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Tag Archive for Osteoporosi.Casa di Cura Rizzola

La prevenzione a San Donà: Valutazione dell’osteoporosi

Considerato quanto è importante prevenzione dell’osteoporosi specie  nelle persone anziane  e nelle donne operate al seno  con piacere pubblichiamo l’ultimo articolo scritto dal Dr Francescon , geriatra ma specialista di osteoporosi

 

Valutazione clinica  dell’osteoporosi  e densitometria oseea ad ultrasuoni (QUS)

 Dott.Alessandro Francescon , Specialista in Geriatria e Gerontologia

 Ambulatorio Osteoporosi   -Clinica Rizzola   San Donà di Piave-

L’Osteoporosi è una malattia multifattoriale che comporta l’insorgenza progressiva di marcata fragilità

ossea con comparsa di fratture anche spontanee, spesso con recidive che sono causa nel tempo di disabilità

e riduzione della qualità della vita. Tale patologia è riconosciuta come Malattia Sociale dall’Organizzazione

Mondiale della Sanità, sia perché in costante aumento, correlato all’invecchiamento demografico della

popolazione, sia per la rilevanza del suo impatto sociale, sia per i costi che la disabilità determina. Solo in

anni recenti sono state proposte terapie efficaci che hanno dimostrato, in diversi studi, la riduzione

nel tempo dell’incidenza delle fratture e conseguentemente della spesa sanitaria.

 

Una attenta indagine clinica verso tale patologia è indispensabile per un corretto inquadramento

diagnostico, sia al fine di poter effettuare  una diagnosi differenziale verso altre malattie, che per poter

introdurre  adeguate  norme di prevenzione e di terapia.

 

Importante  strumento nella valutazione clinica è sicuramente la densitometria ad ultrasuoni (QUS),

che risulta, oggi, ampiamente diffusa tanto  da essere una delle  metodiche  piu’ usate , studiata  e validata

dalla Comunità  Scientifica Internazionale, consente di  valutare la struttura ossea  calcaneare, ricca di

tessuto osseo trabecolare, che viene preso come riferimento proprio  per la sua  somiglianza con il tessuto

delle vertebre,  il  calcagno e le vertebre sono, infatti, tra le prime sedi ad essere colpite da un processo

osteoporotico.

E’ stato ampiamente dimostrato, sia nelle donne, che negli uomini, che i parametri  ultrasonografici

costituiscono un importante indicatore di rischio di fratture osteoporotiche, in maniera non inferiore ai dati

rilevabili mediante la metodica nota come DEXA lombare o femorale. L’analisi  combinata dei parametri

ultrasonografici e dei dati clinici consente allo Specialista una  migliore previsione del rischio di frattura

( Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). La MSOSD

(Mediterranean Society for Osteoporosis  and other  Skeletal  Diseases), in una sua recente recensione

relativa ad una campagna informativo educazionale sul tema dell’Osteoporosi, descrive la tecnica ad

ultrasuoni a livello calcaneare, ad oggi, come un mezzo avanzato e lo cita come un test estremamente

rapido, non invasivo, indolore  e sottolinea  l’utilizzo degli ultrasuoni anzichè delle radiazioni .

 

Ad un approccio allo studio della densità ossea , risulta che altre sedi di esame  sono, più

frequentemente, le seguenti: radio prossimale e distale, falangi, vertebre lombari, femore prossimale, il

total body. Tuttavia, alcune di queste sedi  sono, peraltro, attualmente poco utilizzate, mentre altre, come

le vertebre lombari, sono ritenute da più Autori poco adeguate allo studio dopo i 65 anni per l’interferenza

di fattori artrosici, calcificazioni extrascheletriche  o per la presenza di  fratture vertebrali. Differenti

risultano, infine, le indagini  strumentali che si possono eseguire, tuttavia è da rilevare che la nota AIFA 79

prevede , attualmente, la  prescrivibilità da parte del S.S.N in classe A (pagamento del solo ticket, ove

applicabile) di alcuni farmaci contro l’osteoporosi se valutata da indagini strumentali  eseguite con  le

seguenti  metodiche: DEXA femorale, QUS al  calcagno  e QUS alle falangi, oltre ad altre specifiche

condizioni di rischio.

In conclusione, si può osservare che l’evoluzione tecnologica permette attualmente di valutare la

densità ossea con strumenti sempre meno invasivi, ma efficaci. La tecnica che utilizza gli ultrasuoni

rappresenta una metodica equilibrata tra l’assenza di invasività e la precisione diagnostica. Pertanto, poiché

l’obiettivo clinico primario della diagnosi di osteoporosi si fonda sulla necessità di prevenire le fratture, le

persone a rischio di osteoporosi ( donne in menopausa, anziani spesso affetti da polipatologia), possono

sottoporsi  con fiducia a questo esame  strumentale sia a  fini preventivi che terapeutici.

La Prevenzione nel nostro territorio: come evitare le fratture nell’anziano

 

La prevenzione si fa in tanti modi

Tutti parlano della prevenzione dei tumori, Si parla dei tumori della mammella , del melanoma , del collo dell’utero…

Ma La prevenzione si fa per tutte le malattie. E dobbiamo vedere se e come si fa a prevenirle.

Oggi vogliamo tornare alla Prevenzione dell’Osteoporosi che è una delle cause frequenti delle fratture dell’anziano

E prendiamo spunto dal fatto che nella nostra zona esiste uno specialista dell’Osteoporosi.  il Dr Francescon Alessando ci ha mandato questo lavoro che spiega il problema

Perché l’anziano si frattura? Quali le possibilità di terapia e di prevenzione?

Presentiamo allora un interessante articolo del Dott. Alessandro Francescon, che prendendo spunto da un  Simposio “Osteoporosi e fratture nell’anziano” svoltosi  nell’ambito di un recente Congresso Nazionale di Geriatria organizzato dalla Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG), espone alcune riflessioni sulla malattia Osteoporotica analizzandone aspetti epidemiologici, terapeutici e gestionali, condividendo anche quanto riportato dagli Autorevoli  Cattedratici Relatori del Simposio.

Perché l’anziano si frattura? Quali le possibilità di terapia e di prevenzione?

A cura di: Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia

 Ambulatorio di Osteoporosi- Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)-

Il problema dell’Osteoporosi riveste in Italia un ruolo molto importante essendo il nostro uno dei paesi più “vecchi” del mondo. L’attenzione che deve essere data a questo problema deve esser massima soprattutto  in questo momento in cui la ricerca scientifica  attraverso i numerosi  trial clinici ci sta fornendo dati interessanti non soltanto a riguardo della densità minerale ossea ma soprattutto sull’efficacia dei farmaci nel ridurre l’incidenza di fratture osteoporotiche.

Tra gli elementi da considerare come principali cause di fratture nell’anziano vanno annoverate le cadute che certamente sono il fattore di rischio più importante, facilitate dalla ridotta stabilità, alterazioni dell’equilibrio, ridotta forza muscolare, calo della vista, patologie concomitanti come l’ictus e  altri disturbi neurologici, le cadute possono essere dovute a cali pressori o all’azione di farmaci, in particolare psicofarmaci. Altro fattore predominante e concausa  di una frattura è  la fragilità ossea.

Cadute e fragilità ossea  sono influenzati da altri molteplici fattori, tra questi rilevante è l’entità della massa muscolare e questo perché quando non c’è armonia tra osso e muscolatura, può aumentare il rischio di frattura , vuoi per le cadute, vuoi per altri meccanismi più complessi, a prescindere dalla massa ossea, che comunque nell’anziano di solito è ridotta.

Attualmente i criteri per la diagnosi di Osteoporosi sono basati sulla esecuzione della Densitometria ossea (ad ultrasuoni o a raggi X), sulla valutazione della presenza di fattori di rischio e su una imprescindibile valutazione clinica multidimensionale, in particolare nei soggetti di età avanzata.

Dati recenti evidenziano però la necessità di valutare oltre che la misurazione della densità minerale ossea che come già detto con l’avanzare dell’età si riduce progressivamente, altri parametri, tra questi, di peculiare rilevanza risulta la distribuzione  geometrica dell’osso.

La distribuzione geometrica e il tessuto osseo si modificano con l’invecchiamento, l’osso riduce sia  il suo contenuto minerale che la matrice proteica, perde elasticità e diventa sempre più “porotico”. Nella popolazione più giovanile, ma anche in un soggetto affetto da Osteoporosi,  attraverso il processo di rimodellamento osseo, si assiste ad una prima fase in cui l’osso va incontro ad un riassorbimento, poi a una seconda fase in cui  attraverso un processo di apposizione di nuovo osso periostale, l’osso si rigenera e può diventare anche più resistente ai traumi. Tale processo sembra essere più efficace nel sesso maschile rispetto a quello femminile. Se il rimodellamento osseo non avviene in maniera come sul dirsi “armonica”l’osso può perdere le sue caratteristiche strutturali e geometriche che da un punto di vista fisico meccanico si traducono in perdita di elasticità e robustezza, con facilità quindi a fratturarsi in relazione ai traumi a volte anche di lieve entità.

L’Osteoporosi, così come tutte le patologie età dipendenti, è assai importante nel soggetto anziano già di per sè fragile in quanto può favorire la perdita dell’autosufficenza. L’Osteoporosi e le fratture ad essa correlate rappresentano uno dei temi cardine della Geriatria anche se, questi argomenti sono stati per anni un po’ trascurati. Molto deve essere  ancora fatto per la prevenzione dell’Osteoporosi a cominciare dalla correzione dell’introito di Calcio e Vit D nella popolazione Italiana, i cui livelli sono ancora sotto i valori minimi.

Solo da poco tempo è emerso il concetto che la prevenzione ed il trattamento di questa Patologia debbono essere prioritari al fine di migliorare la qualità di vita del soggetto anziano oltre che ridurre i costi socio sanitari.

Un recente studio ha mostrato come la densitometria ossea sia in grado di fornire una indicazione del rischio di frattura  pari a quello dato dai valori pressori  per il rischio di ictus cerebrale.

Oltre ai farmaci che già hanno dimostrato efficacia nella riduzione del numero di eventi fratturativi, come i Bifosfonati, è da sottolineare che sono in fase di studio alcune molecole nuove per la terapia dell’Osteoporosi, tra queste gli Estreni.

Molto promettente, infine, risulta  per i pazienti affetti da Osteoporosi  una nuova modalità di  approccio denominata “Osteoporosis school” della quale però parleremo più in dettaglio, prossimamente, in un altro articolo ad essa dedicato.

DENSITOMETRIA OSSEA CON TECNICA AD ULTRASUONI A LIVELLO CALCANEARE

Noi del Ponte parliamo spesso di Prevenzione. Ne abbiamo fatto una bandiera. Ma prevenzione non significa solo prevenzione dei tumori ma di ogni malattia che possa colpire le persone se questa malattia può essere prevenuta o almeno limitata

Speso si parla di Osteoporosi ma pochi sanno la utilità di vedere in quali condizioni sono le nostre ossa e cosa si può fare per valutarne lo stato.

Naturalmente tale problema colpisce prevalentemente le donne per problemi legati al sesso e alla natura ormonale del sesso femminile

Quando uno parla di Osteoporosi si dice: vai a fare una Densimetria ossea.

E qui nasce il problema. Dove andare ; che tipo di densitometria va bene. Vi è molta confusione

E allora abbiamo chiesto all’unico espero della nostra zona di darci lumi su quale Densitometria possiamo eseguire

Riportiamo allora un interessante articolo del Dott. Alessandro Francescon, nel quale Egli descrive la tecnica Densitometrica ad Ultrasuoni di cui si avvale nell’Ambulatorio di Osteoporosi della Clinica Rizzola di San Donà di Piave nella Valutazione Clinica dei pazienti Osteoporotici o in prevenzione. Attraverso l’analisi di rilevanti Studi Internazionali descrive le caratteristiche fisiche, le indicazioni e i campi di applicazione dell’ultrasuonografia ossea quantativa (QUS) con studio del calcagno.  Questa tecnica viene confrontata  con altre tecniche diagnostiche altrettanto conosciute che utilizzano invece le radiazioni ionizzanti. I risultati e le conclusioni sono molto interessanti e promettenti .

DENSITOMETRIA OSSEA CON TECNICA AD ULTRASUONI A LIVELLO CALCANEARE

 A cura di : Dott.Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia

 Ambulatorio di Osteoporosi-Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)-

L’Ultrasuonografia ossea quantificativa (QUS), è stata introdotta nella pratica clinica per lo studio del tessuto osseo ormai da più di 20 anni. Le caratteristiche più significative di tale metodica riconosciute sono: semplicità di esecuzione, bassi costi, non utilizzo di radiazioni ionizzanti etc , tutti fattori che la rendono ben accettata ai pazienti. La metodica consente di ottenere informazioni sia  sulla densità dell’osso, fattore quest’ultimo correlato con il rischio di frattura, sia  sulla struttura e sulla resistenza meccanica del tessuto osseo.

Le sedi di studio  piu’ usate sono le falangi e il calcagno anche se possono essere esaminate ossa piatte, metacarpo, tibia, radio e omero. Il calcagno, che è costituito quasi completamente da osso trabecolare, così come le vertebre, ha il vantaggio di avere delle superfici esterne piatte, omogene e parallele, adeguate quindi  allo studio geometrico di propagazione del fascio di ultrasuoni.

Il principio fisico su cui si base questa tecnica è che l’onda meccanica rappresentata dal fascio ultrasuonografico quando attraversa il tessuto osseo subisce delle modificazioni (frequenza, intensita, velocità di propagazione e attenuazione etc) a seconda delle caratteristiche strutturali, elasticità o porosità dell’osso. L’onda ultrasonora viene prodotta tramite speciali sonde, una trasmittente e l’altra ricevente, ben distinte, tra le quali viene posizionato il segmento osseo da valutare. Vengono determinati pertanto alcuni parametri: la velocità di propagazione (SOS,Speed  of  sound), l’attenuazione dell’onda (BUA, Broadband Ultrasound Attenuation).  Dall’elaborazionedi questi due parametri viene ricavato un altro indice denominato QUI( Quantitative Ultrasound Index) che si è dimostrato utile in modo particolare nella diagnosi di osteoporosi in quanto consente di identificare i soggetti con bassa densità minerale ossea e quindi a rischio di frattura.

La validità delle misure densitometriche periferiche, ampiamente dimostrata come predizione del rischio di frattura, viene documentata anche  dal recente Studio Americano NORA, eseguito su una popolazione di oltre 200.00 donne . Diverse altre ricerche hanno dimostrato una stretta associazione  tra la densità, le caratteristiche strutturali dell’osso trabecolare come la porosità e l’elasticità e gli indici densitometrici.

Per quanto riguarda il confronto della metodica ad Ultrasuoni con altre a raggi X (DEXA, QCT assiale e periferica, radiogrammetria metacarpale) va riferito come lo Studio Multicentrico Europeo (PhOS), condotto su più di 10.000 donne ha ampiamente dimostrato come la metodica QUS abbia una elevata  precisione. Ad una analisi approfondita  dei risultati delle due metodiche non sono state riscontrate differenze significative della misura della densità ossea.

Hart e collaboratori nello Studio BOS, hanno  dimostrato che le misurazioni a livello del calcagno e della falange sono sovrapponibili a quelli ottenuti con la DEXA assiale. Continuando ad esaminare la tecnica ad ultrasuoni, risulta anche che Gluer et.al. in uno Studio Europeo sulle fratture vertebrali ha concluso che i parametri ultrasonografici sono associati ad alterazioni osteopeniche vertebrali.

Altri Autorevoli Studi condotti mediante ultrasonografia al calcagno hanno rilevato la capacità della metodica di valutare gli effetti delle terapie antiosteoporotica a determinati intervalli temporali. Tra i farmaci sono stati studiati:calcitonina,HRT,Bifosfonati, terapia ormonale sostitutiva e la calcitonina.Molteplici altri studi sono stati condotti sull’osteoporosi indotta da corticosteroidi, artrite reumatoide, osteodistrofia renale, sindrome di Cusching, osteomalacia, talassemia, fibrosi cistica.

Dato assai interessante è che la QUS, in considerazione dell’assenza delle radiazioni ionizzanti, è stata proposta come strumento di indagine sulla popolazione infantile, neonati e prematuri per studiare alterazioni del tessuto osseo diverse dall’osteoporosi, con le disposizioni Europee quali la 97/43 Euratom, recepita anche in italia con il decreto Legislativo in materia di protezione sanitaria  delle persone connessa all’esposizine a radiazioni che prevede di utilizzare “tecniche alternative disponibili che si propongono lo stesso obiettivo,ma che non comportano un’esposizione alle radiazioni ionizzanti (….).”

Va citata, infine, che la   nota AIFA 79  del Ministero della Sanità, che consente la  prescrivibilità  da parte del S.S.N e quindi gratuitamente , secondo precisi criteri, di alcuni farmaci contro l’osteoporosi   valutata anche con la metodica  strumentale  ad Ultrasuoni  QUS al  calcagno , mentre altre ne sono state escluse.

In conclusione, si può osservare che  l’evoluzione tecnologica  permette  attualmente di valutare la densità ossea con strumenti sempre meno invasivi. La tecnica che utilizza gli ultrasuoni rappresenta una metodica equilibrata tra l’assenza di invasività e la precisione diagnostica. Pertanto, poiché l’obiettivo clinico primario della diagnosi di osteoporosi si fonda sulla necessità di prevenire le fratture, le persone a rischio di osteoporosi ( donne in menopausa, anziani spesso affetti da polipatologia), possono sottoporsi con fiducia a questo esame  strumentale  sia a  fini preventivi che terapeutici.

Per maggiori approfondimenti:

Rosenthal et.al.: A correlative study of ultrasound calcaneal and dual X-ray absorptiometry bone measurament of the lumbar spine and femur  in 1000 women  Eur J Nucl Med 1995 22:402-406

Hartl et al: Result of the Bbasel Osteoporosis Study J Bone Miner Res 17:321-330,2002

Rubinacci etal.: QUS investigation of Bone in Preterm Infant Ann Meeting  Amer Soc for Bone Toronto 2001

C.C Gluer The OPUS Study-Annual  Meeting of American Society of Bone Mineral Research  October  2001

 

L’importanza della Prevenzione . Prevenzione della Osteoporosi in soggetto debilitato nella nostra ASL

Vogliamo mostrare come la Prevenzione sia la terapia migliore non solo per i tumori ma anche per altre patologie. Oggi parliamo della Osteoporosi e dalla Prevenzione e della terapia come Viene eseguita nella nostra ASL e in modo particolare nella Casa di Cura Rizzola a Cura del Dr A. Francescon

 

Anziano fragile, patologia neoplastica multipla e Osteoporosi: l’importanza della diagnosi precoce e della gestione clinica continuativa e multidisciplinare.

A cura di : Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia

 Ambulatorio di Osteoporosi- Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)-

Questo documento nasce dall’esame di un caso clinico peculiare. Si tratta di una paziente che nel corso della sua vita ha contratto ed è stata operata per  ben quattro forme neoplastiche diverse, ma che,  grazie all’adeguatezza degli interventi di diversi Specialisti Medici, è riuscita, via, via, a superare le difficoltà delle diverse malattie ottenendo risultati soddisfacenti nella qualità della vita.

Recentemente, la Signora, una donna di 70 anni,  è  giunta alla nostra  osservazione ed è stata  gestita  in collaborazione con approccio multidisciplinare dalle equipe di Chirurgia e di  Lungodegenza Geriatrica Riabilitativa della Clinica Rizzola di San Donà di Piave. L’ultimo intervento, che aveva comportato  successivamente il trasferimento presso la nostra struttura era stato eseguito presso la Chirurgia di un’altra Struttura Ospedaliera, con la quale erano stati concordati, inoltre, i successivi  interventi.

Questa è la complessa storia clinica della paziente:

All’età di 40 anni ha subito una mastectomia radicale destra per neoplasia mammaria.

All’età di 54 anni  è stata operata di emicolectoma dx  per un tumore del colon ascendente .

All’età di 58 anni è stata operata di emiucolectomia sx per un tumore al sigma

A 61 anni ha subito l’asportazione di polipi duodenali  per via endoscopica .

Nel 2013, infine, a 70 anni,  a causa di un polipo duodenale che era degenerato in carcinoma, ha subito un nuovo intervento al duodeno. L’intervento, che era stato esteso anche alla regione pilorica dello stomaco, ha comportato la resezione di parte del duodeno, un anastomosi (unione) tra stomaco e digiuno, colecistectomia  e, successivamente, l’applicazione di un drenaggio biliare trans cistico per detendere il cistico. Seguì una colangite (infezione delle vie biliari) dovuta al corpo estraneo dato da drenaggio

A seguito dell’intervento e dei problemi connessi la paziente è stata 20 giorni in Rianimazione .per la comparsa di una polmonite bilaterale e di un versamento pleurico importante.

Dopo l’ultimo intervento e la successiva infezione si è registrato un decadimento generale della paziente con alterazioni dello stato nutrizionale e di idratazione, una perdita del tono-trofismo muscolare, ridotta capacità deambulativa e di autosufficienza. Per tale motivo, oltre che per la ricomparsa di febbre di tipo settico, causata dalla recidiva dell’iinfiammazione delle vie biliari, ha continuato la degenza presso la nostra struttura per  il proseguimento  delle cure ed il recupero funzionale . Durante la degenza, è migliorato lo stato nutrizionale e l’idratazione della  paziente con riequilibrio del bilancio idro elettrolitico.E’ stata somministrata  adeguata terapia antibiotica sia per via generale che con frequenza settimanale attraverso il drenaggio inserito nelle vie bilari. Tutto ciò ha consentito la scomparsa della febbre  della paziente e la sua guarigione dalla Colangite , aiutata anche dalla rimozione del drenaggio transcistico.

Durante la degenza ha lamentato a volte un reflusso biliare compatibile con il tipo di intervento che è  stato trattato con terapia sintomatica e con un’alimentazione adeguata. Successivamente si è avviato il recupero funzionale in Fisioterapia e, dopo circa 30 giorni, è migliorato il tono trofismo muscolare, inoltre, la capacità deambulativa e l’ autosufficienza sono state recuperate come prima dell’ultimo ricovero. Il drenaggio biliare, infine, è stato rimosso alcuni giorni prima della dimissione, consentendo un ulteriore miglioramento della qualità della vita della signora.

A nostro avviso i fattori determinanti questo successo medico sono stati:

Diagnosi precoce

Professionalità equipe medica

Indirizzo a centri  Ultraspecialistici adeguati

Adeguato follow up, cioè controllo del paziente  nel tempo

Approccio  clinico multidisciplinare

La storia clinica della paziente evidenzia importanti fattori di rischio per l’Osteoporosi: menopausa precoce con deficit ormonale, malassorbimento di calcio e Vitamina D a causa degli interventi di resezione gastro intestinale subiti, alterazioni della funzione della bile ed età avanzata; a tutto ciò si deve associare il prolungato periodo di immobilità.

Per tale motivo, la paziente andrà seguita nel tempo per la prevenzione dell’Osteoporosi nel nostro Ambulatorio Specialistico, affinchè non accada che una eventuale frattura osteoporotica determini  nuovamente la perdita dell’autonomia della signora compromettendo la qualità della sua vita e inficiando ulteriormente sulla fragilità della sua salute.

Abbiamo riportato questo caso per mettere in evidenza la utilità o necessità di una diagnosi precoce dei rischi della osteoporosi che può evitare possibili complicanze che in persone debilitate e anziane rappresentano un rischio importante anche  quoad vitam

Anche a San Donà di Piave si studia e si curano Le anemie dell’anziano

Ho voluto mettere questo interessante articolo di dr Francescon che lavora come geriatra alla Casa di Cura Rizzola per mostrare come anche nella nostra Città ci si occupa di questa patologia che spesso è misconosciuta o sottovalutata

 

LE ANEMIE NELL’ANZIANO                                                                                                        

 

A cura di: Dott. Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia-Osteoporosi.

 

L’articolo estratto da una Comunicazione da me presentata al 48° Congresso di Nazionale di Geriatria, mette in relazione la ridotta funzionalità del midollo osseo con l’invecchiamento,

descrive il ruolo dei fattori ambientali, la peculiarità del quadro clinico in pazienti geriatrici, i tipi di anemia di più frequente riscontro e l’approccio diagnostico più appropriato.

Per Anemia si intende una condizione in cui il livello di Emoglobina (HB) è inferiore ai valori normali, riferiti all’età e al sesso dell’individuo. L’anemia può essere distinta a seconda del grado in: lieve (Hb=10.5-12g/dl),  moderata (Hb=8-10.5g/dl) o di grado severo (Hb<8g/dl). Nella popolazione in età geriatrica i range di normalità dei valori di Hb  andrebbero, comunque, determinati secondo fasce di età.

Negli Anziani si riscontrano spesso alterazioni midollari e le pricipali sono riportate in Tab:1. Inalterata risulta, invece, la vita media dei globuli rossi. Le variabili che modificano la  produzione dei globuli rossi, correlata all’età sono : malnutrizione, condizioni socioeconomiche basse, farmaci, tossine, agenti patogeni, stress e presenza di una polipatologia.

 

Tab.1: modificazioni midollari nell’anziano

  • calo dell’emopoiesi in generale
  • riduzione del numero di cellule staminali
  • risposta inferiore a stimolo eritropoietinico
  • ridotta incorporazione di Ferro nei globuli rossi
  • ridotta risposta a uno stress
  • aumento della fragilità osmotica dei globuli rossi

 

Nei Reparti Geriatrici per acuti, il riscontro di anemia è frequente, esso  risulta abitualmente attorno al 30% negli ultra65, sale al 45% negli ultra85 e aumenta in entrambi i sessi ad ogni decade successiva; è più elevata nei maschi rispetto alle femmine ed è maggiore nelle popolazioni a basso tenore socioeconomico. La riduzione del contenuto ematico di HB che si osserva con l’aumentare dell’età, non è però conseguenza del processo di invecchiamento bensì legata all’alta incidenza di patologie riscontrata in questi soggetti.

Negli anziani i sintomi classici dell’anemia come il pallore cutaneo e l’affaticabilità possono essere erroneamente attribuiti all’età avanzata; l’anziano spesso ha una cute secca e poco trofica, spesso è apatico, presenta ridotta capacità di movimento e facile affaticabilità psicofisica.

La contemporanea presenza di altre malattie maschera frequentemente il quadro clinico.

I sintomi più caratteristici sono a carico dell’apparato cardiovascolare con comparsa di  insufficienza cardiaca, battito accelerato  e, soprattutto, insorgenza di episodi ischemici acuti o dolore crampiforme agli arti inferiori insorti durante la deambulazione. Sintomi psichiatrici di frequente riscontro sono la confusione mentale acuta, il comportamento psicotico e le allucinazioni. Da un punto di vista neuromotorio, frequente è il riscontro di comparsa di cadute e di incontinenza sfinterica; va ricordato, inoltre, che un’ anemia di una certa rilevanza può essere il fattore precipitante di una sindrome da immobilizzazione.

L’anemia da carenza di ferro è una delle forme di anemia più frequente, in quanto il ridotto apporto di ferro limita a produzione dei globuli rossi. Le cause di questa forma di anemia sono di solito imputabili a perdita cronica di piccole quantità di sangue, ridotto apporto alimentare di ferro, malattie croniche. L’anemia da stati infiammatori  cronici è dovuta ad una ridotta capacità negli anziani di riutilizzare il ferro derivante dai globuli rossi invecchiati. La malnutrizione si associa spesso ad anemia da ridotta produzione di globuli rossi. Altre forme di anemia molto frequenti negli anziani è l’anemia macrocitica da deficit di vitamina B12 (anemia perniciosa, malassorbimento B12, gastrectomia, disordini dell’ileo terminale per resezione, neoplasie, parassitosi , batteri, farmaci anche per competizione ed  epatopatie gravi) e da deficit di Acido Folico. Il profilo ematologico è identico in entrambe le forme e la diagnosi si basa sul dosaggio dei folati sierici (<2ng/ml) e di B12 (<100pg/ml).  Normalmente, il contenuto di folati della dieta, è adeguato e raro è il loro malassorbimento. Le cause di deficit di Acido Folico sono: malnutrizione, alcolismo, neoplasie, infiammazioni croniche , anemie emolitiche e farmaci.                              In conclusione, possiamo ritenere che, per quanto riguarda i valori emocromocitometrici non ci sono differenze tra giovani e anziani sani, mentre, peculiare appare la ridotta capacità del midollo anziano di rispondere a uno stress di qualsiasi tipo. In pazienti geriatrici anemici si riscontrano frequenti problematiche cliniche in quanto la causa di anemia non è sempre chiara e spesso è multifattoriale o correlata a malattie croniche o infiammatorie, o di origine nutrizionale.  L’anemia da carenza di Ferro è la forma più frequente nell’anziano, c’è variabilità legata  all’ambiente (farmaci, nutrizione, condizioni socioeconomiche), Hb<10g/dl è espressione spesso di una patologia organica, il quadro clinico può essere mascherato da polipatologia. Un approccio clinico adeguato con esauriente anamnesi, una visita medica generale, l’esame emocromocitometrico con reticolociti e l’esecuzione di alcuni semplici esami quali sideremia, ferritina, transferrina e il dosaggio di B12 e folati consentono nella quasi totalità dei casi il raggiungimento di una diagnosi precisa e di conseguenza la possibilità di praticare la terapia più appropriata.

 

 

Depliant per l’iniziativa di Prevenzione dell’Osteoporosi in Casa di Cura Rizzola a cura del Dr Francescon

Nel depliant che che potete vedere e scaricare potete leggere  il programma e le finalità di questa interessante iniziativa

 

3_Depliant Settimana Disturbi Osteoarticolari

Prevenzione dell’Osteoporosi e individuazione dei soggetti da sottoporre all’indagine di densitometria ossea

Prevenzione dell’Osteoporosi e individuazione dei soggetti da sottoporre all’indagine di densitometria ossea

 A cura di : Dott.Alessandro Francescon, Specialista in Geriatria e Gerontologia

 Ambulatorio di Osteoporosi- Casa di Cura Sileno e Anna Rizzola, San Donà di Piave (Ve)-

 

L’ osteoporosi è una malattia in cui vi è la riduzione della densità minerale ossea (BMD), ciò porta a una fragilità dello scheletro e ad un aumentato rischio di fratture, in particolare a livello della colonna vertebrale, dell’anca e del polso. La prevenzione delle fratture è un obiettivo che  consente un miglioramento della qualità della vita per la riduzione della disabilità e la  riduzione dei costi socio sanitari derivanti dalla perdita dell’autosufficenza.

Conoscere i fattori di rischio dell’osteoporosi che ci riguardano è il primo passo per rallentare o prevenire questa malattia. E’ possibile, infatti, rallentare la perdita  dei sali minerali e della massa dell’osso intervenendo sul suo turnover, cioè sul processo di rimodellamento dell’osso.

Esistono strategie di intervento  che possono prevenire o ridurre gli effetti dell’osteoporosi, una volta che si è riconosciuto il rischio.La densitometria ossea associata ad una esperta valutazione clinica si può ritenere adeguata ai fini  di una prevenzione e cura dell’osteoporosi sia per il maschio che per la femmina.

Il fumo di sigaretta, l’assunzione in eccesso di alcol e di caffè, le sostanze stupefacenti, l’uso di determinati farmaci che interferiscono sul metabolismo osseo risultano fattori di rischio di osteoporosi per entrambi i sessi.

Nel maschio, inoltre, il 25-30 % è destinato a incorrere in una frattura da osteoporosi nel corso della vita con elevate conseguenze invalidanti e, anche per questo motivo, l’osteoporosi viene sempre più studiata anche nei maschi. Spesso è  conseguenza o associata ad altre patologie croniche come la  bronchite cronica ostruttiva,  l’insufficenza renale cronica , le epatopatie croniche, etc. Altri fattori di rischio sono: precedenti fratture da fragilità, familiarità per osteoporosi e fratture ossee, ipogonadismo, presenza di malattie osteopenizzanti (malattie reumatiche,emolinfopatie, malattie neoplastiche,etc),disendocrinopatie (Iperparatiroidismo,Sindrome di Cushing ,Ipertiroidismo ,Diabete mellito di tipo I e altre malattie endocrine), riscontro radiologico di osteopenia o deformazioni vertebrali, distrurbi nutrizionali comportanti  ridotto introito di calcio e Vitamina D, magrezza con indice di massa corporea <19 , patologie comportanti malassorbimento intestinale,allettamento prolungato e altri fattori di rischio meno frequenti.

Nella donna il rischio di osteoporosi  aumenta in quanto a tutte le patologie e i fattori di rischio su considerati si possono addizionare altri fattori di rischio quali la menopausa precoce (<45 anni), alterazioni del ciclo mestruale con periodi di amenorrea superiori a sei mesi, ipogonadismo , ovariectomia in età fertile.Questi ultimi fattori di rischio, attribuibili al sesso femminile, rendono auspicabile che l’indagine strumentale della densità ossea sia effettuata in epoca peri-post menopausale, quando  per il venir meno della funzione ovarica  si  determina un aumento del riassorbimento del tessuto osseo. La densitometria ossea è, infatti, un esame importante per decidere se prescrivere una terapia ormonale estrogenica sostitutiva alle donne in menopausa, soprattutto se con sindrome climaterica. L’esecuzione della densitometria ossea è indicata, inoltre, anche per il monitoraggio della terapia antiosteoporotica in atto, per entrambi i sessi.

Per quanto riguarda il paziente anziano, va fatta una  citazione particolare sull’uso dei farmaci. L’anziano, spesso, assume molti  farmaci ed è importante conoscere  la loro eventuale azione sul metabolismo osseo. Particolare attenzione va posta all’uso di cortisonici, se assunti per un periodo prolungato, immunosoppressori, chemioterapici, anticonvulsivanti  e molti altri.

In conclusione, si rende necessario  individuare i  pazienti che per fattori genetici , o  per la presenza di fattori di rischio o patologie pregresse o  in atto, è opportuna l’esecuzione della densitometria ossea visto che la riduzione  della densità minerale ossea (BMD) rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per le fratture da fragilità. In particolare, questo tipo di esame e la valutazione clinica  vanno fatte negli anziani affetti da una polipatologia e  che assumono molti farmaci, con frequenti episodi di caduta, fattore, quest’ultimo, determinante  la frattura  da fragilità.

Anche a San Donà si fa diagnosi e terapia di osteoporosi nella Casa di Cura Rizzola

Valutazione clinica  dell’osteoporosi  e densitometria oseea ad ultrasuoni (QUS) anche a San Donà di Piave

Da alcuni mesi infatti il  Dott.Alessandro Francescon , Specialista in Geriatria e Gerontologia che al suo attivo più di 30 pubblicazioni scientifiche sull’argomento e partecipato a vari congressi come relatore  si adopera nella diagnosi e nella terapia di questa patologia.

Vediamo cosa é la Osteoporosi e come si fa dignosi

 

L’Osteoporosi è una malattia multifattoriale che comporta l’insorgenza progressiva di marcata fragilità

ossea con comparsa di fratture anche spontanee, spesso con recidive che sono causa nel tempo di disabilità

e riduzione della qualità della vita. Tale patologia è riconosciuta come Malattia Sociale dall’Organizzazione

Mondiale della Sanità, sia perché in costante aumento, correlato all’invecchiamento demografico della

popolazione, sia per la rilevanza del suo impatto sociale, sia per i costi che la disabilità determina. Solo in

anni recenti sono state proposte terapie efficaci che hanno dimostrato, in diversi studi, la riduzione

nel tempo dell’incidenza delle fratture e conseguentemente della spesa sanitaria.

 

Una attenta indagine clinica verso tale patologia è indispensabile per un corretto inquadramento

diagnostico, sia al fine di poter effettuare  una diagnosi differenziale verso altre malattie, che per poter

introdurre  adeguate  norme di prevenzione e di terapia.

 

Importante  strumento nella valutazione clinica è sicuramente la densitometria ad ultrasuoni (QUS),

che risulta, oggi, ampiamente diffusa tanto  da essere la  seconda metodica piu’ usata  dopo la tecnica a

doppio raggio X ( DEXA ). Studiata  e validata  dalla Comunità  Scientifica Internazionale, consente di

valutare la struttura ossea  calcaneare, ricca di tessuto osseo trabecolare, che viene preso come

riferimento proprio  per la sua  somiglianza con il tessuto delle vertebre,  il  calcagno e le vertebre sono,

infatti, tra le prime sedi ad essere colpite da un processo osteoporotico. E’ stato ampiamente dimostrato,

sia nelle donne, che negli uomini, che i parametri  ultrasonografici  costituiscono un importante indicatore

di rischio di fratture osteoporotiche, in maniera non inferiore ai dati rilevabili mediante la metodica nota

come DEXA lombare o femorale. L’analisi  combinata dei parametri ultrasonografici e dei dati clinici

consente allo Specialista una  migliore previsione del rischio di frattura ( Società Italiana

dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). La MSOSD (Mediterranean

Society for Osteoporosis  and other  Skeletal  Diseases), in una sua recente recensione relativa ad una

campagna informativo educazionale sul tema dell’Osteoporosi, descrive la tecnica ad ultrasuoni a livello

calcaneare, ad oggi, come un mezzo avanzato e lo cita come un test estremamente rapido, non invasivo,

indolore  e sottolinea  l’utilizzo degli ultrasuoni anzichè delle radiazioni .

 

Ad un approccio allo studio della densità ossea , risulta che altre sedi di esame  sono, più

frequentemente, le seguenti: radio prossimale e distale, falangi, vertebre lombari, femore prossimale, il

total body. Tuttavia, alcune di queste sedi  sono, peraltro, attualmente poco utilizzate, mentre altre, come

le vertebre lombari, sono ritenute da più Autori poco adeguate allo studio dopo i 65 anni per l’interferenza

di fattori artrosici, calcificazioni extrascheletriche  o per la presenza di  fratture vertebrali. Differenti

risultano, infine, le indagini  strumentali che si possono eseguire, tuttavia è da rilevare che la nota AIFA 79

prevede , attualmente, la  prescrivibilità da parte del S.S.N in classe A (pagamento del solo ticket, ove

applicabile) di alcuni farmaci contro l’osteoporosi se valutata da indagini strumentali  eseguite con  le

seguenti  metodiche: DEXA femorale, QUS al  calcagno  e QUS alle falangi, oltre ad altre specifiche

condizioni di rischio.

In conclusione, si può osservare che l’evoluzione tecnologica permette attualmente di valutare la

densità ossea con strumenti sempre meno invasivi, ma efficaci. La tecnica che utilizza gli ultrasuoni

rappresenta una metodica equilibrata tra l’assenza di invasività e la precisione diagnostica. Pertanto, poiché

l’obiettivo clinico primario della diagnosi di osteoporosi si fonda sulla necessità di prevenire le fratture, le

persone a rischio di osteoporosi ( donne in menopausa, anziani spesso affetti da polipatologia), possono

sottoporsi  con fiducia a questo esame  strumentale sia a  fini preventivi che terapeutici.