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Il movimento di opinione "il ponte" si prefigge di raccogliere le opinioni del cittadino, filtrandole ed elaborandole per capire cos'è importante e più utile per la gente.

Dando spazio a tutte le proposte mantenendo sempre la persona e le persone al primo posto.

Si intendono sviluppare i collegamenti con le associazioni di volontariato, con le istituzioni, con le associazioni di categoria, e dei media per elaborare nel miglior modo ciò che viene esposto dal cittadino. Non limitandoci alla critica in quanto tale, ma impegnandoci a costituire e a a tradurre in realtà le idee.

Al movimento di opinione "il ponte" puo' associarsi chiunque desideri lavorare per migliorare la nostra città: renderla più vivibile e sana; ogni persona indipendentemente dalla colorazione politica e dall'iscrizione a un partito, purchè il suo pensiero sia guidato da sani principi.
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DIFENDERE IL MUSEO DELLA BONIFICA PER DIFENDERE LA NOSTRA IDENTITA’

DIFENDERE IL MUSEO DELLA BONIFICA PER DIFENDERE LA NOSTRA IDENTITA’

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Riporto qui in integrale la lettera che il Dr. Dino Casagrande, ex Direttore del Museo della Bonifica aveva inviato al Gazzettino e che è stata pubblicata il giorno 19 dicembre, anche se non integralmente per ragioni di spazio, relativa ad un commento sul confronto tra i costi di due importanti istituzioni culturali sandonatesi: teatro e museo.

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Ho evidenziato in giallo le parti non inserite nel giornale, ma che a me paiono fondamentali e utili a capire il problema, in quanto è bene precisare la funzione del museo rispetto a quella del teatro, altrimenti è poi difficile far paragoni.

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Visto, come abbiamo appreso di recente che c’è anche il tesoretto del rimborso IVA della società patrimonio forse di un importo considerevole, pensiamo che dovrà essere utilizzato in modo oculato, soprattutto per far fronte a spese quali ad esempio la manutenzione del patrimonio (e tra queste ci sarebbe anche il museo che attende un intervento da anni). Si dovranno verificare bene i conti perché ci sono fatture in sospeso e quindi è difficile dire se siano soldi certi e disponibili oppure no, e mi pare che ci siano in corso accertamenti.
L’Annamaria Babbo ha espresso dei forti dubbi, Menazza invece sembra sicuro che pagate due fatture rimanga qualcosa, …ma se rimane qualcosa si dovrà vedere bene dove spenderli.
In ogni caso, se non si vorranno spendere almeno in piccola parte, anche per la manutenzione del museo spesso considerato, e lo abbiamo visto nei comportamenti amministrativi, più una spesa che un servizio importante per la cultura e la gente, vorremmo che si spendessero almeno per le reali e urgenti necessità della popolazione….non ultime le telecamere…per le quali noi de “ Il Ponte “ ci battiamo da tempo.

Sempre più sentiamo persone che parlano e discutano di questo argomento, collegato alla cultura , al centro, al turismo, alla vita della città , alla storia di San Donà e sempre più crediamo che il problema sia sentito.

In quanto alla difesa della fonte della nostra memoria e cioè il museo, crediamo che moltissime persone siano d’accordo per salvarlo e valorizzarlo anche se costa. Ci sono persone che non si esprimono ma che amano il museo, che hanno donato al museo ricordi di famiglia, ricordi dei loro cari, rinunciando a possedere un bene personale ma pensando che tutto questo dovesse far parte del patrimonio collettivo perché importante memoria della nostra gente e del nostro territorio. Quante sono state le donazioni in tutti questi anni dal 1974 quando si sono iniziati a raccogliere gli oggetti fino ad oggi, in 41anni? Tantissime. Vanno conservate.
Riteniamo infatti che conservare le memorie dei nostri predecessori sia un dovere dell’amministrazione, perché il museo è nato con il sacrificio di tante persone, da chi ha rinunciato ad una piccola cosa perché diventi proprietà di tutti a chi ha lavorato sodo per mettere insieme uno ad uno questi ricordi che alla fine sono diventate importanti testimonianze della città e del suo territorio, della sua storia, delle sue vicende umane!
Ecco perché crediamo che su questi punti vada fatta una attenta riflessione e riteniamo che il nascente comitato per il museo, di cui si accenna nella lettera che segue, faccia bene ad operare per la difesa della nostra identità, salvaguardando le collezioni del museo nel luogo in cui attualmente si trova.
Ecco a voi la lettera integrale
Chi vuole considerazioni le può fare su FB o sulla pagina con la mail de “Il Ponte”

Gentilissimo Direttore,
il recente articolo apparso sulla sua testata il giorno 6 scorso e relativo ai costi di strutture culturali della Città di San Dona’ di Piave (Teatro e Museo) rende necessario intervenire per alcune puntualizzazioni.
Parlo non solamente in qualità di ex direttore del museo ma anche in qualità di componente di un comitato di cittadini che si sta costituendo e colgo l’occasione per evidenziarlo (in calce fornisco i riferimenti per aderirvi). L’accostamento fatto dall’Amministrazione nel suo comunicato, tra due strutture che hanno funzioni e missioni completamente diverse e costi diversi (e su quelli indicati nell’articolo sollevo notevoli perplessità), è fuorviante. La prima (il teatro), è una istituzione culturale dedicata allo spettacolo nelle varie discipline in cui esso si può esplicare: rappresentazioni drammatiche, musica, ballo, varietà, intrattenimento, finalizzate al divertimento e a svolgere una funzione di comunicazione.
La seconda, ha una missione che è completamente diversa e che è quella (e mi richiamo alla vasta definizione dell’ICOM, International Council of Museums): “Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.” Mission completamente diverse.
Mettere sullo stesso piano due strutture culturali così differenti è voler fornire all’opinione pubblica una visione distorta. Bene, detto questo, il comitato costituendo, allo scopo di difendere il museo lì dov’è, lì dove è stato creato con enormi sacrifici, lì nella sua attuale, ideale collocazione logistica, vuole dedicare attenzione alla salvaguardia delle memorie del nostro passato, ai grandi problemi ambientali vissuti del nostro territorio, allo studio dei primi insediamenti antropici, alle vicende belliche, a tutta la storia vissuta dalle popolazioni e ai fondamenti delle loro origini che sono contenute in quella istituzione. Tutto questo dà a quell’istituto una valenza ed un’importanza che non si può certo misurare in modo così semplicistico: una differenza di costi. I dati ai quali si è fatto riferimento, inoltre rappresentano pienamente una situazione di trascuratezza della quale l’amministrazione dovrà in qualche modo rendere conto.
I costi riportati nelle affermazioni qualunquiste dell’amministrazione sono tutti da verificare, ma in ogni caso sarebbero comunque accettabili per una struttura che deve svolgere una missione altamente complessa quale è quella del museo che, oltre all’attività di conservazione e scientifica, deve porre in essere una serie di attività che attirino i visitatori nella struttura, deve poter svolgere una attività promozionale in modo da intercettarli dalle aree turistiche a noi vicine per incrementarne il numero, mettersi in rete con altri musei per creare un polo di attrazione che riesca a valorizzare i suoi importanti contenuti.
Ebbene, in questi ultimi due anni si è assistito, invece, ad una sorta di abbandono, mancanza di contenuti, mancanza di quegli interventi strutturali che erano necessari, mancanza di promozione, licenziamento di due bravi operatori (laureati in conservazione beni culturali) che avrebbero potuto costituire con la direzione una équipe poderosa ed autorevole, mancanza di un calendario di attività che fornisse ulteriori elementi per potenziare rilanciare un istituto culturale di primaria importanza non solo per la città, ma per l’intero territorio, come il museo della Bonifica. Inoltre, in tempi di crisi, di ristrettezza di risorse, di difficoltà finanziarie, si dovrebbe far ricorso (se si desidera fare buona amministrazione) anche al volontariato. Persone se ne sono rese disponibili ma sono state allontanate, ovviamente tutto questo ha avuto anche una ripercussione anche sui costi della struttura. Sì è fatto di tutto…ma in senso opposto a quello in cui si sarebbe dovuto operare.
L’atteggiamento colpevole dell’amministrazione comunale dovrà essere stigmatizzato e non mancherà occasione per farlo, e con il costituendo comitato lo faremo certamente: i cittadini devono riprendersi il proprio ruolo contro comportamenti di abbandono, contro le richieste inascoltate, in definitiva contro l’arroganza di potere purtroppo oggi presente in molte espressioni dell’autorità politica e amministrativa.
Dino Casagrande

Per aderire Email: avverte@gmail.com
O sulla mail del sito web (+ FB) : http://www.ilponte.ws/portale/?page_id=28

Desidero ricordare che in questo sito ai links

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1776

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1783

http://www.ilponte.ws/portale/?p=1787

Avevamo già pubblicato un lungo testo del dott. Casagrande che illustrava le ragioni per le quali il museo doveva rimanere lì dove si trova.

Lettera aperta Al signor Sindaco di San Donà di Piave

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera aperta Al signor Sindaco di San Donà di Piave

Egregio Signor Sindaco scrivo non come Presidente del Movimento di Opinione Il Ponte, non come l’ideatore e amministratore della Pagina San Donà  Sicura nonché Coordinatore di tutta la Rete +  Sicura.

Le scrivo come cittadino di San Donà  di Piave.

Questa sera  quando mi sono recato alla Santa messa sono stato molestato pesantemente al’ingresso della Chiesa di San Pio X da uno soliti mendicanti molesti che lei conosce bene vivendo a San Donà e leggendo gli articoli e le denunce sui giornali. Sono stato molestato pesantemente perché non ho dato loro l’elemosina e non ho, secondo loro, augurato a loro una buona domenica.

Sono  soggetti ben noti alla polizia urbana e schedati dalla stessa, che si trovano ogni giorno fuori e dentro l’Ospedale di San Donà, fuori e dentro della Casa di Cura Rizzola, all’esterno del supermercato Lidl, del supermercato Dpiù , del supermercato Winner  e nei vari parcheggi di San dona di Piave. Queste persone molestano a volte pesantemente i cittadini non solo sollecitando l’elemosina ma a volte strattonandoli e offendendoli e creando paura con i loro atteggiamenti.

Queste persone come lei ben sa vivono in una casa disabitata vicino al cimitero, usufruendo dei servizi collegati all’abitazione. Fanno i loro bisogni nei bagni dell’Ospedale, della Casa di Cura, del Supermercato Lidl. Esistono documentazioni fotografiche e filmati del loro comportamento. Gli stessi soggetti  considerazioni questo un lavoro  ( come sentito personalmente alla mattina quando in gruppo si dividono i posti e gli orari ) . Non accettano alimenti ma vogliono soldi e come da documentazione spendono i loro soldi in smartphones, in sigarette in Ipads e in gratta e vinci ( oltre naturalmente ai loro fabbisogni normali).

Io oggi ho ricevuto l’attestazione di solidarietà dalle persone vicine ma certamente il diverbio e le offese non mi hanno permesso  di poter ascoltare tranquillamente la Santa Messa.

È mai possibile che i cittadini di San Donà non possono andare tranquillamente alla Santa Messa? andare tranquillamente a fare la spesa ad un supermercato ? andare tranquillamente all’Ospedale o in Casa di Cura senza essere continuamente vessati da richieste insistenti e da minacce a volte se non si cede all’elemosina?

Oggi ho parlato con un dirigente del supermercato Lidl che mi ha detto che avendo appreso di perdere clienti proprio per la presenza di questi mendicanti sono stati costretti ad assumere delle persone che allontanino questi mendicanti.

Le sembra giusto che un cittadino di questa città non possa vivere tranquillamente e debba difendersi da solo da questi individui?. Lei come Sindaco è responsabile della Salute dei suoi cittadini e per Salute si intende lo stato psicofisico del cittadino. Lei è anche responsabile della sicurezza dei cittadini e la sicurezza comprende lo stato che ogni cittadino ha di poter girare in sicurezza e in serenità per la propria città.

Chiedo e ce lo chiedono migliaia di cittadini quando si potrà ritornare ad avere una città nella quale  noi tutti possiamo uscire tranquillamente e passeggiare sia di giorno che di sera; quando potremmo andare nei luoghi di cura; quando potremo andare alla Santa Messa o quando potremo recarci nei supermercati a fare la spesa senza essere continuamente vessati da queste persone.

Le chiedo se la sua Amministrazione intende porre rimedio a questa situazione che rende poco vivibile la vita di noi cittadini. Questa lettera aperta viene messa sui Social Networks   e nel sito ”  Il Ponte”  in quanto la visibilità è alta e  in molti aspetteranno una Sua risposta per poter pensare ad un prossimo futuro più sereno e tranquillo

Ringraziandola dell’attenzione porgo distinti saluti

Madeyski Paolo

Controllo di Vicinato e Rete+Sicura ( San Donà+Sicura)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sul Sito della Città di San Donà di Piave appare  “Foglio di collegamento n.19” che viene inviato settimanalmente per  approfondire temi e argomenti su San Donà di Piave, sul Veneto Orientale, sulla Città Metropolitana.

Questo Foglio N 19 parla di

“ CONTROLLO DI VICINATO, LA SICUREZZA GARANTITA DAI CITTADINI “

 

Lo riportiamo integralmente in quanto documento pubblico che serve ad informare la cittadinanza su cosa la Amministrazione pensa in fatto di “ Sicurezza”

 

“Le reti di vicinato e la collaborazione tra enti come opportunità per una maggiore tutela dalla microcriminalità. È la prima analisi che si può dedurre dalla relazione della Prefettura sulla criminalità nel Veneto Orientale. Dove, a fronte di un livello di criminalità decisamente inferiore rispetto ai valori del Veneto e della Provincia di Venezia, resta una percezione della sicurezza da parte dei cittadini non sempre soddisfacente. Lo stesso prefetto Domenico Cuttaia suggerisce “attenzione sulla necessità di sviluppare una intensa azione di informazione e sensibilizzazione sul territorio attraverso l’organizzazione di incontri pubblici con i cittadini”. Insomma, da una parte gli occhi dei cittadini come migliore prevenzione. Dall’altra ricostruire un tessuto di relazioni, di conoscenze, di collaborazione che, oltre ad migliorare il controllo del territorio, abbia una valenza sociale.

È questo il “controllo di vicinato”, esperienza nata negli anni Sessanta negli Stati Uniti e affermata soprattutto nei paesi anglosassoni, dove coinvolge oltre 10 milioni di cittadini. Il progetto è recentemente giunto in Italia, in una trentina di Comuni dell’Italia settentrionale, soprattutto in Emilia e Lombardia. Primo esperimento veneto in due frazioni di Mira, Gambarare e Oriago, bersagliata da furti, dove pare abbia dato ottimi risultati.

Il programma prevede l’auto-organizzazione tra vicini per controllare l’area intorno alla propria abitazione. Questa attività è segnalata tramite la collocazione di appositi cartelli. Lo scopo è quello di comunicare a chiunque passi nell’area interessata al controllo che la sua presenza non passerà inosservata e che il vicinato è attento e consapevole di ciò che avviene all’interno dell’area.

Lo schema è piuttosto semplice. Auto-organizzazione tra vicini per segnalarsi tra di loro, a turno, movimenti sospetti. Condivisione tra telecamere private, pronte segnalazioni alle forze dell’ordine e corsi sulle pratiche da adottare per mantenere elevato il livello di sicurezza. E poi un insieme di piccole attenzioni che rafforzano i rapporti umani prima ancora che intervenire sulla collaborazione civica. E contemporaneamente puntano i molti occhi di chi abita il quartiere come deterrente non solo per chi volesse compiere furti ma anche verso altri illeciti quali graffiti, truffe, vandalismi.  E, su tutto, un dialogo costante con le forze dell’ordine.

Insomma, “un sistema integrato di prevenzione e repressione”, come lo ha definito il prefetto. L’unione fa la forza, soprattutto in tema di sicurezza e di polizie locali. Ed è la strada da percorrere per garantire i cittadini.”

Il documento è firmato  da

Andrea Cereser  Sindaco di San Donà di Piave

San Donà di Piave, 25 luglio 2014

 

Dal foglio firmato dal Sindaco che rappresenta la Amministrazione si legge che la Amministrazione ritiene una ottima cosa il “ Controllo di Vicinato” . Non parla della Rete +Sicura e nello specifico, in quanto la Amministrazione è di San Donà, di San Donà + Sicura.

E allora vogliamo mettere i punti sulla i  come si suole dire.

Vogliamo raccontare come e dove è nata l’idea del Controllo di Vicinato , come si è sviluppato e diffuso, quali sono i principi, le regole la filosofia  e in modo particolare quali sono le differenze con la Rete + Sicura.

 

E lo possiamo fare tranquillamente in quanto noi conosciamo bene tale realtà essendo stati invitati dal gruppo di “ Controllo di Vicinato “ di Mira ed abbiamo discusso dei problemi inerenti al loro sistema e al nostro sistema. Abbiamo discusso delle differenze di gestione e abbiamo cercato di ottimizzare i due sistemi.

 

La Storia

Controllo di vicinato cominciò silenziosamente alla fine degli anni ’60 come responso allo stupro e all’omicidio di Kitty Genovese in New York. Cominciò come un gruppo che aveva la funzione di associare i vicini e la comunità per crimini . Non era composta da vigilantes  ma era da persone che sospettando delitti o crimini incoraggiavano gli amici e i vicini della comunità a contattare le autorità ad intervenire anche solo nei sospetti.

Nato quindi negli Stati Uniti negli anni ’60 e ’70 e arrivato in Europa partendo dalla piccolissima Mollington nel Cheshire in Gran Bretagna (1982), il Neighbourhood Watch è adottato da decenni in innumerevoli città americane come per esempio Chicago e Los Angeles e inglesi, come Oxford, Londra ed Edimburgo e ancora in Canada, Australia e Nuova Zelanda e in un’infinità di centri minori in tutti i Paesi anglosassoni.

 

Praticamente quello che stiamo facendo noi di San Donà + Sicura.  Noi invitiamo le persone della nostra comunità a vigilare nei nostri territori e a segnalare alla autorità ogni sospetto o ogni cosa incompatibile con il vivere civile  e che metta in pericolo la nostra sicurezza

 

Quindi da qui vediamo una prima differenza. Il Comitato di Vicinato era nato per i crimini , noi invece siamo nati per la nostra sicurezza che non è solo evitare delitti ma anche cosa che non garantisce la nostra sicurezza , dalla sanità, ai furti, ai delitti , alla sicurezza stradale eccc.

 

Si chiamava  Neighborhood_association e poi in Italia quando è nata si è chiamata  Comitato di Vicinato e poi “ Controllo di Vicinato “

 

Ma quando è nata in Italia tale forma di autodifesa ?

Leggiamo dal sito italiano

http://controllodelvicinato.it

una lettera che spiega la nascita

 

“Mi chiamo Gianfrancesco e nel 2008, dopo essere stato vittima di un tentato furto nella mia casa, ho importato dall’Inghilterra e promosso in italia, il “neighbourhood watch”, facendo anche nascere nel 2009, il primo gruppo italiano sul controllo del vicinato. In pratica, il programma dell’associazione prevede l’auto-organizzazione tra vicini, per controllare l’area intorno alla propria abitazione. Questa attività è segnalata tramite la collocazione di appositi cartelli. Lo scopo è quello di comunicare, a chiunque passi nell’area interessata al controllo, che la sua presenza non passerà inosservata, e che il vicinato è attento e consapevole di ciò che avviene all’interno dell’area. Dato che è un progetto auto-prodotto, le spese sono tutte a carico dei volontari; per questo motivo, sostenere l’Associazione Controllo del Vicinato significherebbe dare un po’ di respiro e aiuto economico, per le varie spese e i vari investimenti da fare per migliorarlo: adesivi, cartellonistica per i Comuni che non possono acquistarla, sito internet da implementare, due APP per Android e IPhone a scopo educativo e promozionale. Insomma, tutte cose che abbiamo in mente, ma che non possiamo permetterci di fare.  “

 

Dal 2008 il Progetto si è sviluppato tanto che si trova un documento nel sito della Prefettura di Perugia   denominato “ PROGETTO “CONTROLLO DEL VICINATO”

Pieno successo del progetto “Controllo del Vicinato” nel Comune di Seravezza, frazione Querceta. Infatti nella serata del 12 agosto i Carabinieri hanno arrestato due pregiudicati che a seguito di un controllo venivano trovati in possesso di alcuni monili in oro e altri oggetti, provento di un furto avvenuto il giorno precedente nella medesima località’. L’intervento dei Carabinieri era stato richiesto da alcuni residenti che avevano notato un’autovettura sospetta che marciava a bassa velocità tra le vie di quella frazione.

Ai cittadini che hanno partecipato attivamente nell’ambito del Progetto, adottando comportamenti più vigili ed improntati ad un principio di aggregazione col vicinato, nel rispetto della reciproca riservatezza e ai militari della Stazione Carabinieri di Querceta và la gratitudine del Prefetto. Con il loro impegno hanno dimostrato la concreta possibilità di promuovere la sicurezza urbana per ridurre i reati, in particolare contro la proprietà e le persone, attraverso la solidarietà e la cooperazione con le Forze di Polizia.

Si auspica il proseguimento del progetto con una sempre maggiore partecipazione dei cittadini e la sua estensione ad altre realtà del territorio.

Possiamo dire che questo documento ufficiale mostra come le Forze dell’Ordine abbiano convalidato questa sistema di autodifesa

 

Troviamo poi una consacrazione sul principio di tale mezzo illustrato dal Criminologo  Dott. Francesco Caccetta il quale aveva  illustrato  i comportamenti tipici dei ladri e di coloro che intendono commettere un reato predatorio, le varie precauzioni e le tecniche per difendersi ed aumentare la protezione delle case. Ha evidenziato l’essenzialità del rapporto di buon vicinato e della necessaria attenzione a qualsiasi cosa inconsueta o inusuale, spiegando che è meglio un falso allarme che un danno subito (in genere solo il 50% degli allarmi si è poi dimostrato reale). Il Criminologo ha esortato  ad aderire al CONTROLLO DEL VICINATO, un principio solidaristico adottato in molti paesi anglosassoni ed affermato in tante cittadine del nord Italia, dove si è notato una riduzione dei furti nelle case fino all’80%.

 

Vicino a noi vi è la realtà di Mira che è diventata una cittadina da prendere ad esempio  grazie ad alcuni gruppi di cittadini, che in febbraio avevano deciso di organizzarsi per controllare il vicinato dopo svariati episodio di furto

L’iniziativa, ideata dagli abitanti della frazione di Gambarare, aveva lo scopo di ‘’spaventare’’ i ladri. Per far ciò, gli abitanti della frazione avevano posto nei quartieri la segnaletica ‘’Zona controllo del vicinato’’ e si erano riuniti in cinquanta, controllando determinate zone ed avvisandosi tra loro attraverso sms e telecamere private.

‘’Abbiamo deciso’’, ha riferito uno degli organizzatori, ‘’che così non poteva più continuare, dovevano essere più attivi come comunità ed evitare cioè che dei malintenzionati agissero contro le nostre famiglie. Per questo due gruppi attivi di persone hanno di volta in volta informato le forze dell’ordine di movimenti di persone sospette nella nostra località ad ogni ora della giornata. Così oltre ai ladri, hanno avuto vita dura anche falsi tecnici, truffatori, spacciatori, sbandati, molesti, e ragazzini in vena di vandalismi’’.

Leggiamo da un articolo della Nuova Venezia

 

 

Là dove hanno fallito le famose “ronde” funzionano invece i gruppi di controllo di vicinato. Gli atteggiamenti “militareschi” fecero un buco nell’acqua, i più tranquilli controlli tra vicini di casa con un semplice telefonino hanno invece un successo che sfiora il 100%.

Da quando i gruppi di controllo di vicinato  sono stati organizzati, cinque mesi fa nell’area Molin Rotto a Gambarare per combattere la microcriminalità dilagante e i furti, questi tipi di reati si sono quasi azzerati. Sono stati piazzati come deterrenza contro i ladri anche una serie di cartelli autorizzati dal Comune che indicano la presenza dei volontari. Il costo dei cartelli di 700 euro se lo sono accollati gli stessi residenti.

Di fatto due gruppi di 25 persone ciascuno controllano un territorio circoscritto grazie a continui scambi di messaggi sui cellulari e sistemi di telecamere private. Nei mesi precedenti all’iniziativa in quest’area erano avvenuti decine e decine di furti.: case svaligiate, auto razziate, garages svuotati e anche un caso di rapina, oltre a tutti i casi di truffe fatte da falsi tecnici.

«Abbiamo deciso», dice uno degli organizzatori, «che così non poteva più continuare e dovevano essere più attivi come comunità ed evitare cioè che dei malintenzionati agissero contro le nostre famiglie Per questo due gruppi attivi persone hanno di volta in volta informato le forze dell’ordine di movimenti di persone sospette nella nostra località ad ogni ora della giornata. Così oltre ai ladri, hanno avuto vita dura anche falsi tecnici, truffatori, spacciatori, sbandati, molesti, e ragazzini in vena di vandalismi. Da quando i gruppi sono attivi si sono avuti uno o due episodi di tentati furti in cinque mesi. Insomma quasi nulla rispetto al periodo precedente».

L’esperimento funziona e gli organizzatori sono intenzionati a potenziarlo con l’arrivo dell’estate . Continueranno ad esserci le limitazioni alle segnalazioni . «Per il rispetto della privacy», spiegano gli organizzatori, «non saranno segnalati per esempio coppie di fidanzatini o l’amante del vicino o un semplice diverbio famigliare». Un esperimento di questo tipo è partito anche a Oriago in via Lago di Lugano in questi giorni, e anche questo sembra dare risultati promettenti.

 

Tutto bene

Nell’incontro avuto con gli amici di Mirano abbiamo discusso metodi e risultati e abbiamo raccolto loro suggerimenti e loro hanno raccolto nostri suggerimenti

 

Vediamo allora le differenze e cosa fa ritenere i nostro Progetto +Sicura più facilmente stendibile con una maggiore diffusione e velocità di trasmissione dei dati.

Unico problema che mentre il loro progetto è visto in maniera amico dalla Amministrazione e dalle Forse dell’Ordine da noi è visto come  un nemico in quanto rispetto a loro per noi la sicurezza è globale e quindi rendiamo pubblici tutti i problemi e spesso le Istituzioni vedono le segnalazioni come critiche a loro e non come elementi propositivi come invece lo sono

 

Vediamo allora le differenze:

Prendiamo le domande e le risposte nella pagina del loro sito

E vediamo le diffeernze

http://www.controllodelvicinato.com/faq.html

 

 

L’iniziativa è politica o politicizzata? 
No, non c’entra alcun partito politico infatti l’iniziativa è stata ben recepita dai gruppi politici più disparati. Il Controllo del Vicinato mira esclusivamente a creare maggiore sensazione di protezione e una maggiore consapevolezza e coesione sociale, senza altri fini se non quello di difendere i propri beni e i propri familiari nel rispetto della legge.

Anche per +Sicura vale la stesa regola. Anzi gli amministratore della pagina cancellano ogni farse che si riferisce ad un partito o frasi razziste

E’ pericoloso? 
No, non si corre alcun rischio né è richiesto alcun intervento se non qualche appunto che potrebbe tornare utile alle autorità e una telefonata al Coordinatore, alle Forze dell’Ordine o al vicino coinvolto da un presunto “atto illecito” a seconda dei casi. Si può chiedere a una persona che giri senza meta apparente nel quartiere guardando nei giardini o nelle case, “Posso aiutarla? Cerca qualcuno?”, allo scopo di far capire alla persona che non è passata inosservata ma questo gesto così come qualsiasi altra iniziativa personale è totalmente facoltativo. Importante: non assumere atteggiamenti aggressivi o di sfida verso sconosciuti!

Gli Amministratori di + Sicura girano , verificano , chiedono e intervistano persone sospette nel limite del possibile senza stimolare reazione violente o pericolose

E’ un’associazione? C’è da pagare?
No, nessun fine di lucro per l’iniziativa e non c’è nulla da pagare, la partecipazione è volontaria e mirata a creare un sentimento collettivo di attenzione. L’unico investimento è da parte del Comune quello di indire una riunione in luogo pubblico in orario serale e di apporre alcuni cartelli nelle zone che facessero richiesta di attivazione di CdV.

La Rete + Sicura non chiede nulla al Comune e ogni riunione o cartelli o manifesti o altro è a spese degli Amministratori o di offerte se in futuro qualcuno le volesse donare

Quali costi ci sono?
A parte i cartelli (a carico del Comune) e un po’ di tempo per un incontro il Controllo del Vicinato non prevede altri costi.

Ogni costo per qualsiasi manifestazione o gadget o altro è totalmente a carico egli amministratori della rete + Sicura

Come viene vista dalle autorità? 
A pochi mesi dall’adozione sono state riscontrate solo opinioni positive, specie dalle Forze dell’Ordine le quali possono contare sull’aiuto dei cittadini per intervenire miratamente su segnalazioni specifiche, il che rende più efficace il lavoro delle pattuglie impegnate quotidianamente nei sulle nostre strade e che possono concentrarsi dove c’è maggiore necessità sapendo di poter contare su segnalazioni puntuali in caso di necessità.

Attualmente solo alcune Amministrazioni hanno dimostrato considerazione e hanno chiesto o sollecitato la collaborazione. Si spera che in un futuro tale collaborazione sia fattibile. Al momento La Nostra Amministrazione ci critica perché legge critiche  alla conduzione della città e a problemi legati alla sicurezza. Ci vede come una alternativa alla Amministrazione alle Forze dell’Ordine mentre invece noi vogliamo solo sensibilizzare la gente e collaborare con le istituzioni per difendere noi e la città

 

Nelle zone di Controllo del Vicinato viene fermato chiunque, indistintamente? 
No, in linea di massima non viene fermato nessuno anche perché nessuno ha l’autorità di fermare altri individui. In caso di atteggiamenti sospetti da parte di qualcuno o ci si accerta amichevolmente se la persona sia in cerca di qualcosa di specifico (amici, negozi, altro) o si avvertono semplicemente le autorità competenti.

Lo stesso per gli aderenti alla Rete + Sicura

Sono previste ronde?
No, contrariamente ad alcuni altri sistemi di Neighbourhood Watch (esempio alcuni modelli in UK) non è previsto alcun tipo di ronda in base al principio che è più opportuno anziché avere qualcuno che passa in strada guardando le case, fare sì che dalle case si guardi maggiormente in strada. Un vantaggio aggiuntivo è che mentre le ronde passano per un’area, i vicini sono quasi sempre presenti!

Lo Stesso avviene e si auspica avvenga con gli aderenti a Rete + Sicura

Il modello di Controllo del Vicinato è applicabile ovunque? 
Il Controllo del Vicinato è applicabile ovunque. La zona ideale per l’applicazione del Controllo del Vicinato è tuttavia piuttosto circoscritta (e ciascuna con un proprio coordinatore), non sono ideali per poter avere una chiara situazione del viavai di auto e persone le zone con troppi esercizi commerciali o con uno o più palazzi di grandi dimensioni.

Il Modello di Rete + Sicura è applicabile e ripetibile in ogni paese o città Non ha a confronto del Progetto Controllo del Vicinato limiti di persone, quartieri o vie.. Vanno bene zone solo abitate o zone commerciali.

Quando devo chiamare la Polizia?
Chiama la polizia quando vedi che viene commesso un crimine o quando a seguito di elementi sospetti credi che un crimine possa essere commesso a breve. Meglio che la Polizia accerti un possibile crimine prima che qualcuno ne sia vittima!

Concordiamo anche noi con gli stessi principi. Tendiamo a prevenire. Prevenire meglio che curare. Prevenire meglio che succeda il furto o il danno. Si può chiamare la Polizia o i Carabinieri

A)  Dall’incontro che abbiamo avuto con il Comitato di Controllo Di Vicinato di Mira abbiamo raccolto e approvato l’idea di preparare dei cartelli simili ai loro per indicare le zone che i cittadini ci segnaleranno come posti a rischio e saranno maggiormente sorvegliati  agli aderenti alla Rete + Sicura. Saranno displocati nei posti scelti con il persone dalla Amministrazione ad indicare che tale vie o piazze sono maggiormente sorvegliate dai cittadini stessi

 

b) Ci saranno incontri con i cittadini aperti al pubblico e alle istituzioni in cui farà il punto della situazione e saranno presenti esperti del settore che esporranno consigli  e faranno relazioni utili per capire come difenderci meglio e in modo legale

 

Prendiamo come fattori positivi alcuni punti derivanti dall’uso degli avvisi che le zone sono maggiormente sotto l’occhio dei cittadini

Far sapere tramite l’apposizione di cartelli  a chiunque passi nella zona che la sua presenza potrebbe non passare inosservata e che il vicinato è attento e consapevole di ciò che avviene all’interno del quartiere. 

Un insieme di piccole attenzioni fa sì che i molti occhi di chi abita il quartiere rappresentino un deterrente per chi volesse compiere furti o altro genere di illeciti “da strada” quali furti, graffiti, scippi, truffe, vandalismi etc. La collaborazione di tutti è fondamentale perché si instauri un clima di sicurezza che verrà percepito da tutti i residenti e particolarmente dalle fasce più deboli che rimangono a casa come anziani, donne e bambini. 

Il senso di vicinanza unito alla sicurezza che al suono di un allarme, a un’invocazione di aiuto, o di fronte a qualunque altra situazione “anormale” ci sia una tempestiva reazione del vicinato fa sì che ci si senta maggiormente protetti all’interno della propria abitazione e contemporaneamente rafforza i rapporti all’interno di una comunità diventata più unita e consapevole. Non ultimo, si instaura un dialogo continuo e sensibile tra cittadini e forze dell’ordine alle quali il Coordinatore dell’area di Controllo del Vicinato riporterà gli episodi o le segnalazioni più significative.

 

Vi sono alcuni consigli che prendiamo dalla loro esperienza che riteniamo validi anche per la Rete + Sicura

 

  • Sensibilizzare il vicinato circa l’importanza che tutti prendano parte a questa sorta di “auto-controllo”. Quante più persone la effettueranno, tanto più sarà efficace.
  • Prestare maggiore attenzione a ciò che avviene nel proprio quartiere, nelle proprie strade.
  • Segnare su un taccuino eventuali auto (tipo, targa) che risultino sospette. Auto diverse dalle solite che transitano in zona magari lentamente o con a bordo persone sospette, auto o moto che siano parcheggiate lungamente di fronte a delle abitazioni con qualcuno a bordo etc. In caso di furti questi indizi potrebbero rivelarsi utili alle autorità.
  • Chiedere a persone che passino all’interno del quartiere guardandosi troppo in giro se abbiano bisogno di aiuto o se stiano cercando qualcuno. E’ un semplice, antico gesto per far sapere alla persona che non è passata inosservata e un possibile aiuto a visitatori occasionali del quartiere.
  • Non sono richiesti né eroismi né particolari competenze, si tratta sostanzialmente di essere più vigili, di osservare meglio; per esempio guardare meglio fuori casa, la strada o la proprietà del vicino, quando si esce o si rientra a casa o quando si stende il bucato, quando si fuma sul balcone oppure si porta a spasso il cane, etc…
  • Uscire al suono di un allarme anziché fingere di non sentirlo. Nessuno chiede di correre fuori dalla vasca da bagno e precipitarsi in strada, ma quante volte ci basterebbe aprire la finestra o fare pochi gradini per verificare che non si stia perpetrando un reato? Se anche solo quattro persone di un vicinato guarderanno per pochi secondi fuori dalla finestra prestando attenzione ad eventuali anomalie (es. segni di scasso, finestre aperte, vetri infranti, auto o furgoni) si avranno quattro prospettive diverse di un possibile crimine e qualcuno pronto a chiamare le Forze dell’Ordine.

Guardare fuori quando abbaiano i cani del vicino o se qualcuno parla concitatamente oppure grida sotto casa

 

Sono consigli che sono sempre validi e che saranno ribaditi nel tempo da noi

 

Non ti curar di loro ma guarda è passa. La sicurezza non è di destra o di sinistra é NOSTRA !

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ragioniamo a mente fredda. Oggi ho ricevuto questa mail da una persona che si è firmata  e la riporto perchè mi trova sulla sua lunghezza d’onda. Provo a dimenticare la critiche di chi non ha saputo o voluto capire cosa sia ” Il Ponte” ed ha visto quello che non è e non è stato.  Bastava informassi e capire cosa sia la Sicurezza e cosa pensano i cittadini e forse si capiva perché abbiamo organizzato il convegno . e lo abbiamo organizzato proprio perchè i cittadini lo volevano e perché i cittadini vedevano una città senza sicurezza e senza qualcuno delle istituzioni che li difendesse.

E questo cittadino che chiameremo D.C. ha scritto dei ragionamenti che condivido in pieno e possono riassumere il convegno

” la conferenza di venerdì mi sembra sia andata benissimo ma come al solito le risposte di chi le doveva dare sono state evasive anche se motivate: se le leggi non tutelano le vittime del delitto e tutelano solo i delinquenti non ci salviamo.  Il ragazzo afghano, nella sua semplicità lo ha capito meglio di qualsiasi altro.

E’ pur vero che è questa la tradizione del diritto italiano  (Beccaria insegna) ma traeva origine da principi generali antichi,  si ispirava al rispetto della persona e all’educazione, al timor di Dio chè sono dei punti  fermi che ora mancano nella stessa formazione scolastica e  dei figli che non hanno più rispetto per i padri…e così via.

La riforma del diritto e le storture esistenti tra il codice penale e quello di procedura penale vanno risolte. Le carceri devono funzionare e non è ammissibile che un detenuto  straniero debba dare un suo “assenso” per essere riportato nel suo paese…cose
proprio fuori da ogni logica .

E  i politici si riempiono la bocca del problema delle carceri sovraffollate e non conoscono nulla della reale situazione, si riempiono la bocca di luoghi comuni e la stampa  nasconde i dati reali: 67.000 detenuti dei quali più di 23.000 stranieri. Le carceri nuove non possono funzionare per mancanza di personale e non si possono riportare al loro  paese quelli che delinquono….

Mi spiace della sterile polemica che ho visto e comunque si sa  bene che chi fa qualcosa è sempre criticato…non te ne curare vai avanti per la tua strada.”

 

 

 

 

 

 

Giusto ” non ti curar di loro ma guarda e passa ” diceva Dante  e possiamo dirlo anche noi

E mi riferisco alle critiche di Leo Oliviero, Vicesindaco che come uomo di destra predicava la sicurezza con le armi e poi passato alla giunta  di sinistra pretendeva che ” Il Ponte” organizzasse il Convegno al posto della Amministrazione Comunale.

Noi abbiamo invitato tutte le istituzioni a d ascoltare e a portare i saluti delle loro associazioni e delle loro ammnistrazioni ma non a parlare di ideologie politiche legate a partiti.

Riporto un commento di una persona W.L. che ha scritto: sarebbe bello se il sindaco fosse stato tra i relatori. .Era importante? Il sindaco ha tutto ol potere di questo mondo e non ha necessità di venire ad un convegno per dare il splito segnale politico. Il problema sta in un punto: avere il potere e non sapere cosa farne. Se c’è una opposizione responsabile è questa che lo deve evidenziare e non certo un convegno esterno. Se non succede è evidente che l’opposizione è una minoranza. Il che è tutto dire..

Sono d’accordo. La politica legata ai partiti è morta , sia di destra che di sinistra e non sa agire solo per i cittadini ma pensa più  al consenso che alla sicurezza dei loro cittadini. Maggioranza e minoranza spesso fanno la stessa politica.

Un altro D.M ha scritto:o nei miei 45 anni, di cui la metà passati in una città come Napoli, dove si vive giornalmente con la paura, ho mai visto da parte della “politica” fare qualcosa di sua iniziativa sul problema sicurezza, salvo quando associazioni , convegni cittadini ecc. hanno alzato la voce ; quindi ben vengano sempre di più i contatti con il popolo “sovrano” a mezzo convegni come quella della serata di san Donà !!!!

E alla fine vi dico che ho ricevuto quasi totalmente elogi e apprezzamenti sul convegno e una vera critica solo o quasi dal vicesindaco .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma non tutto è andato bene venerdì sera.

Un dato è emerso sicuramente dal Procuratore della Repubblica Delpino e dall’Avvocato Teso. Ci sono le leggi ma spesso non vengono applicate. Ci sono leggi che sono vecchi e mancano leggi adeguate alla situazione presente. Vi sono leggi che permettono che il processo sia fatto dopo anni e che chi ha commesso un reato rimanga libero per anni. Vi sono leggi che non difendono il cittadino.  Vi sono leggi che dicono che se la pena è sotto i 3 anni non si va in prigione. Ma le pene alternative sono mal fatte. I braccialetti non hanno il GPS e non servono a nulla. E allora cosa facciamo

Ecco quello che è emerso purtroppo: non vi è certezza della pena. Le istituzioni funzionano a scacchiera e secondo le persone.

Non per il partito ma per la persona.

Effettivamente il ragazzo afgano Alem Saidy ha capoito molto meglio di altri ma tutti noi siamo sempre alle prese con le varie forme di criminalità e non sappiamno o non possiamo difenderci

Avere messo il video dei ladri è stato un segnale a tutti: collaborate con  le varie forme di forze dell’ordine. Solo così possiamo migliorare la città . Ma dobbiamo avere forse dell’ORDINE  come ci ha spiegato il Comandante Vanin che faccia applicare la legge; che punisca gli abusivi, che trasgredisce la legge…

Ecco dal convegno siamo usciti con la speranza che tutti collaborino e che le istituzioni ci aiutino

Lo stesso Sindaco Cereser ha promesso ed ha fatto un discorso razionale e di buon senso e speriamo che faccia qualcosa.

Gli ho detto che a volte basta poco, come per esempio un o specchio lungo la pista ciclopedonale all’angolo dell’Ospedale dove l’incidente è sempre in agguanto  e sembra che farà…speriamo.

 

 

Convegno sulla Sicurezza: La politica fallisce ma i cittadini vogliono fatti e non parole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oggi dovevo scrivere il resoconto del Convegno sulla Sicurezza di venerdì 7 marzo all’Hotel Forte 48.  E lo farò ma il resoconto sarà anche una risposta ai politici che pensano a parlare e a fare politica senza capire che i cittadini vogliono fatti e non parole.

Come per quanto riguarda il problema della Sanità e dell’Ospedale Unico. Avevamo organizzato un convegno per presentare le schede ospedaliere regionali  con relatori i vertici della Sanità Regionali. Il Sindaco Cereser era intervenuto come ieri come ospite e non come relatore. Aveva applaudito  quanto detto dagli esponenti regionali e ne fa fede la registrazione. Ma poi sono cominciate le corse a dire tutto e il contrario di tutto. Noi stessi de ” Il Ponte” abbiamo pubblicato integralmente il documento firmato dal PD e dal Sindaco Cereser in cui si dichiarava il contrario di quanto detto dal Sindaco al Convegno in questione. Poi la politica si è mossa con tutti i Sindaci che dicevano di tutto. E poi vi erano le direzioni dei partiti che dettavano legge. Anche oggi sui giornali vi è una reprimenda del Pd al Sindaco di Meolo reo di pensare in maniera diversa .

E poi cosa è successo ? Il Vicesindaco Leo Oliviero non è d’accordo con il Sindaco. Difficilmente va d’accordo . Lui è un uomo di destra e il Sindaco è di sinistra. Si sono messi d’accordo per vincere le elezioni e le hanno vinte. Grazie proprio all’appoggio ddi Leo Oliviero. Ma rimanere assieme devono trovare un compromesso. Ecco allora che ci fu una riunione della Lista Civica di Leo Oliviero che finì a mezzanotte e mezzo ( mi telefonò lo stesso L. Oliviero ) che cambio la decisione del Sindaco e del PD.

E quindi ecco che si riunisce la Conferenza dei Sindaci  e alla unanimità decide che va bene l’Ospedale Unico e rimane solo il problema della Sede ma si decide chi troverà la sede stessa.

E tutto finisce come prima salvo aver perso tempo e fatto politica come si fa a Roma non ascoltando i cittadini .

Potete vedere l’intervista di 20 minuti veneti su Piave Tv  che poi è durata solo 13 minuti . Durata meno perchè il Sindaco ha ribadito i concetti già espressi e affermato le cose che avevamo espresso noi sia al Convegno sulla Sanità che in questo sito. L’intervista è scesa infatti o diminuita di alcuni minuto non avendo nuove considerazioni da fare.

E per la Sicurezza lo stesso.

Come ho detto al Convegno l’idea di fare questo convegno è nata quando proprio il giorno in cui organizzammo il convegno sulla Sanità i ladri mi svaligiarono la casa. Ma poi si decise di farlo a marzo perchè fui colpito dal clamore dei cittadini intorno al caso di Alem Saidy, il ragazzo picchiato un mese fa.

Quando pubblicai l’articolo sulla sicurezza e sul pestaggio del ragazzo afgano su questo sito avemmo migliaia di lettori, anche 7000 in un giorno. Questo era un segnale che la gente aveva paura e che la microcriminalità era imperante anche a Sa Donà.

D’altra parte nessun segnale veniva dalla Amministrazione.

Quante volte abbiamo parlato elle piste ciclopedonali ? Quante volte il Consigliere Fingolo delal Lista Civica Noi per San Donà ha chiesto un cosiglio straordinario sulla sicurezza  o quante volte ha portato alla attenzione del consiglio con interrogazioni e con mozione sulla pericolosità delle pieste ciclopedonali ?

Dalla Amministrazione non è arrivato nessun passo

Io sono amico di Leo Oliviero. E’ un medico e lo sento spesso. Da un punto politico ci sentiamo. Non come esponente partitico ma politico.  Sulla sicurezza la pensa come me . Ma deve stare al governo e nemmeno lui che ha sempre tuonato nella passata amministrazione su come far funzionare  la legge ha fatto qualcosa

Non è lui l’Assessore alla Sicurezza ?

Non era lui a dovere intervenire ?

Non era lui dovere  fare un convegno pubblico  per dire cosa era bene fare e sentire i problemi e vedere assieme alle forze dell’ordine e assieme ai magistrati cosa si poteva fare  e cosa consigliare ai cittadini ?

Quante volte ho detto anche a Leo Oliviero che non costava tanto mettere uno specchio  all’angolo dell’Ospedale nella curva della Pista Ciclopedonale vicino al laboratorio analisi  dove sempre avvengano piccoli incidenti ?

Fatto qualche cosa ?

E allora se i politici non fanno nulla noi abbiamo cercato di fare qualcosa.

Senza i politici

Va bene che vengano che sentano  che portino i il saluto della Amministrazione, che promettano di fare qualche cosa.

Cosa che hanno fatto

Ma dire come ha fatto Leo Oliviero che il Sindaco doveva essere Relatore e non ospite, che il convegno era politico e che la presentatrice era politica  eccc…. mi pare proprio non aver capito quello che facciamo

Dovevamo noi de ” IL PONTE” organizzare il convegno per conto della Amministrazione ?

Sarebbe stato bello che LEO OLIVIERIO lo avesse organizzato lui il convegno per dimostrare ai cittadini di San Donà che la Amministrazione di cui fa parte sta pensando alla sicurezza dei suoi cittadini. Ma lo ha fatto ?

Eppure Leo Oliviero era avvisato fin dall’inizio di cosa volevamo fare.

Anzi avevo chiesto a lui che era amico del Comandante dei Carabinieri di intercedere perché ci ricevesse e venisse nostro relatore !

Non so se lo ha fatto o se ha cercato di non farlo,partecipare.

Infatti 15 giorni prima del Convegno avevamo un appuntamento con il Comandante dei Carabinieri  io e la presentatrice Ribon). Era un lunedì alle 12. Sistemai la scaletta della Sala Operatoria e andai alla sede dei Carabinieri. Quando  ero li telefonai alla Ribon e lei mi disse che il Comandante era dovuto assentarsi e non ci poteva ricever. Ma io ero lì e il piantone mi aveva detto che il Comandante era al piano  di sopra. Quindi il Comandante non voleva riceversi. Leo Oliviero mi disse che il Comandante ci avrebbe ricevuto un altro giorno e che sarebbe venuto al Convegno se non era legato ai partiti . Come non lo era .

Ci venne comunicato due giorni prima del Convegno che il Comandante non poteva venire in quanto era presenta ad un convegno simile a Musile . Ma se sapeva di essere a Musile lo stesso giorno non lo poteva dire subito.

Di tutto questo Leo Oliviero era a conoscenza da colloqui con me telefonici

E adesso viene a dire che il Convegno doveva essere gestito maniera maniera diversa e condotto da relatori politici ?

Forse Leo Oliviero è troppo poco da San Donà di Piave e non conosce la storia del Il Ponte !

Da un punto di vista politico ma solo personalmente mi sono presentato tre volte alle elezioni amministrative sempre con liste civiche da me coonfondate . Eletto due volte ho collaborato con amministrazione di sinistra e con amministrazione di sinistra

Ma come Il Ponte siamo apartitici

Da sempre

Tutte le manifestazioni e i progetti che ho portato avanti in questi anni sono stati di beneficenza o di attualità sociosanitaria o sociali. La maggior parte non hanno avuto visibilità ma sono stati messi sul sito de Il Ponte. Il mio nome non appare mai se non come relatore in quanto Presidente del Movimento Il Ponte, porto la opinione di noi membri del Movimento

Mi spiace proprio dover leggere critiche da un medico che sa come lavoro personalmente e come agisco nel sociale.

Seguirà in un altro articolo i commenti sul convegno per fare capire a tutti cosa ne è venuto fuori .

 

 

 

 

 

 

 

 

Ospedale unico: Un problema senza fine mentre tutti litigano

 

 

 

 

 

 

 

Ospedale unico ? No grazie ! sembrano dire oramai molti. Si moltiplicano le riunioni di addetti ai lavori, di sindaci, di medici, di associazioni  che dicono la loro opiniobe. Vi sono ora comitati che cercano di fare marcia indietro alla decisione della Giunta Regionale.

Noi de ” Il Ponte ” avevamo fatto un convegno in ottobre l’anno scorso con rappresentanti dei vertici della Sanità Regionale e della ASL e ci venne spiegato che l’Ospedale Unico era la sola possibilità attuale per portare una eccellenza nella nostra Sanità locale.

Si era spiegato che i costi per mettere al passo i vecchi Ospedali era troppo alto, che la sanità moderna andava verso questa direzione, che i soldi erano stati trovati…..

Si dise anche che entro 5 anni l’Ospedale Unico sarebbe stato pronto  . IO ero scettico tanto che finii gli intervento del convegno dando appuntamento a tutti fra 5 anni e vedere chi aveva ragione : loro o io che pensavo che tutto poteva avvenire fra 10 anni.

Dissi fra 10 anni pensando a tanti problemi ma poiché nessuno in quel convegno criticò, a parte uno del pubblico, le schede ospedaliere che andavano incontro all’Ospedale Unico e facevano un percorso in attesa di tale Ospedale, diedi per buono che l’Ospedale UNICO  SI SAREBBE FATTO.

Era presente anche il Sindaco di San Donà che diede l’OK alle schede regionali. Lo stesso Sindaco che il percorso fosse fatto entro determinai termini e che non si lasciasse sguarnita la popolazione nei servizi fino ai prossimi 5 anni.

Lo stesso Vicesindaco di San Donà che è un medico era d’accordo nel progetto

Jesolo aveva accettato la sua conversione in un Ospedale unico con indirizzo riabilitativo e di lungodegenza che poteva far pensare a pacchetti per i turisti e ad incentivare il turismo.

Ma poi sono cominciate i litigi per la sede. Tutti volevano un Ospedale sotto casa , più vicino alla propria casa e ora tutti volevano l’Ospedale Unico a casa loro. Bene Ospedale Unico ma a San Donà o a Portogruaro. Sono cominciate le polemiche. Si disse : bene lasciamo che siano i tecnici della regione a decidere la sede. Ma alla fine anche questa soluzione non andava bene.

Il consigliere Trevisiol di Musile ha dichiarato , almeno letto sui giornali, che l’Ospedale Unico doveva essere fatto a Caposile  e che doveva essere lasciato l’Ospedale di Portogruaro.

Sono intervenuti il Dr Merli ex Sindaco e Ex Presidente della Conferenza dei Sindaci per la Sanità

E poi sembra che ora tutti facciano un passo indietro.

Oggi si legge un documento del Pd ufficiale  che prende posizione e vuole mettere in discussione tutto e sostanzialmente tronare a prima delle schede.

Poichè è un documento ufficiale  lo riporto integralmente senza commenti e lascio a tutti i commenti

 

l Direttivo di Circolo del PD di San Donà ha approvato ieri sera all’unanimità un documento in cui sintetizza la propria posizione sulla situazione e sulle prospettive della sanità nel Veneto Orientale.
Preciso ed insisto: il PD parla di sistema sociosanitario; il tema è il diritto alla salute, il servizio ai cittadini.
È visibile dal testo che il PD sandonatese ha idee e proposte su ogni aspetto della programmazione sociosanitaria e quindi siamo pronti e disponibili al confronto su ogni proposta; purché sia una proposta e non una iniziativa di propaganda: rifiutiamo in partenza l’idea caricaturale che parlare di sanità nel Veneto Orientale si riduca a parlare di un fantomatico “ospedale unico” senza nemmeno spiegare cosa sia.
Un baratto tra la sanità oggi e la gallina domani è inaccettabile. All’incontro con la Conferenza dei sindaci venerdì scorso, la Regione ha incredibilmente proposto uno “scambio” tra il sì incondizionato all’ “ospedale unico” – di cui si rifiuta comunque di precisare ogni dettaglio! – e la sospensione dell’applicazione delle schede sanitarie. Dove stia il collegamento tra le due cose risulta incomprensibile, a meno che le schede sanitarie non siano già state pensate come pistola puntata per portare a casa la grande opera.
Noi chiediamo la immediata sospensione delle schede sanitarie perché configurano un disastroso degrado del servizio sanitario nel territorio e in particolare lo smantellamento del presidio ospedaliero di San Donà; chiediamo impegni precisi (modi, tempi, fondi) sulla rete di servizi territoriali; chiediamo che sia allineata agi standard la spesa per l’AULSS n. 10, che risulta invece inspiegabilmente sotto finanziata rispetto a molte altre realtà regionali. Pensiamo che sia necessaria una mobilitazione delle istituzioni e della cittadinanza tutta e faremo la nostra parte perché ogni decisione sia frutto di un aperto confronto con il territorio e non calata dall’alto.

ed ecco il DOCUMENTO DEL PD

 

LA POLITICA SANITARIA NEL VENETO ORIENTALE E LA PROGRAMMAZIONE OSPEDALIERA

Il programma di mandato del Sindaco Cereser

Il Programma di mandato del Sindaco Cereser, nel capitolo denominato “per la salute”, evidenzia, tra gli altri, alcuni punti fondamentali come:

- “svolgere un ruolo attivo e autorevole all’interno della Conferenza dei Sindaci della Sanità, difendendo il diritto ad una buona sanità per tutti i cittadini”;

- “valorizzare e migliorare i servizi territoriali (sanitari e socio-sanitari), favorendo l’aggregazione dei medici di base”;

- ”riorganizzare la rete delle Case di Riposo e potenziare i servizi diurni dei Centri Servizi”;

- “puntare ad un unico Ospedale di territorio con tre poli operativi (San Donà, Portogruaro, Jesolo) migliorando la qualità dei servizi e tutelando le eccellenze già presenti”;

- “migliorare l’efficienza dei servizi sanitari inserendo nella loro rete i servizi di trasporto pubblico, le associazioni di volontariato, il Tribunale dei Diritti del Malato, la rete delle comunicazioni”.

Le motivazioni che muovono questi obiettivi, che hanno ottenuto l’approvazione dei cittadini nell’ultima tornata elettorale, trovano il loro fondamento nei valori che il PD intende mettere al centro della propria agenda politica per il nostro comune, primo fra tutti il diritto alla salute, così come sancito dall’art. 32 della Carta Costituzionale.

Per noi risultano fondamentali:

1 – la centralità della persona e il suo diritto alla salute ed alla qualità di vita, in particolare se fragile e malata;

2 – l’attenzione all’efficienza dei servizi dove gli aspetti economici, intesi come una delle risorse di sistema, non sono la finalità ma uno strumento, da usare bene, per raggiungere gli obiettivi di salute che la comunità si prefigge;

3 – una visione globale dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali, che insieme formano una rete integrata in grado di garantire il diritto alla salute sin dal domicilio, con i servizi semiresidenziali e residenziali, con le strutture intermedie ed infine, quando necessario, con le strutture ospedaliere le quali assumono solo una delle possibili risposte ai bisogni di salute.

Per quanto finora detto, quando si parla di politica socio sanitaria, non ha alcun senso concentrare l’attenzione solo sul tema ospedaliero, ma dobbiamo partire dai bisogni delle persone per la costruzione di un disegno complessivo, che comprende il servizio ospedaliero, in grado di rispondere alle legittime aspettative di una società post industriale che si definisce ai massimi livelli nazionali ed europei in tema di diritto alla salute.

Partire dalla rete dei servizi sul territorio.

Indipendentemente dalla soluzione che si vuole dare al tema della riorganizzazione ospedaliera (ospedali in rete od ospedale unico, servizio pubblico e servizio privato, in concorrenza o complementari, ecc.), resta del tutto da risolvere il problema dei servizi territoriali, sia sul versante della progettazione che, ancor più importante, della loro realizzazione. Si tratta, come noto, di dotare i distretti socio sanitari degli strumenti e delle    risorse utili per la costruzione di una rete di servizi, che ha il proprio fulcro sui medici di medicina generale e sui pediatri di libera scelta, organizzati e integrati con i servizi necessari – hospice, ospedali di comunità, RSA, unità riabilitative territoriali, centri diurni, ADI, ecc. – per garantire un sistema di cure vicino alle persone ed alle loro famiglie, per evitare ricoveri impropri negli ospedali, per garantire l’assistenza e la cura post- ospedaliera.

Il potenziamento dei servizi territoriali potrà così avere, inoltre, un importante ruolo nella prevenzione, obiettivo raggiungibile solo attraverso una diffusa e diversa cultura della salute.

Una rete dei servizi così intesa permetterebbe agli ospedali di concentrarsi, in linea con la propria mission, solo sui problemi acuti, mentre il percorso per le persone in condizione di fragilità – ad esempio in dimissioni protette – o di cronicità, potrebbero trovare soluzione negli altri servizi integrati della rete territoriale.

Per realizzare tutto questo è necessaria una politica di sviluppo con adeguati finanziamenti per l’apertura, da subito, dei nuovi servizi territoriali mancanti o insufficienti.

Contrariamente a quanto fin qui auspicato, da oltre un anno a questa parte assistiamo ad una riorganizzazione che va esattamente nella direzione opposta, a partire dalla riduzione dei servizi territoriali e dall’incomprensibile riduzione da due distretti socio sanitari ad uno solo, coincidente con tutta l’ULSS 10.

L’ospedale unico è veramente la scelta migliore e più conveniente ?

Da alcuni anni, ma recentemente in modo più frequente, all’interno dell’ULSS 10 si sta sostenendo l’opportunità di passare da un modello di strutture ospedaliere policentrico all’idea dell’ospedale unico.

Questa affermazione, sostenuta dalla direzione generale dell’ULSS 10, non è mai stata accompagnata da un preliminare di massima, non è stato detto con certezza quanto costerà (si è sentito dire 100, 150, 170 milioni di €… chi offre di più?), non è stato detto in che modo i cittadini, attraverso le tasse, dovranno pagarlo, non è stata presentata alcuna seria analisi circa i costi di gestione, né una seria analisi circa i costi sociali di una simile iniziativa.

Ad incrementare la confusione e la demagogia contribuisce il fatto che quando viene sbandierata l’ipotesi dell’ospedale unico sembra ne debba esistere, per l’appunto, uno solo. Ma non è così. L’ospedale unico, infatti, non sostituirebbe tutti e 4 gli ospedali esistenti, ma solo due, perché l’ospedale ad indirizzo monospecialistico riabilitativo di Jesolo continuerebbe ad esistere, così come la Casa di Cura privata Rizzola. La riduzione sarebbe dagli attuali 4 a 3, da realizzarsi, come sopra ricordato, non si sa quando, dove, con che soldi… e soprattutto perché.

Ed a proposito di soldi, sul piano della convenienza economica, sono viceversa molte le esperienze Venete che mantenendo due presidi ospedalieri di rete territorialmente vicini, dimostrano l’esatto contrario di quanto affermato dai sostenitori dell’ospedale unico: è il caso di Dolo e Mirano, di Conegliano e Vittorio Veneto, di Castelfranco e Montebelluna, di Cittadella e Camposampiero. In tutti questi casi, come in innumerevoli altri nel Veneto ed in Italia, con due presidi ospedalieri, con adeguate specialità e con posti letto in linea con i parametri regionali, queste ULSS hanno ottimi servizi e conti in ordine. Posta in questi termini, eventuali risultati negativi sembrano più un problema gestionale che di modello.

Ma quando si parla di costi, dobbiamo pensare che non si tratta solo di quelli economici, ma anche di quelli sociali. Con una conformazione geografica come quella dell’ULSS 10, un solo ospedale, ancorché centrale, obbligherebbe la stragrande maggioranza dei cittadini a sobbarcarsi distanze e tempi di percorrenza inaccettabili e non convenienti, considerato anche il sistema viario e di trasporti pubblici esistente. Un ulteriore buon motivo per andare a trovare le risposte in altre ULSS incrementando ulteriormente le “fughe” verso l’esterno. L’impressione è dunque che l’ospedale unico possa essere un modo per tenere occupata la classe politica e l’opinione pubblica, utile per spostare l’attenzione dall’operazione in corso, sottotraccia, di smantellamento dei servizi esistenti. Così facendo, alla naturale denuncia dei disservizi verrà risposto, in modo demagogico, che è un problema di risorse e che l’unica soluzione è l’ospedale unico.

Qualche considerazione va fatta anche sui ruoli e le funzioni fin qui esercitate: per quanto attiene la questione politica della programmazione sanitaria, riteniamo che la questione debba essere trattata in sede politica, ovvero con il Presidente della Regione Veneto, con l’Assessore alle politiche sanitarie, con la conferenza dei Sindaci.

L’apparato tecnico dell’ULSS 10, con particolare riferimento alla direzione generale, riteniamo debba concentrarsi sugli aspetti che le sono propri, ovvero sulla gestione, sull’aumento della qualità dei servizi, sulla diminuzione delle c.d. “fughe”. In questo campo riteniamo che l’equilibrio di bilancio a cui la direzione generale naturalmente tende, debba essere ottenuto non abbattendo la spesa tagliando i servizi, come si sta facendo in questo periodo, ma aumentando le entrate migliorando ed integrando i servizi stessi, sviluppando una maggiore attrazione e una maggiore fiducia da parte dei cittadini nei confronti dell’ULSS 10.

Le schede di dotazione ospedaliera decise dalla Regione non sono accettabili

Le schede regionali riferite all’ULSS 10 parlano chiaro: S.Donà: – 18 posti letto Portogruaro: -18 posti letto Jesolo: -11 posti letto

Casa di Cura Rizzola: + 11 posti letto! In tutto il settore pubblico si taglia, nel privato si potenzia. A nostro avviso, non solo non si deve tagliare, ma si deve integrare la dotazione di

posti letto esistente con quello prevista dai parametri regionali (3,5 posti letto per mille abitanti, di cui lo 0,5 per mille per la riabilitazione, oltre ad 1,2 posti letto per mille abitanti con età>42 anni in strutture di ricovero intermedio).

Per quanto attiene alle scelte organizzative, una lettura ancorché macroscopica delle schede di dotazione ospedaliera 2012-2016 mostra un’idea che la Regione Veneto ha della salute dei cittadini del Veneto Orientale alla quale noi ci opponiamo in modo chiaro e determinato.

La scelta di accorpare tutte le funzioni mediche a S. Donà e tutte le funzioni chirurgiche a Portogruaro, produrrà, se realizzato, un vero e proprio disastro, con pazienti che trovano solo risposte parziali, spesso in trasferimento dall’uno all’altra sede o, addirittura, all’esterno dell’ULSS 10. Questa soluzione è del tutto inaccettabile e drammatica in particolare per i cittadini di San Donà e dei comuni limitrofi in quanto ne verrebbero fortemente svantaggiati.

Dal nostro punto di vista, il sistema sanitario del Veneto Orientale deve vedere un presidio ospedaliero unico di rete con due sedi, S. Donà e Portogruaro, dove in entrambi i casi dovranno essere presenti i servizi di base (tra cui, ovviamente, la chirurgia). Le specialità, viceversa, dovranno trovare una razionalizzazione, evitando doppioni. Jesolo dovrà continuare a sviluppare l’importante indirizzo riabilitativo (Sull’esempio di Motta di Livenza) affiancato da un efficiente Pronto Soccorso. A questo proposito, non si condivide lo spostamento del Primariato di Pronto Soccorso a Jesolo in quanto non sostenuto dalla realtà dei dati: nel 2012 l’attività di Pronto Soccorso di S. Donà è stata quantitativamente il doppio rispetto a quella di Jesolo.

La Casa di Cura Rizzola

Le scelte contenute nelle schede ospedaliere proposte dalla Regione e la proposta di  riorganizzazione appena accennata, vanno chiaramente a scapito del sempre più depauperato ospedale di S. Donà (a cui, ricordiamo, la Regione vuole togliere la chirurgia). Nella Casa di Cura, viceversa, la compresenza dell’area medica e di quella chirurgica, magari supportata dal richiamo di qualche nome di rilievo, aggraveranno ancora di più lo  squilibrio esistente. La proposta della Conferenza dei Sindaci di individuare per la Casa di Cura Rizzola  una funzione accessoria e complementare al sistema dei servizi socio-sanitari dell’ULSS e di convertirla a struttura intermedia, collocando in quella sede la filiera dell’anziano, lungodegenze, dismissioni post-ospedaliere, è quella che facciamo nostra.

Non solo NO

Al fine di evitare possibili equivoci, la posizione espressa dal PD di San Donà si sostanzia su questioni di metodo e di merito. Ciò non coincide con un rifiuto aprioristico al confronto.

Per quanto attiene al metodo, invitiamo la Regione del Veneto ad avanzare le proprie proposte non attraverso comunicati stampa o slogan generici (ad es. quello dell’ospedale unico), ma in modo più dettagliato, analitico, approfondito, corredato da studi e dettagli di tipo gestionale, sociale, ambientale, in modo tale da consentire ai cittadini, che abitano in questo territorio, di conoscere e partecipare allo sviluppo della problematica.

Sul piano del merito già molto è stato detto e la posizione è ben delineata nel programma di mandato del Sindaco Cereser. Tuttavia, qualora la Regione intendesse andare comunque avanti nei propri intenti, evidenziamo fin d’ora che i problemi riguardanti la consistenza della rete dei servizi territoriali, il reperimento del finanziamento pubblico dell’opera (per evitare gli errori dell’ospedale dell’Angelo che i cittadini stanno pagando con le loro tasse) e la scelta di un’area – compatibile sul piano ambientale, baricentrica rispetto alla densità della popolazione e completa sul piano delle infrastrutture – sono presupposti imprescindibili ad ogni tipo di sviluppo.

Per quanto riguarda infine gli obiettivi a breve termine, si ribadisce che il PD chiede l’immediata sospensione dell’applicazione delle schede ospedaliere ed esprime la propria ferma opposizione alla ristrutturazione ospedaliera del presidio di San Donà come previsto dalle schede stesse reclamandone, in ogni caso, il potenziamento dei servizi sino agli standard previsti, per garantire, qui, ora e sino alla realizzazione concreta di eventuali alternative, la salute dei cittadini di San Donà e dei comuni limitrofi.

Partito Democratico – Circolo di San Donà 12 febbraio 2014

Unico commento è come saltano fuori gli 11 letti in più alla Casa di Cura quando rimangono secondo le schede 103. Unico dato ma non si deve fare confusione sono gli eventuali di posti per gente che viene in casa di Cura da Fuori Regione. Nessun costo per la Regione ma solo Gente che viene portando soldi e viene attratta da una struttura che funziona

 

Noi ci chiediamo allora perchè il Sindaco era d’accordo . Perchè la Conferenza dei Sindaci alla unanimità era d’accordo  e perché il Sindaco Cereser che era  ed è Presidente della Conferenza dei sindaci non ha posto la questione prima.

Il clima si fa rovente

Noi stiamo preparando un Talk show sull’argomento ma certamente se si torna a polemizzare e a volre un Ospedale sotto casa e tutti eguali si rimane fermi e perdiamo un treno.

Si può modificare il piano e fare Ospedali differenziati che non facciano tutti le stesse cose. ma….

 

 

 

 

 

 

 

La sicurezza a San Donà di Piave: cosa dicono i cittadini e cosa fanno

 

 

 

 

 

 

 

L’articolo che abbiamo pubblicato l’altro ieri dopo il pestaggio che ha coinvolto il giovane Alem Saidy che dimostra l’ennesimo di caso di mancanza di sicurezza per i cittadini a San Donà di Piave il problema della sicurezza è esploso. Prima se ne parlava ma ora è sulla bocca di tutti. Tutti ne parlano. Tutti fanno commenti. Tutti danno consigli, Tutti propongono soluzioni.

Sembra che la sicurezza sia il primo problema di tutti i cittadini…ma forse lo è.

Recentemente ci siamo occupati dei furti nelle abitazioni che continuano come se nulla fosse. I carabinieri , quando sono stato svaligiato tre mesi fa,  mi hanno detto che si sentono impotenti in quanto se vengono presi , dopo una notte, tornano subito in libertà.

Attualmente non abbiamo certezza di nulla. Non abbiamo certezza che i ladri o chi è uso alla criminalità più o meno organizzata  possano essere presi dalle forse dell’ordine. Non abbiamo certezza che anche i nostri cittadini non passino alla omertà come se fossimo al Sud. Non abbiamo certezza che la giustizia faccia il suo corso e non abbiamo certezza della pena.

La aggressione ad un ragazzo afgano ma ora cittadino italiano e con residenza a San Donà di Piave e che ho conosciuto di persona ed ho potuto valutare la sua bontà e il suo stile di vita ha rimesso in moto il problema. Anche perchè la aggressione di cui si parla non si è trattato  di un regolamento di conti come qualche giornale ha fatto balenare solo perchè in passato il ragazzo aveva difeso degli altri ragazzi vittime di soprusi. .  No non si tratta di contrasti fra clandestini, di extracomunitari. Qui si tratta di una aggressione come succedono spesso in Italia, magari nelle grandi città, e specie al Sud  ma ora  è successo a San Donà

La storia di Alem Saidy  un ragazzino cresciuto nell’Afghanistan  e fuggito dalla guerra e arrivato dopo mille peripezie in Italia e inserito a San Donà grazie anche alla adozione di una famiglia dedita al volontariato , la sua avventura,. il suo pestaggio, il suo ricovero in Ospedale, la foto della sua faccia tumefatta, ha fatto il giro dei giornali, di tutte le famiglie ed è sulla bocca di tutti . Alem l’anno scorso lavorava alla 3B e per aver difeso degli operai di colore dagli abusi e prepotenze di un albanese è stato licenziato!Ha lavorato con rara capacità per quattro anni in un’industria del trevigiano ed attualmente lavora in uno scatolificio, con piena soddisfazione dei suoi datori di lavoro.  Si è pensato che il pestaggio fosse una ritorsione o una vendetta delle persone contrastate da Alem anni prima.

Ma quello che tutti pensano, quello che è al centro dei discorsi è la sicurezza di tutti noi.

La faccia martoriata del ragazzo passa in secondo piano ; il ragazzo torna  sorride ancora come ha imparato a sorridere vivendo nella nostra San Donà in mezzo a persone amiche e in una famiglia che lo vive come un figlio e per lui la vita ricomincia ma per tutti noi rimane la paura che questi fatti si possano ripetere

Quando sono tornato a casa ed ho trovato la casa svaligiata sono rimasto male ma poi tutto è passato ed tutto, ho detto, ricomincia come prima . Ma ….la paura è rimasta di nuovi furti anche perché i furti nelle abitazioni continuano. Ogni giorno. Non solo a San Donà certamente ma noi parliamo del nostro territorio. San Donà non è più la stessa.

Ieri pomeriggio facendo le visite ai pazienti tutti e dico tutti mi hanno parlato dell’episodio e tutti hanno espresso la loro insicurezza a stare a casa e a camminare per le strade specie di sera,

Una persona di cinquanta anni mi ha detto: Io sono di San Donà di Piave, come la mia famiglia, ma io ora non riconosco più San Donà. Non era così una volta. Ora ho paura a passeggiare la sera. Andare a prendere un gelato alla sera diventa un problema. Si ha paura se la strada è poco illuminata; si ha paura a tornare a casa pensando che ci possano essere stati i ladri. E poi a casa si chiude bene tutto. Si mette l’allarme, si ha paura però di ogni rumore.

I commenti che ho ricevuto sono stati molteplici. I lettori che hanno letto l’articolo su questo sito sono stati circa 7.000. Numero enorme rispetto al solito  e questo vuole dire che l’argomento sicurezza è importante. Molti mi hanno scritto, Molti hanno lasciato un messaggio su FB.

Molti hanno dato consigli e suggeriementi

I suggerimenti si riassumo però tutti o quasi con

Telecamere diffuse e funzionanti e visione della regtrazione

Pena certa  con rinforzo delle forse dell’ordine.

“Bisogna fare di più per tutelare i cittadini”, ha dichiarato il vicesindaco di San Donà e assessore alla polizia locale, Oliviero Leo, dopo la violenta aggressione subita dal 21enne Alem Saidy.

Riporto quanto scritto da PiaveTV

“In questi ultimi giorni, ci sono stati tre episodi di rapine subite in altrettanti supermercati della catena Alì e non ultimo un tentativo di furto a danno di una giovane coppia residente a Mussetta, in zona piscine. Due ladri, sembra di giovane età, hanno tentato di introdursi nell’appartamento della giovane coppia, nella tarda serata di domenica scorsa. Vedendo le luci spente e il balcone aperto, hanno probabilmente pensato che in casa non ci fosse nessuno, si sono arrampicati lungo i tubi del gas e hanno scassinato la porta-finestra entrando in casa. La coppia di malcapitati che stava riposando, si è svegliata di soprassalto ritrovandosi faccia a faccia con i ladri, che vedendosi scoperti si sono dati alla fuga. Un terzo complice infatti li aspettava in macchina.

Il tentativo di furto è stato denunciato subito alla polizia che ha rimandato i giovani ai Carabinieri della zona.

Le solite generalità e un giro della pattuglia nella zona, altro non è stato fatto e poco altro si potrà fare. E’ proprio questa mancanza o impossibilità di intervento che rende ancor più insicuri e spaventati i cittadini.”

Ecco questo è il problema che tutti i cittadini che ho sentito hanno lamentato

Non si fa nulla

Le forse dell’ordine sono poche, non hanno mezzi, la criminalità aumenta, la omertà cresce, e cresce proprio perchè i cittadini sanno che possono essere loro stessi colpiti dalla vendetta  di chi li ha offesi, o derubatiu. Non si sentono protetti ed hanno paura e allora subentra la omerta

Quello che tutti chiedono allora è la presenza di telecamere diffuse ma funzionati. Molti cittadini hanno scritot che spesso non funzionano. E poi chi guarda la immagini; chi guarda le immagini registrate ?

Credo nessuno e poi. quando vengono guardate tutto finisce lì.

Quindi i cittadini vogliono che le forse dell’ordine siano presenti ma che abbino i mezzi fisici e la il potere di intervenire e che se riescono ad acciuffare i delinquenti questi siano tenuti e sorvegliati fino al giudizio e poi che segua la pena giusta  . E non che vengano messi in libertà subito per motivi vari che spesso sono solo burocratici

Nessuno ha paura se camminando viene ripreso dalle telecamere. Se non ha nulla da temere non deve avere paura di essere ripreso.

Io credo che noi del Il Ponte organizzeremo presto un convegno sulla sicurezza per dare suggerimenti, per ascoltare i cittadini e per costringere i nostri amministratori ad agire. Tutti volgiono ritrovare la San Donà di una volta  quando si poteva dormire con le finestre aprte e si camminava tranquilli di sera

Chi ha suggerimenti ci scriva e te terremo conto.

Metto qui sotto due frammenti del video dei ladri che svaligiarono la mia casa  e che sara disponibile quando faremo un convegno sulla sicurezza

 

 

 

Opinioni sull’Ospedale Unico gentilmente tratte da PIAVE TV…la nostra Televisione

 

 

Per dimostrare quanto l’interesse sull’Ospedale Unico sia in aumento vi propongo alcune notizie che la redazione di Piave TV di cui sono direttore scientifico ha riportato in queste prime settimane di gennaio. Sono solo alcune e tralascio quelle che sono apparse sui giuornali come sul Gazzettino e la Nuova Venezia.

Noi siano apartitici e non parteggiamo per nessuna forza politica e quindi non abbiamo interessi e non abbiamo nemmeno il fine dei giornali di pubblicare notizie che attirino la gente e poi…dico e non dicono..

Noi abbiamo le nostre idee indipendenti ma sono idee motivate dal fatto che il sottoscritto è medico e da 43 anni lavora come medico chirurgo e come medico lavora nel nostro territorio da 34 anni e si è sempre occupato degli aspetti socio sanitari a vantaggio solo della popolazione . Sono passato dalla Sanità Pubblica alla quella Privata ma come tutti sanno lavoro come lavoravo nel pubblico. Nessuno troverà appartamenti di qua o di la o conti in banche fuori di San Donà. Il mio lavoro è sempre stato di medico che pensa di fare quello che mi è stato insegnato da mio padre ( medico di campagna) ma che tutt’ora è amato e ricordato per il suo impegno.

Riporto qui quindi alcune notizie riportate dalle NEWS di Piave TV e lascia a voi i commenti

 

1) Una nuova proposta da parte dell’assessore Luigi Trevisiol per quel che riguarda la creazione dell’ospedale unico che mette ancora tutti in disaccordo.

L’assessore propone sì una nuova struttura, localizzata però a Caposile, in cui fondere insieme l’ospedale di San Donà e Jesolo, lasciando così a Portogruaro il proprio ospedale per evitare l’esodo dei pazienti verso il vicino Friuli.

 

COMMENTO: credo che l’Ass Trevisiol non abbia capito che non ci sarebbero risparmi e non si punterebbe alla eccellenza e sostanzialmente tutto rimarrebbe eguale perchè Jesolo ha bisogno particolari e devono essere soddisfatti in sede; mentre per gli altri bisogni si può benissimo andare a San Donà o a Portogruaro o in un Ospedale Unico.

La fuga verso il Friuli poi lo abbiamo già spiegato si attua solo con dei reparti in cui vi sia l’eccellenza almeno per alcune specialità; non è la posizione ma l’eccellenza o il buon o ottimo funzionamento dei reparti con i loro medici e i loro  infermieri

 

2)  La questione dell’ospedale unico è oramai un tema che fa discutere in molti, dagli addetti del mestiere, ai sindaci, alla Regione.

L’ultimo ad essersi espresso è l’assessore noventano Loris Merli, ex presidente della conferenza dei sindaci sulla sanità.

Dopo tutti i pareri positivi, l’assessore si chiede il perché di tutte queste polemiche. La Regione ha infatti espresso l’intenzione di fornire le risorse, il direttore generale dell’Asl Bramezza e la conferenza dei sindaci sono favorevoli, i medici e il personale sostengono l’iniziativa.

Secondo Merli il Veneto Orientale non può permettersi di lasciarsi sfuggire una simile opportunità che fornirebbe una maggiore qualità all’assistenza sanitaria.

Inoltre, sostiene, ai sindaci spetta il solo compito di informare la cittadinanza sui vantaggi che deriveranno da un unico polo ospedaliero.

 

COMMENTO: il Dr Merli ha cambiato idea nei tempi e va bene ma deve spiegare come dare la miglior assistenza ai cittadini. La miglior assistenza non è in rapporto all’Ospedale Unico ma ad un Ospedale o a Ospedali che funzionano bene e che abbiamo dei poli di eccellenza. Questo è il problema. Con Il DR Merli sono sempre stato d’accordo e mi ricordo bene che lui era con me come Presidente della conferenza dei Sindaci  quando piu di 10 anni fa presentammo a 9 Consiglieri Regionali i miei progetti che lui appoggiava ma la politica non era pronta ad accettarli perché non si era accorta che i soldi stavano finendo

 

4) Un confronto per far chiarezza sull’ospedale unico di Portogruaro. I capigruppo consiliari del comune portogruarese chiede un confronto pubblico con il governatore Zaia per illustrare nei dettagli, di fronte ai cittadini, cosa si intende fare dei due poli ospedalieri di Portogruaro e San Donà.

Le schede attuali non favoriscono la creazione di un polo unico, che pregiudicherebbe la qualità dei servizi erogati. I due ospedali sono infatti costruiti su modelli di specializzazione ben distinti dal modello di polo unico che vorrebbe la Regione. Attuare un polo ospedaliero comune significherebbe abbassare gli standard qualitativi delle prestazioni mediche, e non porterebbe alcun miglioramento.

Unitamente a quest’invito, resta invece confermato il “patto sull’ospedale di Portogruaro”, un modello più efficace (secondo i capigruppo) di integrazione tra i poli ospedalieri.

 

COMMENTO: questo ragionamento mi pare molto contorto e ho fatica a capirlo e quindi anche a giudicarlo o a criticarlo. Lascio a tutti giudicare e criticare o essere d’accordo

 

5) Non sembra placarsi il dibattito politico sull’ospedale unico che vede contrapporsi da mesi sostenitori e non.
Il nuovo piano socio sanitario della regione del Veneto prevede un ospedale ogni 200 mila abitanti, quindi su questa base parte la proposta di un nuovo ospedale unico che andrà ad accorpare quelli di San Donà, Jesolo e Portogruaro.

Il primo a dichiararsi contrario è stato proprio il sindaco di Portogruaro, Bertoncello, che non curante delle accuse di campanilismo fatte da molti, continua a puntare i piedi e a dire no.

Ma la scena polica si è riscaldata in seguito alle ultime dichiarazioni fatte dal vicesindaco di San Donà Oliviero Leo, il quale si dichiara favorevole alla costruzione del nuovo nosocomio e invita il sindaco Andrea Cereser a prendere posizione. Pronta la risposta del Sindaco di San Donà di Piave che prende le distanze dalle dichiarazioni del suo vice pur condividendone le preoccupazioni, e rilancia, invece, concertazione e dialogo su un argomento così importante

 

COMMENTO: siamo abituati a scaramucce politiche o partitiche. Invece di fare politica si fa partitica e si gioca per i propri interessi e si bada a fare cose che portino voti alla prossime elezioni e poco ai vantaggio veri ci cittadini.

Ho riportato solo alcuni passi di articoli di questi giorni . Vediamo in un incontro che come Piave TV organizzeremo se riusciamo a sviscerare i problemi che i cittadini e gli operatori sanitari ci chiedono e come gli amministratori tecnici o politici sapranno rispondere

 

 

Museo della Bonifica. Il Prof Orlando ebbe l’idea ma poi bisogna farlo crescere….

La vicenda del Museo della Bonifica e del siluramento di Dino Casangrande sta facendo discutere. SE ne parla molto e non solo a San Donà. Gli articoli scritti su tale argomento sono letti da centinai e centinaia di persone anche dall’estero come Sud Africa, Isole Mauritius, australia e molti altri paesi. Si vede che Dino Casagrande era noto anche all’estero o a molti in altre nazioni interessa il nostro Museo della Bonifica.

Credevo che il caso fosse chiuso ma appare un articolo sulla Nuova Venezia che riaccende la polemica

Io conosco bene il Prof Orlando come tutti voi.

Sulla Nuova Venezia viene riportato che il Museo della Bonifica fu ideato da Massimiliano Orlando e non da Casagrande.

Giustissimo. Lo sanno tutti però. LO stesso Casagrande quando al Rotary del quale è Presidente tenne la conferenza sui 30 anni del Museo disse che l’idea era di Massimiliano Orando e che si impegno per la costruzione comprando o facendo comperare il terreno

Il Dott Orando non era presente alla serata in quanto le riunioni del Rotary non sono pubbliche ma private e si può essere presenti solo per invito come lo fu per l’Ass Chiara Polita invitata dallo stesso Casagrande. SE fosse stato presente avrebbe sentito a chi andavano i meriti dell’idea e della realizzazione . E sicuramente avrebbe preso la parola.

Dino Casagrande mi ha fatto pervenire una lettera che ha mandato alla Redazione della Nuova Venezia per puntualizzare la situazione e per non far credere che lui voleva prendersi il merito della iniziativa mentre sui si era solo adoperato per il suo sviluppo e per i progetti culturali negli anni seguenti

 

Riporto qui la lettera del Casagrande che può servire a molti per fare il punto sull’argomento

 

Gentile redazione

Ho letto una  lettera del dott. Massimiliano Orlando, pubblicata nella vostra edizione del  4 gennaio relativa al Museo della Bonifica. Nel considerare sua la primogenitura del museo, il dott. Orlando ha pienamente ragione e in questo senso, per non dar adito ad equivoci nel presentare una relazione in occasione del trentennale del museo, celebrata al Rotary club di San Donà, proprio chi scrive, Presidente pro-tempore del Club,  ha fatto espressamente il suo nome. Al dott. Orlando, infatti, dev’essere riconosciuto il merito di aver portato nella sua amministrazione l’idea del museo a San Donà, nonché quella di essersi successivamente battuto politicamente per realizzarlo, anche con l’acquisto dell’immobile dove attualmente si trova. Tutto questo per chiarire quanto avvenuto e che probabilmente se lui  fosse stato presente (purtroppo le comunicazioni diffuse non sono state riprese dalla stampa) avrebbe potuto apprenderlo dalla mia viva voce, in cui ho riferito che l’iniziativa partiva da lontano, e, come ho detto, citandolo espressamente nella relazione.   Ciò nonostante, come ben succede, i figli non sono tanto di chi li concepisce ma di chi li cresce.  Pertanto, nel nostro caso, non solo di chi ha l’idea ma anche di chi la porta avanti, la realizza e la vive fino in fondo. E così, sia pur riconoscendo doverosamente a ciascuno i meriti che ha,  dobbiamo anche considerare che rendere efficace e dare continuità ad una iniziativa talmente complessa come quella di tenere in vita e valorizzare un museo, si devono non solo avere le idee ma lavorare strenuamente per realizzarle, giorno dopo giorno, momento dopo momento, intessendo una fitta rete di rapporti con enti esterni, soprintendenze, regione, cittadini, associazioni ed anche interni alle stesse amministrazioni che possono a volte condividere, a volte ritenere la spesa per un museo superflua, e allora ridimensionare gli obiettivi e cercare di sopravvivere. Tutto questo per far ben comprendere che le idee sono buone  e soprattutto un’idea come questa lo è stata  e di importanza rilevante per la cultura, non solo  per la città e per l’intero territorio, ma è opportuno, però,  che si sappia che fu realizzata sotto l’amministrazione Pianon, Sindaco che sposò in pieno l’iniziativa e che fu organizzata ed avviata con il dr. Luigi Fassetta, un efficace organizzatore, un rotariano, e, se vogliamo, anche da chi scrive che collaborò con lui. Poi non è nemmeno immaginabile  tutto il lavoro che si è reso necessario per permettere che in seguito questa idea decollasse  e si affermasse. Quindi, giustamente,  a ciascuno il suo.

Dr. Dino Casagrande ex direttore del Museo

Dino Casagrande risponde al Gazzettino e fa le sue considerazioni

Ricevo proprio ora una lettera di Dino Casagrande sulla vicenda che purtroppo lo vede coinvolto

La lettera me la ha inviata in seguito all’ultimo articolo che ho scritto su questo sito

Una parte è la lettera che ha scritto a Cibin , autore dell’articolo sul Gazzettino. Era in effetti un articolo modesto, freddo, che non suscitava nulla. Era un articolo di cronaca e di giornalismo che va dentro la notizia.

Nella seconda parte Casagrande fa alcune considerazioni che io riporto integralmente anche se conosco bene la storia e potrei aggiungere particolari . Ma non voglio scendere nei particolari. Non sono qui a fare il difensore di Casagrande ma solo ribadire che non è il modo di estromettere una persona che ha dato tanto a San Donà e al Museo di Bonifica. Sicuramente senza di lui non sarebbe cosi.

Sapevo che vi erano problemi tra Casagrande e la Chiara Polita anche perché  lei stessa me lo aveva confermato due anni quando io ero  il Presidente Del Rotary Club.

Ma pensavo che si fosse appianato tanto è vero che nella riunione di 2 settimane prima del Rotatry in cui Casagrande teneva la relazione sui 30 anni del Museo della Bonifica, la stessa Polita era Ospite non del Club ma di Casagrande e Lei prese la parola ringraziando e portando i saluti del Sindaco Cereser.

Ecco quello che contesto è il modo

Ritengo ancora come mi è stato fatto notare da molte persone anche non della zona che l’Amministrazione doveva fare un brindisi di addio e fare i ringraziamenti pubblici

Spero che se la Sellan verrà allontanata la Amministrazione abbia capito come deve comportarsi e lo faccia con la Sellan.

La Sella fuma e io ho cercato di convincerla ; non ha mai agito sui divieti di fumo in pubblico e in presenza di bambini; ma ciò non toglie che ha lavorato per anni per il Comune

Proprio perchè io ne ho parlato Casagrande ha fatto un cenno anche alla Sellan ma il caso naturalmente è differente

 

Riporto ora la lettera che mi ha spedito Casagrande  togliendo solo gli appunti personali che non interessano nessuno e auguro a tutti che il prossimo anno la politica sia migliore e come dice Papa Francesco si usi sempre: scusi, grazie, permesso e si sopporti l’un l’altro

 

 

 

Carissimo Paolo,

ti ringrazio ancora e non finirò mai per quello che stai facendo per me.

La risposta dell’amministrazione è stata debolissima, proprio da

principianti. E  questa volontà di non ritornare sui loro passi (peraltro

prevista) questa assurda scelta, va contro la loro stessa logica ed è in

nettissima contraddizione con quanto affermano di voler allargare la

partecipazione. Ma come ? Escludendo. Assurdo e contraddittorio sotto ogni

punto di vista.

Io ho inviato una risposta a Cibin di questo tenore:

 

Caro Fabrizio,

ho letto lo scarno articolo. Dice molto poco, in effetti, non dice di tutti

coloro che mi sostengono e che nemmeno l’amministrazione è incappata in un

pessimo scivolone su questa vicenda. Quello che ci rimette non sono io, più o

meno me l’aspettavo, io esco a testa alta e non me la prendo più di tanto,

continuerò a svolgere il mio lavoro nel mio ambito culturale. Chi ci rimette

però è la cultura in senso generale, chi ci rimette è la considerazione che

quello che si fa poi viene distrutto da pochi che non sanno giudicare, chi ci

rimette è il senso di stima per un lavoro svolto con cura, chi ci rimette è la

considerazione per tutti coloro che nella società svolgono una attività di

volontariato, per coloro che danno senza chiedere, per coloro che hanno un

patrimonio di conoscenze personali, frutto di intensi studi e ricerche, che

mettono a disposizione della collettività e qualcuno pensa, solo perché ha un

potere di effimera durata,  di poter avere il diritto di chiudere una porta in

faccia. Io non mi sento un perdente per le tante espressioni stima e di affetto

che ho ricevuto e che sto ricevendo in questi giorni, mi sento un vincitore

perché capisco che la società più sensibile, nonostante tutto, ha ancora dei

sani valori di riconoscenza (non una riconoscenza di stampo “giudaico” [ errore

volevo dire farisaico..] .che ho letto nel suo articolo)  mentre per

superficialità,  per gioco politico, per semplice voglia di cambiamento nel

“nulla”, mancano alla nostra classe politica.

Cordialmente,

Dino Casagrande

 

Io credo che questa amministrazione non andrà lontano con questi sistemi,

anche la collega Sellan ha fatto la stessa fine… ma io ero fuori da tempo io

non avevo un incarico politico come lei io avevo un incarico tecnico e mi

reputo un tecnico che ha lavorato per la sua città, sono sempre rimasto lontano

dalla politica, ho collaborato con la sinistra e con la destra perché ritengo,

sia pur con i miei limiti, di aver svolto il mio lavoro seriamente non porto

distintivi o bandierine partitiche sul bavero della giacca, semmai il simbolo

del Rotary . …

Comunque ti lascio stare al tuo riposo perché tanto hai fatto per me in questi

giorni e sei veramente un amico.

A buon rendere !

Ciao ancora e …ancora tanti auguri a te e a Maria.

Dino