi costituiti. Un plauso anche all’opera di Raimondo Cicogna, l’agente di Polizia Locale che si sta impegnando in questo settore, e a tutti quanti. e ne sto dimenticando tanti. che hanno dato il loro apporto.
Sull’ipotesi di un Consiglio comunale straordinario sulla sicurezza. ritengo che un corretto utilizzo dello strumento consiliare sia compatibile con la sua gestione ordinaria in cui, ovviamente, la sicurezza ha una posizione di rilievo.
Distinti saluti, Luigi Trevisiol

Con cortese preghiera di pubblicazione.
San Dona di Piave. 30 settembre 2015
UFFICIO STAMPA
Tamburrini

Accademia Pattinaggio artistico Sandonatese rimarrà ancora sandonatese ?

patnaggio1

Il pattinaggio artistico a rotelle e’ quasi a uguale a quello sul ghiaccio
A San Donà vi è il pattinaggio a rotelle. O dobbiamo dire che vi era il pattinaggio a rotelle
Vediamo in questo articolo come è nato, come si è sviluppato e come forse muorirà
Speriamo di noi ma se le cose non cambiano l’Accademia sandonatese on sarà più sandonatese

patinaggio2

Riportiamo qui lo scritto che ci hanno mandato loro per raccontare la loro situazione e lori problemi e le loro paure

Il pattinaggio artistico a rotelle e’ quasi a uguale a quello sul ghiaccio.
Singolo, coppia artistico e danza, quartetti e gruppi e vanta campioni mondiali in tutte le specialità
Si inizia già intorno ai tre anni, per allenare capacità,importanti per la crescita, come l’equilibrio, la coordinazione,ottimo soprattutto per avere una postura corretta.
Nel pattinaggio si eseguono figure prese dalla danza classica, anche trottole e salti , che richiedono un ottimo controllo del corpo.
In questo sport si impara a cadere per poi rialzarsi , per poi imparare figure sempre più complesse!
L’’asd Accademia Pattinaggio artistico Sandonatese è stata aperta a Settembre 2010 dalla Prof. Martina De Pieri, insegnante di ed. fisica e allenatrice F.I.H.P. di III livello, da molti anni nelle piste. Collaborano Sara Lunanova allenatrice di III livello, Giulia Candosin e Laura Moretti,e Presidente Mirco Simionato
La società è affiliata alla F.I.H.P. ,CONI, ACSI , Pgs
La Società è giovane ma da una quasi 120 iscritti.
La società partecipa a competizioni di vari livelli ottenendo ottimi risultati.
In questi giorni primi classificati al campionato nazionale ACSI 2015 cat. Gruppi spettacolo.

Asd accademia pattinaggio artistico Sandonatese ha partecipato con 42 atlete dai 4 ai 15 anni al
Campionato Nazionale ACSI 2015
​ “10° Memorial Roberta Gentilini”
Svoltosi dal 4/12 settembre Riccione 2015

Grandissimi risultati in tutte le specialità e varie categorie e grande soddisfazione dello staff.

Specialità Solodance
2 Lovatelli Maria 2006
3 Scomparin Angelica 2006

Specialità Coppie
1 coppia cat 2008
Rizzetto Rachele/Terlega Alessandro
6 Borga Irene / Borga Samuele

Specialità Singoli
1 Seno Camilla
1 Carnieletto Eleonora
2 Ciuc Riccardo
2 Terlega Alessandro
2 Ionascu Nelly
3 Caldo Rebecca
3 Bailo Giulia
3 Giacomini Caterina
4 Marin Ginevra
4 Ongarato Emma
8 Finotto Samantha
8 Bailo Francesca

Specialità gruppi e quartetti
1 asd accademia cat gruppi
1 gruppo 10 minigroup titolo bowling
3 quartetto titolo : le ballerine
4 quartetti titolo: un gatto nero
5 quartetto titolo :alta marea
7 quartetto titolo: le fate del bosco
8 quartetto titolo: i felini
2 gruppo major group: anni ’20

Le ragazze si allenano sempre con costanza e tanto sacrificio, in strutture di fortuna, dato che a San Donà non ci sono palestre disponibili per questo sport. Sono costretti a spostarsi, ospiti del comune di Salgareda.
Purtroppo se non riusciranno ad ottenere uno spazio la società migrerà completamente eliminando “Sandonatese” dalla denominazione del sodalizio.

Sarebbe un peccato perdere questi campioni ma anche perdere una possibilità di fare sport sano fuori dagli schemi commerciali
Speriamo che la Amministrazione o qualche sponsor venga in aiuto alla Accademia delle nostre pattinatrici

INTERVISTA A DINO CASAGRANDE SULL’IPOTIZZATO TRASFERIMENTO DEL MUSEO DELLA BONIFICA IN CENTRO A SAN DONA’ NEL PALAZZO DEL MONUMENTO AI CADUTI

 

 

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INTERVISTA A DINO CASAGRANDE  SULL’IPOTIZZATO TRASFERIMENTO DEL MUSEO DELLA BONIFICA IN CENTRO A SAN DONA’ NEL PALAZZO DEL MONUMENTO AI CADUTI

L’annuncio dell’ipotizzato trasferimento del   Museo della bonifica in una sede in prossimità dell’area pedonale, ovvero al Monumento ai Caduti, ci dà modo di intervenire sulla questione.

Recentemente abbiamo saputo che è stato licenziato il personale (tutti gli operatori avevano la laurea in conservazione dei Beni culturali), e quindi poteva essere in fieri una decisione amministrativa di questa portata. Constatiamo, però, che si è persa una professionalità fatta da giovani laureati che si è costruita nel tempo e che consentiva di erogare anche i servizi accessori di cui il museo dispone, appositamente creati nel tempo con una visione di prospettiva futura.

Il museo, infatti, non è solo un centro espositivo, è un luogo di cultura, di ricerca, di approfondimento, di studio della storia della città e del suo territorio, così come i tantissimi lavori realizzati attraverso lo studio e la consultazione del prezioso materiale bibliografico, d’archivio, e degli stessi beni culturali che possiede, dimostrano.

Il museo è un primario centro di cultura, non è solo un contenitore, anzi non è questa la sua funzione primaria. Il museo è un luogo di conservazione delle memorie della città e del suo territorio perché possano giungere al futuro e possano essere conosciute dalle generazioni che si succederanno. Il museo guarda verso l’infinito. La biblioteca specializzata, che conta più di 11.000 volumi, è solo uno degli importantissimi beni che contiene, ma sono migliaia e migliaia i beni culturali che sono raccolti in quella struttura e che svolgono in modo costante la loro silenziosa ma efficace funzione.

L’ipotesi di trasferimento di una così nota e prestigiosa istituzione culturale cittadina, va conosciuta meglio e poi verificata nei dettagli, ma una prima possibile analisi da parte di chi la conosce essendo stato per trent’anni direttore di quella struttura, può essere fatta.

Abbiamo quindi sentito il dott. Dino Casagrande che è stato direttore del museo dal 1983 al 2013 e che ha contribuito in modo sostanziale a creare questa realtà, nota ed apprezzata ben oltre i confini della regione.

La prima cosa che ci sembra degna di essere evidenziata è che il museo nella nuova sede ora scelta non sarà più quello che conosciamo, ovvero non sarà più il “Museo della bonifica” che decine di migliaia di persone hanno visitato ed apprezzato. Per ovvie analisi quantitative delle superfici fisiche di cui dispone la struttura individuata ci sembra che la nuova sede possa valorizzare solo un sottoinsieme sia delle collezioni, sia dei servizi che l’attuale sede museale di Viale Primavera contiene ed eroga (oggi in forma ridotta a causa della carenza di personale).

Ci sembra che l’amministrazione comunale, autrice di questa scelta, si sia orientata verso una riduzione della struttura rispetto invece alle ampie possibilità che possiede l’istituzione nell’attuale sede dov’è collocata.

Domanda:

Abbiamo letto di questo progetto dai giornali. Abbiamo sentito alcune opinioni ma sembra che questo progetto non sia una novità. E’ corretto ?

Non è affatto una novità. Si sta sfruttando un vecchio progetto della precedente direzione, poi non realizzato per mancanza di risorse. Nel periodo in cui la proposta fu fatta probabilmente c’erano, oggi è molto dubbio che si possano trovare. Esiste agli atti comunali una relazione inviata all’Amministrazione Comunale più di 10 anni fa, che ipotizza il trasferimento di una parte delle collezioni museali proprio al Monumento ai Caduti, per la creazione di un museo dedicato alla città nel difficilissimo periodo della Grande Guerra e della successiva ricostruzione, ovvero le collezioni della Prima guerra mondiale e quelle relativa alla Seconda Guerra mondiale e alla lotta della Resistenza. Tra l’altro il Monumento ai Caduti porta le cicatrici dei danni subiti nel bombardamento aereo del 1944. Potevano trovare collocazione e una diversa valorizzazione l’archivio fotografico tematico, la collezione delle carte originali militari della Grande Guerra, l’Archivio Tombolan Fava (Proveniente dall’ex caserma dismessa) e così tutte le acquisizioni, le donazioni e le accessioni di materiali che furono incentivate, promosse o realizzate dalla precedente direzione negli ultimi trent’anni e che ora costituiscono un patrimonio molto vasto ed importante. Quella sede avrebbe potuto così contare su adeguati spazi che avrebbero consentito, anche con la ricostruzione di ambienti e di situazioni, spiegare in modo più esauriente e diretto di quanto non fosse stato possibile fare nella sede attuale, la vita nel periodo della Grande Guerra, la vita nella città prima della distruzione, i momenti dell’abbandono immediato, il dramma dei profughi, la vita dei soldati nelle trincee, temi ancor oggi di attualità drammatica in alcune aree del mondo. Le vite delle famiglie furono stravolte dalla totale distruzione. Il volto della città cambiò dopo il primo gravissimo evento bellico mondiale e la direzione aveva appunto ipotizzato l’opportunità di trovare un luogo in cui fosse evidenziata la trasformazione. Un museo tematico adatto anche al luogo stesso in quanto destinato a valorizzare questi aspetti storici, onorando i caduti, ma soprattutto come rimembranza dei sacrifici umani che tutte le guerre hanno comportato.

Domanda Uno dei problemi che è al centro delle discussioni riguarda lo spazio o gli spazi . La nuova sede avrebbe la capienza necessaria ?

Le difficoltà che potrà trovare la nuova sede ipotizzata sono soprattutto dovute alle dimensioni dell’immobile. Basta fare un semplice calcolo e si vede subito che manca la capienza. Poi non dispone di un ampio parcheggio nelle immediate vicinanze, è solo collocata vicino alla stazione degli autobus. Non è invece adatta a chi si muove in comitive. In definitiva gli spazi su cui potrà contare il futuro “piccolo” museo, non sono certo adatti ad una visione di prospettiva a lungo periodo e alle connesse alle potenzialità di sviluppo di un museo dedicato al territorio, che invece l’attuale sede già offre. Non sarà più così.

La cosa che salta maggiormente agli occhi, per una qualsiasi persona che abbia una minima conoscenza della vastità delle collezioni conservate nel Museo della bonifica,   è che la dimensione Monumento ai Caduti non potrà consentire l’ esposizione dei materiali e delle collezioni presenti nell’attuale museo, ma nemmeno che consenta la conservazione in luogo idoneo e protetto delle collezioni ora non esposte e dei materiali conservati nei depositi. Si dovrà fare una scelta, si dovranno ridurre le collezioni esposte e non si sa bene quale sarà la fine degli attuali depositi dei beni culturali del museo (in modo particolare quelli etnoantropologici, archivistici, il deposito di materiale archeologico), materiali che devono essere tutelati come previsto dalle leggi vigenti.

Chiunque abbia conoscenza degli aspetti scientifici che sovrintendono all’azione della curatela di un museo, soprattutto nel campo della museologia e della museografia, sa che i materiali, che costituiscono beni culturali da salvaguardare e da proteggere perché possano essere trasmessi al futuro, hanno necessità di spazi idonei non solo per essere valorizzati creando l’apposito contesto espositivo, ma anche spazi idonei per essere conservati, e molti di essi necessitano di continua manutenzione. Questo è il principale cruccio del conservatore e ora non è chiaro come si affronterà questo delicatissimo aspetto. Senza personale come si potrà, ma già adesso, garantire la conservazione dei beni culturali ?

La scelta dell’ubicazione, pertanto, si rivela enormemente riduttiva ed è potenzialmente generatrice una grave perdita per la città e in generale per il territorio. Territorio che il museo da quando è istituito ha valorizzato non solo con il continuo potenziamento della dotazione di beni culturali delle collezioni, molto spesso recuperati fortunosamente e con grandi difficoltà, ma anche con lo studio approfondito dei materiali, l’istituzione di fondamentali servizi come la biblioteca specializzata, l’archivio storico, l’archivio fotografico, le pubblicazioni scientifiche, l’organizzazione di un numero enorme di conferenze e di dibattiti sulla storia e le caratteristiche della nostra area, le visite guidate aperte alla cittadinanza, mostre e spettacoli che hanno avuto enorme risonanza e successo di pubblico. Il museo invece ha grandi potenzialità, è inserito nel masterplan regionale della Grande Guerra in previsione del centenario, oggi già in atto, come punto informativo e di accesso per tutta l’area del Piave.

 

Noi de “ Il Ponte” che ascoltiamo la gente ci poniamo una domanda semplice: perché il museo non può essere valorizzato lì dove è ?

Ci appare evidente che il museo, negli ultimi tempi, non abbia avuto dall’amministrazione quell’attenzione e quella cura che sarebbe stata necessaria per rilanciarlo, anche attraverso una importante azione promozionale, con la conseguenza che dalle stesse dichiarazioni dell’amministrazione è sceso il numero dei visitatori.

E’ mancato l’impulso che ci si aspettava dalla nuova amministrazione, mentre è invece mancato in generale l’interesse per quell’importante istituto. E’ forse per questo che ora si vuol giustificare la necessità di trasferimento nell’area centrale. In ogni caso mostre, conferenze organizzate negli ultimi tempi non hanno visto quella struttura essere usufruita e promossa.

Noi ci siamo chiesti perché non viene pubblicizzato specie nel periodo estivo. Anzi ci risulta leggendo il sito dal Museo che in luglio e agosto sia sostanzialmente chiuso.

Riportiamo a scaso di polemiche gli orari come messi nel sito ufficiale

ORARIO ESTIVO 2015

DAL 1 GIUGNO AL 13  SETTEMBRE

Lunedì 9.00 – 12.00

Da martedì a  venerdì 9.00-12.30 e 15.00-18.00

Sabato e domenica chiuso

CHIUSURA ESTIVA

DAL 13 AL 17 LUGLIO

DAL 10 AL 30 AGOSTO

E’ possibile ? Ma come fa un Museo ad avere questi orari ?

Crediamo che fare propaganda negli alberghi, nei campeggi porterebbe molti turisti. Vi sono le aziende per il turismo. Quanti turisti potrebbero venire a visitare il Museo se fossero portati a conoscenza dello stesso. Turisti al Museo significherebbe anche turisti nei ristoranti, a vedere la città a , a vedere i negozi ecc.

Domanda: qualcuno dice che un museo in centro è più accessibile . Dicono che si valorizza il centro; dicono che la zona pedonale ne guadagnerebbe. Come rispondere a questa affermazione?

Bisogna riprendere il buon senso e ragionare anche sui pregi indiscutibili dell’attuale sede: l’ampiezza e l’accessibilità.

1) L’ampiezza del museo. Ricordiamo che è ubicato in un edificio di pregio architettonico. La sua destinazione d’uso originaria, com’è noto era un convento di Clarisse, e si tratta di un progetto che fu visto e corretto da un grande architetto veneziano Carlo Scarpa, datato 1967; l’ edificio è firmato dagli autori con i nomi e la data impressa nel calcestruzzo: 1967. Appena istituito il museo ha visto fin da subito ridotte le sue potenzialità perché spezzato in due dalla collocazione, nell’ala nord, della sede della Polizia Stradale (che doveva essere solo temporanea). Tutto ciò ha stravolto le possibilità di ampliamento e le idee originarie di valorizzazione dei materiali, soprattutto la vasta collezione etnografica e non ha tenuto conto delle potenzialità, presto manifestate poco dopo la sua apertura, della collezione archeologica, sezione fortemente voluta dalla direzione. I ritrovamenti nel sito di Cittanova, che fu la prima sede della Repubblica di Venezia, sono preziosi. E sono ancora da recuperare dei beni importantissimi ritrovati negli scavi condotti dall’Università di Venezia a Cittanova. La pratica di recupero già avviata dalla precedente direzione con l’accordo della competente Soprintendenza Archeologica non si hanno notizie che sia stata più completata.

In prospettiva, la sede attualmente occupata dalla Polizia stradale, avrebbe dovuto, una volta liberata, ospitare in modo più adeguato alcuni servizi ed inoltre anche le collezioni d’arte e la storia dell’arte nel sandonatese, cosa che ora si vuol fare anche nella ipotizzata sede di Viale Libertà. Sarà un progetto irrealizzabile se non si riesce nemmeno a garantire l’attuale livello espositivo e di conservazione, non parliamo dei servizi.

Alcune note sull’edificio che ospita attualmente il museo: per ovviare alla carenza di spazi dovuta alla collocazione nell’ala nord della Polizia Stradale, si rese necessario, per conservare e valorizzare adeguatamente i materiali che negli anni (dal 1983, anno dell’apertura al pubblico) erano stati raccolti, progettare un ampliamento che fu realizzato e completato nel 1998 grazie ad un contributo della Comunità Europea di oltre 1.500.000.000 di lire di allora, concesso, per lo sviluppo turistico.

Interrompiamo il Dr Casagrande per una osservazione che nasce da colloqui con alcuni cittadini sul problema.: Ci viene detto che sarebbe da verificare per una questione etica l’utilizzo delle risorse a suo tempo richieste e concesse, se l’ipotizzato trasferimento del museo in altra sede possa conciliarsi con l’utilizzo di un finanziamento di scopo, ottenuto meno di venti anni fa, e con il conseguente impegno assunto con la Comunità Europea, di realizzare in quella sede un museo che fosse di riferimento per il territorio, fornendo, al temporaneo ospite o visitatore di queste aree una immagine delle principali caratteristiche antropiche, ambientali e storiche. Queste terre, un tempo paludose e caratterizzate da una forte quanto imprevedibile dinamica tra terra ed acqua, furono interessate da enormi lavori di trasformazione che diedero un assetto di abitabilità permanente e di sviluppo. Il grande bacino turistico che caratterizza oggi quest’area grazie a quella trasformazione produce ricchezza. Bene, quel finanziamento servì ad ampliare quell’edificio, ora è eticamente possibile utilizzarlo per qualcos’altro ? Per un’altra funzione ? Ci chiediamo anche allora se è ineccepibile dal punto di vista etico utilizzare delle risorse per uno scopo e poi invece dimenticarsene e cambiare tutto? Cosa si vuol fare di quella struttura ?

La Comunità Europea ha dato al comune un mare di soldi e poi ….dopo meno di vent’anni (ala nuova inaugurata nel 1998) si cambia idea….portando il museo in un luogo, illustre per quanto si voglia, ma che rivela una visione ristretta, limitata, non adatta alla dimensione della città e del suo territorio ma del piccolo centro di paese dove tutto deve ruotare intorno alla chiesa o al palazzo comunale !

Da quanto appare ora la città ha dei bilanci risicati tanto che si legge che è costretta ad aumentare le tasse ai cittadini e allora come portiamo a termine un progetto che per realizzarlo dovrà per forza andare verso investimenti di grande portata: c’è da rifare tutto nella sede ipotizzata, dagli impianti, ai mezzi per garantire l’accesso alle persone svantaggiate, agli arredi e tutto questo con una spesa certamente enorme e con dei tempi molto lunghi. Chi conosce la delicatezza delle operazioni non solo di ricollocazione di beni culturali, ma di spostamento di un intero museo può ben immaginare.

Torniamo alla domanda al Dr Casagrande:

Si dice che il Museo ora è decentrato , che è difficilmente raggiungibile. Che commenti può fare ?

2) L’accessibilità: la sede attuale del Museo della bonifica, non è affatto decentrata , se si pensa ad un visitatore esterno che vi acceda dalle zone turistiche, dall’estero o arrivi con i propri mezzi dalle città, province o regioni vicine. Dal centro cittadino si arriva con una breve corsa in bicicletta, utilizzando gli esistenti percorsi ciclabili.

Il museo attuale ha una viabilità di accesso assolutamente invidiabile, trovandosi immediatamente a ridosso di un’arteria di circonvallazione, è dotato di un ampio parcheggio, è immerso nel verde, con un giardino interno stupendo cha va valorizzato e maggiormente curato (purtroppo il giardino è spezzato in due dalla rete con i reticolati a protezione della caserma della Polizia Stradale). L’area verde ha tutte le caratteristiche e le potenzialità che potrebbero essere ben sviluppate e rese degne ad una struttura così importante ed affermata.

Domanda: Ma un museo del territorio ha proprio necessità di essere collocato in una sede che non da spazio e prospettive?

Il museo dovrebbe rimanere lì dov’è, almeno come Museo della bonifica. La sede ipotizzata potrà funzionare solo spezzando le collezioni e magari destinando la parte relativa alla bonifica ad altro luogo, distruggendo quindi l’unità di museo territoriale che è la caratteristica fondamentale che ora ha.

Museo decentrato ? Si pensi allora al museo di Altino, in mezzo alla campagna, o a quello di Torcello in mezzo ad un’isola della laguna, o a quello del Risorgimento di Vicenza uno dei più importanti in Italia per la storia della Prima guerra mondiale che è collocato in una villa su una collina sopra la città… ma anche all’estero…..caso del Deutsche Museum di Monaco di Baviera aggiungiamo noi interrompendo il Dr Casagrande

Infatti Il Deutsche Museum non è in centro a Monaco ma deve essere raggiunto con la Metro o con una bella camminata. Vi è parcheggio e ristorante all’interno ma diversi anche fuori. Certo Monaco non è San Donà e il Deutsche Museum non è il Museo della Bonifica ma fatte le debite proporzioni possiamo andare avanti con le nostre considerazioni

Ritorniamo ad un altro argomento e quindi domandiamo al Dr Casagrande : ci è stato detto che vi sono da anni giacenti dei progetti già pronti di sistemazione della sede attuale per il riammodernamento dell’edificio (dopo trent’anni è necessario farlo) per mettere a norma la struttura, ma cosa si è fatto per accedere ai finanziamenti che potevano essere disponibili ?

Casagrande: Erano progetti che prevedevano, oltre all’adeguamento normativo degli impianti, ad una differenziazione dei percorsi interni, anche la disponibilità di nuovi dispositivi di sorveglianza e un miglioramento dell’apparato espositivo, inoltre la dotazione di un impianto fotovoltaico che avrebbe ridotto i costi di esercizio e resa disponibile una quantità di energia necessaria per la climatizzazione, aspetto fondamentale in una struttura, soprattutto l’ala nuova, che nella fase progettazione non ha avuto la necessaria attenzione agli aspetti scientifici di conservazione, importanti per garantire nel tempo la sopravvivenza dei materiali più deperibili (soprattutto il legno e i tessuti), caratterizzanti i beni culturali etnoantropologici.

Considerazione che ci vengono spontanee:Che fine hanno fatto quei progetti ? Perché non si sono ricercati i finanziamenti ?

Perché si ha una visione ristretta delle grandi potenzialità che invece ha l’attuale sede del museo ?

L’amarezza è proprio dovuta alla constatazione che manca secondo noi proprio una impronta di visione futura allargata ad uno sviluppo dello stesso come ci si aspetterebbe che avesse.

Non basta chiudere 98 metri di corso Silvio Trentin per dare l’idea di un centro che attrae. Secondo noi bisogna considerare

1)     Cosa è il Museo della Bonifica

2)     Cosa rappresenta per la Città

3)     Cosa potrebbe e dovrebbe rappresentare

4)     Sviluppo del Museo

5)     Immagine del Museo , inserita nella nostra Città

 

E qui ci fermiamo

Lasciamo ai lettori le considerazioni sui punti che abbiamo esposto

Il futuro del Museo e della Città si vedrà …..

 

 

 

 

 

L’osteoporosi al giorno di oggi nel nostro territorio !

francescon

Anche San Donà ha partecipato allo studio sulla Osteoporosi . Si è trattato di uno studio realizzato da 100 Strutture Ospedaliere in tutta Italia. Nel nostro territorio del Veneto Orientale è stata scelta la Casa di Cura Rizzola in quanto in essa opera il Dr. Francescon , esperto di tale patologia

Quindi si trattava di un progetto nazionale ed erano stati scelti 100 centri di eccellenza  e siamo felici di portare alla attenzione di tutti i risultati di tale impegno svolto dal Dr Francescon

Pubblichiamo quindi integralmente la sua relazione rimandando ad un secondo momento un articolo complessivo che mostra lo studio nei vari centri in Italia in modo di paragonare il Veneto Orientale con il resto dell’Italia

Ecco l’articolo:

Dati emersi da un’ indagine sull’Osteoporosi

Fine modulo

Con piacere riportiamo i dati sull’epidemiologia dell’Osteoporosi che gentilmente ci ha fatto pervenire il Dott Alessandro Francescon. che recentemente ha partecipato ad un Progetto Nazionale che ha visto coinvolti 100 Centri di Eccellenza di tutta Italia e che ha suscitato anche sulla popolazione del nostro territorio un notevole interesse e partecipazione.

E’ stata data la possibilità di eseguire, a titolo gratuito, una Valutazione Clinica dell’Osteoporosi con esecuzione di una Densitometria ossea ad Ultrasuoni con strumento di ultima generazione.

Da tale Progetto il Dott.Francescon ha estrapolato, a titolo personale e in completo anonimato, i dati ottenuti sui soggetti che sono stati studiati presso L’ambulatorio di Osteoprosi della Clinica Rizzola di San Donà di Piave, da lui condotto.

Nel complesso sono state eseguite 34 visite, di cui 33 a pazienti di sesso femminile e 1 di sesso maschile; l’età dei pazienti era compresa tra i 34 e i 78 anni. La maggior parte delle persone che hanno usufruito del Progetto proveniva da San Donà di Piave (17 casi), i rimanenti, invece, provenivano da Comuni limitrofi. Si  sono registrati, infatti, 6 casi provenienti da Musile di Piave, 3 casi provenienti da Eraclea, 2 da Noventa di Piave e Caorle e, infine, un caso per ciascuno dai seguenti Comuni: Jesolo , Quarto D’altino, S.Stino di Livenza, Venezia.

Un dato interessante è stato che i pazienti si sono presentati spontaneamente alla visita informati dai mass media e quasi tutti erano asintomatici, ma all’analisi presentavano indicazioni cliniche all’esecuzione della Densitometria ossea e/o importanti fattori di rischio per L’Osteoporosi. La maggior parte di essi eseguivano la valutazione per la prima volta.

Si segnalano i più significativi fattori di rischio riscontrati: Menopausa precoce ( 3 casi), terapia cortisonica (2 casi), pregressa frattura vertebrale (2 casi), pregressa frattura calcaneare (1 caso), menopausa chirurgica (1 caso), pregressa neoplasia mammaria in terapia antiestrogenica (2 casi), ridotto apporto alimentare di calcio ( 2 casi), malassorbimento (1 caso), intolleranza al lattosio (1 caso), ipertiroidismo (1 caso), riscontro radiologico di rarefazione ossea alla testa dell’omero (1 caso), artrite reumatoide (1 caso) e polimialgia reumatica (1 caso). Nei rimanenti casi i pazienti non presentavano problematiche collegabili con l’Osteoporosi.

Il progetto  Settimana Nazionale dei disturbi osteoarticolari,alla sua prima edizione, è stato patrocinato dalle più importanti Società Scientifiche Italiane: SIOMMS, Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro, SIOT,  Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, SIR, Società Italiana di Reumatologia, ANMAR, Associazione Nazionale Malati Reumatici, e FEDIOS, Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro. L’iniziativa prevedeva  un’ indagine conoscitiva su un campione di medici e pazienti,  in una settimana, in cui in Centri specializzati distribuiti su tutto il territorio Nazionale si effettuavano visite gratuite a favore dei cittadini che ne facevano  richiesta. Lo scopo del Progetto era di  fornire un aiuto a tutti coloro che soffrono di patologie osteoarticolari, diagnosticando tempestivamente eventuali malattie.

 

 

Progetto “Pensa alla vita … guida con la testa !!!”, Campagna permanente per la sicurezza stradale, Estate 2015

Riportiamo questo interessante progetto per educare e migliorare la sicurezza stradale

Progetto “Pensa alla vita … guida con la testa !!!”, Campagna permanente per la sicurezza stradale, Estate 2015: in piazza per la sicurezza “Dall’Adriatico alle Dolomiti – IV Edizione”. Con il contributo della Regione del Veneto.

sicurezza

 

Anche per quest’anno parte da Jesolo la campagna permanente per la sicurezza stradale “Pensa alla vita … guida con la testa !!!”, Estate 2015: in piazza per la sicurezza “Dall’Adriatico alle Dolomiti – IV Edizione” che toccherà le spiagge della Costa Veneziana, raggiungendo il Cadore passando per le Terme Euganee.

 

E’ un’occasione per discutere di educazione alla sicurezza stradale, sensibilizzazione e prevenzione che l’ANVU-Associazione Professionale Polizia Locale, svolge dal 2003 sul territorio nazionale, in collaborazione con la polizia locale e varie associazioni impegnate nel campo della sicurezza stradale.

Dodici anni di positive esperienze, iniziate nel litorale jesolano nel giugno del 2003, mantengono la Polizia Locale in prima linea nella tutela e la prevenzione della sicurezza stradale, specialmente fra i giovani.

L’ANVU sarà affiancata dai volontari della Polizia Locale e dalle varie Amministrazioni Comunali, dalle Associazioni impegnate nel settore della sicurezza stradale: A.I.F.V.S. (Associazione Familiari Vittime della Strada),LIONS, l’A.R.C.A.T. (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali), dal Dipartimento della Sicurezza Stradale della F.M.I. (Federazione Motociclistica Italiana), dalle ULSS e dai volontari della Protezione Civile, ecc.

 

Dall’Adriatico alle Dolomiti IV Edizione

Nel Veneto, dopo la riuscita esperienza degli scorsi anni viene riproposta la III^ Edizione della campagna regionale ANVU-Veneto, denominata Dall’Adriatico alle Dolomiti, che per tutta l’estate sarà presente nelle principali piazze delle spiagge della Costa veneziana, (Jesolo, Caorle, Bibione, Venezia) del cadore (San Vito di Cadore) e ad Abano Terme.

Gli eventi per la sicurezza stradale si svolgeranno nelle piazze o nei luoghi di aggregazione dei giovani, dei cittadini residenti e degli ospiti, dal tardo pomeriggio fino alle ore 23.00 circa.

Finalità dell’iniziativa: la sensibilizzazione all’uso del casco e delle cinture di sicurezza, l’informazione dei rischi/effetti derivanti dall’uso delle sostanze alcoliche e degli stupefacenti alla guida dei veicoli, evidenziando in modo particolare i pericoli nelle serate di evasione e divertimento (fine settimana) ed i comportamenti alla guida di ciclomotori e motocicli.

La piazza interessata ospita più stand informativi, attrezzati con pannelli e materiale informativo riguardante le principali norme di comportamento: uso dei sistemi di ritenuta, guida dei ciclomotori e motocicli, uso del casco, la guida in stato di ebbrezza alcolica, ecc., con la proiezione di video predisposti dalle Polizie Locali.

Sarà data informazione sulle norme del Codice della Strada mettendo anche a disposizione materiali ed attrezzature tecniche di controllo.

Durante gli appuntamenti verrà distribuito il rinnovato opuscolo informativo “Pensa alla vita…. guida con la testa !!!, e l’originale album sulla sicurezza stradale “La Scuola e la strada: le avventure di Mirtilla” per i bambini, ed altro materiale riguardante la circolazione stradale e la sicurezza in generale.

Saranno effettuate prove con l’alcoltest, messo a disposizione dalla polizia locale, e fornite informazioni sui rischi dell’uso delle sostanze alcoliche e di quelle psicotrope, sull’uso del casco e dei sistemi di ritenuta, mentre per i più piccoli saranno allestiti dei percorsi di educazione stradale che dopo un mini corso, potranno percorrere con le biciclette ed infine saranno consegnati gadget sulla sicurezza, alcoltest monouso, ecc.

I tecnici del Dipartimento di Educazione Stradale della F.M.I. propongono test sulla guida e prove con il simulatore di guida, i volontari dell’A.R.C.A.T. Veneto (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali) forniranno informazioni sui rischi e sulle soluzioni all’uso delle sostanze alcoliche. Inoltre i volontari della Protezione Civile collaborano agli eventi fornendo informazioni sulla sicurezza in generale e dando la possibilità ai partecipanti di effettuare delle prove tecniche di protezione civile.

Questa campagna di prevenzione e informazione rientra nelle attività complessive di coordinamento per l’educazione dei giovani alla legalità ed al rispetto delle più elementari norme di sicurezza, in particolar modo nei fine settimana e si pone come efficace strumento di sensibilizzare dei cittadini di tutte le età, di sostegno alle ordinarie attività di prevenzione e controllo e di partecipazione allo scopo comune europeo di informazione e prevenzione sulla sicurezza stradale con l’adesione alla “Carta Europea della Sicurezza Stradale”.

All’iniziativa dell’estate 2015 hanno aderito i Comandi della Polizia Locale di Venezia, Jesolo, Caorle, San Michele al Tagliamento-Bibione, San Vito di Cadore ed Abano Terme, mettendo a disposizione attrezzature e personale, la F.M.I. (Dipartimento di Educazione Stradale), l’ARCAT Veneto (Associazione Regionale dei Club Alcologici Territoriali) l’ULSS 10 Veneto Orientale, i SERD e le Sezioni locali di Protezione Civile.

Il progetto è anche un’importante occasione per ribadire un’immagine diversa della P.A. e della Polizia Municipale in particolare, che comunemente viene vista come un “corpo di polizia repressivo”, rivalutandola e riconoscendole nei fatti il ruolo di “Corpo di Polizia Educativo” che invece attraverso i suoi appartenenti svolge quotidianamente e silenziosamente nelle città.

Prima tappa della IV Edizione della campagna 2015 “Dall’Adriatico alle Dolomiti” avverrà a Jesolo-Piazza Milano nella serata di mercoledì 15 Luglio, per poi continuare a Caorle il 30 Luglio, San Vito di Cadore il 17 Agosto, nuovamente a Jesolo-Piazza Mazzini il 20 Agosto, Bibione il 26 Agosto Abano Terme il 28 Agosto per finire a Venezia-Mestre il 4 Settembre, in piazza Coin, come oramai tradizione.

Vi sono altre località in fase di adesione al progetto

Il progetto sulla sicurezza stradale di ANVU e Polizie Locali del Veneto, da quest’anno si svolge con il contributo della Regione del Veneto.

 

Jesolo 12 giugno 2015

 

IL SEGRETARIO ANVU VENETO

Stefano Bugli

IL RESPONSABILE

DELLA SICUREZZA STRADALE

ANVU VENETO

Salvatore Signorelli

Un punto di vista laico contro l’insegnamento gender nelle scuole.

Una riflessione da uno scrittore ( qui come insegnante )

Il Punto del Prof Francesco Fontana e riflessioni di un giornalista

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Un punto di vista laico contro l’insegnamento gender nelle scuole.

La recente riforma della scuola ha riportato d’attualità l’inserimento “gender” nei programmi d’insegnamento. Sembra si tratti solo di un abbozzo, ma intanto il dibattito si è scatenato.

Mezza parola intanto su cosa è l’idea “gender”. E’ una tendenza di pensiero (Psicologia? Antropologia? Sociologia?) che differenzia il sesso dal genere. Detto in modo molto schematico, afferma che se ogni persona ha un sesso biologicamente definito, ciò non sempre corrisponde al genere (maschile o femminile) cui la medesima persona “sente” di appartenere. Mi scuso per l’approssimazione di questo cenno, ma chi volesse approfondire può farlo tranquillamente. Io comunque, nerlla mia ignoranza immensa, ho capito che il senso ultimo è questo.

Bene, credo che questo punto di vista sia altamente meritorio. E’ semplicemente una fotografia della realtà, piaccia o non piaccia, in cui ci troviamo. Chi potrebbe negare che ci sono maschi e femmine che si sentono profondamente maschi e femmine? Ma altri che si sentono vicini per empatia, sensibilità, affinità elettiva all’altro sesso? O che amano persone del proprio stesso sesso o di entrambi i sessi? O ancora che non si sentono né l’una né l’altra cosa e hanno difficoltà a definirsi (e magari non ne sono neppure interessati)? Nessuno che abbia un minimo di onestà intellettuale penso possa negare che questa è la realtà. E nessuno che abbia un minimo di onestà etica penso possa arrogarsi il diritto di sancire che questa realtà è “bene” o è “male”. “È”, e basta! E ogni sua sfaccettatura ha esattamente la stessa dignità delle altre!

Una cosa però è fotografare un dato di fatto, svolgendoci delle ricerche, una cosa è trasformare questa “disciplina” in un insegnamento scolastico, magari a livello di bambini delle elementari. Io come minimo non ne vedo il motivo, come massimo sono indignato e preoccupato.

“Ecco il solito conservatore benpensante ultracattolico…”, diranno, qualora dovessero leggere queste mie modeste riflessioni, i soliti vendoliani, civatiani, landiniani, bersaniani, fassin(a)iani, insomma i soliti “sinistri” che non perdono l’occasione per stigmatizzare chi la pensa diversamente e ritenersi gli unici palafrenieri della verità. Ebbene, non per fare politica che qua non c’entra, ma solo per sgombrare ogni dubbio, dico subito che io sono progressista, malpensante (nel senso che metto il dubbio davanti a tutto), agnostico e profondamente laico (chi ha dubbi può leggersi il mio ultimo romanzo “La percezione delle Pleiadi” ed. Albatros Il Filo, e poi mi saprà dire…). Però ragiono con la mia testa e non mi faccio trascinare dalle mode, tanto meno da quelle di chi quando vota mette la croce sul mio stesso simbolo …

Ragiono dunque, e mi dico che “insegnare” la cultura gender a dei bambini di 7 – 10 – 12 anni mi sembra una cosa poco sensata. Anche perché ben altri sono i buchi culturali da riempire e ben altri i dibattiti attorno a cui la nostra malandata società in crisi dovrebbe interrogarsi.

Poi c’è modo e modo di insegnare, ma mi risulta che dove ciò avviene si traduca in sostanza in uno stimolo a non dare per scontata la propria identità. Ma scherziamo? A dei ragazzini insegnamo cose di questo tipo? Ma come facciamo a non capire che instillare simili dubbi porta a una distorsione del loro approccio con la propria psicologia, e non il contrario? Se un ragazzo ha determinati “dubbi” sulla propria identità di genere, ebbene essi sono più che leciti ma devono venire fuori spontaneamente. Non possono essere “pungolati”, altrimenti si rischia di fare una grossa confusione e… grossi danni. Mi duole dirlo, ma accanto a insegnanti meravigliosi cui affiderei la gestione del nostro Paese, ce ne sono alcuni cui non affiderei neppure la gestione della gabbia di un criceto, figuriamoci la gestione della ricerca di genere di mia figlia! La “sua” ricerca mia figlia deve farla da sé, l’ha fatta, la fa e la farà in piena liberttà, senza bisogno di maestri, né buoni né cattivi.

Non vorrei che questa castroneria pseudomoderna della cultura gender nelle scuole facesse la stessa fine del crimine perpetrato da chi voleva “esportare” la democrazia in alcuni Stati che non avevano mai chiesto tale gentilezza. Ma che, forse, avevano e hanno molto petrolio nel loro sottosuolo!

 

 

Per completezza riporto questo articolo del noto giornalista Gianluca Veneziani

Qui potete leggere cosa si pensa di fare in Europa e quindi anche in Italia

Non è stato approvato e se ne discute ancora ma leggete e poi ognuno pensi a come crede sia giusta dare come educazione ai propri figli

 

D’ora in avanti la masturbazione sarà promossa in tutte le scuole materne ed elementari d’Europa come forma di educazione sessuale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), di comune accordo con l’agenzia governativa tedesca per l’Educazione sanitaria, sta infatti diffondendo presso tutti i ministeri della Salute e dell’Istruzione d’Europa un documento, chiamato «Standard di Educazione Sessuale in Europa», che invita a una maturazione della consapevolezza sessuale già nei primissimi anni di età, attraverso una conoscenza del proprio corpo e un’esplorazione delle relazioni sessuali – sia etero sia omo – infantili. Il testo, redatto da diciannove esperti, è rivolto a «responsabili delle politiche, autorità scolastiche e sanitarie» e rappresenta una sorta di vademecum per guidare i bambini verso una piena crescita sessuale nel periodo compreso tra 0 e 15 anni.

Nelle 83 pagine del documento vengono definite le varie fasce d’età e, per ciascuna, stabiliti gli obiettivi da raggiungere e i relativi compiti dell’insegnante.

Ai bimbi dagli 0 ai 4 anni, si legge, «gli educatori dovranno trasmettere informazioni su masturbazione infantile precoce e scoperta del corpo e dei genitali, mettendoli in grado di esprimere i propri bisogni e desideri, ad esempio nel “gioco del dottore”». Dai 4 ai 6 anni i bambini dovranno invece essere istruiti «sull’amore e le relazioni con persone dello stesso sesso», «parlando di argomenti inerenti alla sessualità con competenza comunicativa».

La vera crescita avverrà coi bimbi tra i 6 e i 9 anni, cui i maestri terranno lezioni su «cambiamenti del corpo, mestruazioni ed eiaculazione», facendo conoscere loro «i diversi metodi contraccettivi». Su questo aspetto i bambini tra 9 e 12 anni dovranno già avere ampia competenza, diventando esperti nel «loro utilizzo» e venendo informati su «rischi e conseguenze delle esperienze sessuali non protette (le gravidanze indesiderate)». Ecco il decisivo balzo in avanti: nella fascia puberale tra i 12 e i 15 anni gli adolescenti dovranno acquisire familiarità col concetto di «pianificazione familiare» e conoscere il difficile «impatto della maternità in giovane età», con la consapevolezza di «un’assistenza in caso di gravidanze indesiderate e la relativa «presa di decisioni» (leggi aborto). Non solo: a quell’età, ormai matura secondo l’Oms, i ragazzi dovranno essere informati sulla possibilità di «gravidanze anche in relazioni omosessuali» e sull’esistenza del sesso inteso come «prostituzione e pornografia», venendo messi in guardia «dall’influenza della religione sulle decisioni riguardanti la sessualità». Il protocollo diffuso dall’Oms lancia anche un monito affinché «l’educazione sessuale venga effettivamente realizzata in termini di luoghi, tempi e personale», sebbene non occorra una preparazione ad hoc della classe docente e «gli insegnanti di educazione sessuale non siano professionisti di alto livello».

Queste direttive sono già state recepite a livello comunitario nella risoluzione Estrela votata giorni fa al Parlamento europeo e ora in discussione in Commissione. Nel testo presentato dall’europarlamentare socialista Edite Estrela, la masturbazione viene infatti indicata come metodo di educazione sessuale, prendendo atto del fatto che «i ragazzi più giovani sono esposti, sin dalla più tenera età, a contenuti pornografici soprattutto su Internet».

Il rapporto Estrela, inoltre, invita l’Ue a «prevenire le gravidanze indesiderate» e a garantire «il diritto d’aborto», combattendo «l’abuso dell’obiezione di coscienza» da parte del personale sanitario. Contro questa risoluzione si sono schierati numerosi europarlamentari, tra cui l’italiano Sergio Silvestris (Pdl), che coi loro emendamenti hanno determinato un rinvio e un riesame del testo in Commissione. Intanto anche contro il documento dell’Oms si sta sollevando un’opposizione della società civile: sia la fondazione CitizenGo sia il sito hatzeoir.org stanno raccogliendo firme per fermare la diffusione del testo, definito «corruttore dell’integrità e della salute dei minori».

di Gianluca Veneziani

 

Due visioni da un insegnante a un giornalista

Uno dice la sua e un altro racconta quello che sta succedendo

A voi le riflessioni

ermes: un nuovo messaggio sociale

ermes: un nuovo messaggio sociale

ermes è un’idea nata nel settembre del 2013 da tre giovani professionisti del sociale: il Dott. Jose Toffoletto, la Dott.ssa Giorgia Casagrande e la Dott.ssa Chiara Valerio.
Dopo esserci conosciuti in un’azienda del trevigiano e aver collaborato con importanti realtà come UNICEF e Replay, decidiamo di costruire qualcosa di concreto e utile partendo dallo stesso interesse professionale: le Persone.
Abbiamo voluto unire competenze, esperienze e profili diversi per creare un’organizzazione che potesse occuparsi del sociale a 360 gradi.
Il nome “ermes” deriva da quello della divinità greca nelle cui caratteristiche ci identifichiamo: buon ingegno, forte coraggio e ottima dialettica.
Crediamo, infatti, che comunicare bene permetta di ottenere una relazione di qualità.
Psicologia Sociale, Psicologia Clinica e Diritti Umani sono le tre discipline che ci aiutano a creare progetti completi e innovativi all’interno delle tre macro-aree Scuola & Lavoro, Relazioni e Diritti & Intercultura.
Un’associazione ha il compito di aggregare passione e interessi della gente:
finora ci siamo riusciti molto bene, creando una rete di persone curiose e motivate al cambiamento.
Il primo progetto che abbiamo proposto è stato “Studia Con Noi”, un servizio di assistenza allo studio che sostiene e accompagna studenti della scuola primaria e secondaria. Poiché ermes dedica una particolare attenzione alle problematiche sociali e personali, ecco che abbiamo deciso di supportare nello studio anche i ragazzi certificati DSA utilizzando software e strumenti specifici.
Per gli studenti abbiamo pensato anche “Orientiamoci”, un servizio specifico di orientamento scolastico rivolto a studenti delle scuole medie e superiori che coinvolge figli e genitori in un percorso informativo-formativo pensato ad hoc.
Il mondo dell’istruzione sta vivendo un momento piuttosto complesso e “caotico”, rendendo ancor più difficile la scelta ai ragazzi e alle loro famiglie.
“Parolando” poi, è un punto d’ascolto libero e gratuito che accoglie chiunque abbia piacere o bisogno di esternare il proprio stato d’animo in un luogo tranquillo e riservato. Infine la “Cena Parlante” è un evento culturale-conviviale trimestrale all’interno del quale, mentre si mangia del buon cibo, ci si confronta su un tema di interesse comune con un relatore esperto, condividendo e ascoltando esperienze di vita.
Finora la principale area d’intervento di ermes è stata la scuola: due percorsi per prevenire la dispersione scolastica presso gli istituti comprensivi di San Stino di Livenza e di Noventa di Piave, un doppio progetto formativo sulla Peer Education e sul cyberbullismo presso il Liceo “M. Belli” di Portogruaro e un Punto d’Ascolto presso le scuole medie di Cinto Caomaggiore, Pramaggiore e Gruaro.
Inoltre abbiamo avviato una collaborazione con la Protezione Civile Regionale all’interno di un progetto di sensibilizzazione sulla figura del volontario.
Ogni iniziativa di ermes vuole favorire una relazione costruttiva tra le persone, creando rete: crediamo che risultati positivi e duraturi si possano ottenere solo se l’approccio che abbiamo con l’altro sia guidato dalla pazienza, dalla
disponibilità, dalla comprensione e dalla professionalità.
Il risultato, finora, è davvero soddisfacente: l’utenza che accede ai nostri servizi proviene da tutto il territorio.
Ed eccoci qui, dopo un anno e mezzo:
- 8 collaborazioni avviate con le scuole primarie e secondarie (sportello
d’ascolto, prevenzione della dispersione scolastica, prevenzione e gestione del
cyberbullismo, letture animate);
- 7 servizi per la persona attivi ;
- 16 eventi organizzati.
Offrire un servizio di qualità a costi sostenibili è il nostro obiettivo primario, che continueremo a perseguire con coraggio e determinazione, ma soprattutto col sorriso!

Di seguito i nostri contatti:
Cel. 3478906135

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Sito web: www.socialermes.it

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